Grande miniera
di bentonite:
la Regione dice no

Rocce del Monte Bellocca, vulcano spento che domina la dorsale sinistra della Val d’Illasi
Rocce del Monte Bellocca, vulcano spento che domina la dorsale sinistra della Val d’Illasi
Rocce del Monte Bellocca, vulcano spento che domina la dorsale sinistra della Val d’Illasi
Rocce del Monte Bellocca, vulcano spento che domina la dorsale sinistra della Val d’Illasi

Dopo la comunicazione dello scorso novembre, dei motivi che impedivano di accogliere l’istanza della ditta La M. Mineraria di Castelfranco Veneto per una autorizzazione paesaggistica in merito a una concessione mineraria sul Monte Bellocca, la Commissione regionale per la valutazione di impatto ambientale (Via) ha espresso parere negativo all’accoglimento della domanda entrando anche nel merito delle osservazioni presentate dalla ditta tramite l’avvocato Paolo Mistruzzi, con studio legale in Austria a Steinfeld an der Drau.

La richiesta, fatta nel 2009, era di aprire una miniera di bentonite sul Monte Bellocca, un vulcano spento che domina la dorsale sinistra della Val d’Illasi e ricade nel Comune di Tregnago, ma l’escavazione avrebbe interessato anche il Comune di San Giovanni Ilarione perché il progetto ipotizzava la creazione di uno stabilimento minerario in Val d’Alpone per la selezione e prima lavorazione del materiale estratto. Entrambi i Comuni interessati e anche la Provincia avevano già espresso all’unanimità parere negativo.

Il progetto prevedeva di coprire un’area di 23 ettari (equivalenti a 28 campi da calcio), tutto attorno al monte, per una miniera a cielo aperto a gradoni con una pedata (cioè la superficie di piano di scavo) di 6 metri è un’alzata (la distanza verticale fra due pedate) di 7 metri, con inclinazione di 70 gradi. Per arrivare allo strato di bentonite occorreva scavare una montagna intera, tutto intorno, di basalto che vale oro in vista della futura massicciata per il tracciato dell’alta velocità, creare un fronte di scavo a gradoni in cinque lotti, con un salto da 264 a 519 metri di livello, cioè un dislivello di 255 metri che avrebbe lasciato indenne solo gli ultimi cinque metri della sommità del monte.

La Bellocca è un vulcano che fu attivo nell’era Terziaria (fra 54 e 6,5 milioni di anni fa) di cui è rimasto il cono franato di 830 metri di altezza e quasi altrettanti di diametro, ricco di affioramenti basaltici, che offre al visitatore la visione di un’immensa scarpata di detriti, simile a una bolgia dantesca, senza vegetazione, visibile anche dal fondovalle e corrispondente alla dimensione dell’antico camino vulcanico. La Commissione Via ha motivato il parere negativo in 115 pagine di istruttoria, condensandole in undici punti di criticità, sebbene il presidente Alessandro Benassi abbia più volte spiegato nel corso della discussione che ne sarebbe basto uno solo per esprimere un diniego motivato alla richiesta della ditta di escavazione. In sintesi si contesta a La M. Mineraria di non aver considerato anche San Giovanni Ilarione come Comune di localizzazione della miniera, ma soprattutto che le integrazioni al progetto, richieste dalla Regione e inviate dalla ditta proponente, rappresentano una variante che modifica in modo sostanziale il progetto di cantiere minerario, con nuovi, diversi e ulteriori ambiti di scavo, modifica dei volumi, delle sezioni, delle modalità di coltivazione e della temporalità.

I 160mila metri cubi all’anno di materiale estratto per 10 anni vengono invece moltiplicati per 16 anni, passando da1,6 milioni di metri cubi a 2,5 milioni, e la temporalità di coltivazione della miniera è prolungata di oltre il 50 per cento.

La commissione Via ha rilevato inadeguati e approssimativi i dati della relazione economica; che il sito di lavorazione indicato a San Giovanni Ilarione non è in zona urbanisticamente e ambientalmente consona; che risulterebbe un viavai di mezzi (56 in entrata e altrettanti in uscita) con 112 passaggi al giorno, senza contare i passaggi per altri materiali. Viene contestata la ricomposizione ambientale che non affronta adeguatamente gli aspetti idrogeologici e ambientali connessi; non si cita il vincolo idrogeologico, né che l’area ricade in zona sismica di classe 2, mentre la ricomposizione a gradoni è giudicata un’intrusione atipica e incongrua. Da ultimo non è analizzato il piano di tutela della acque né c’è una soluzione idonea per il contenimento e la regimazione di quelle meteoriche e il progetto tace su tre pozze di raccolta dell’acqua da vicine sorgenti.

Per questi motivi ma anche per uno solo di essi, secondo la Commissione regionale Via, è dato il diniego alla richiesta di avvio della miniera, tanto più che «lo Studio di impatto ambientale (Sia) risulta tarato sul progetto originario presentato, ma in realtà la ditta ha poi portato una variante sostanziale al progetto senza aggiornare lo studio».

Vittorio Zambaldo

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