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14.04.2019

Ex discarica, ci siamo A breve sarà coperta

La bonifica dell’ex discarica di Bocca Scalucce è prossima. Se a preannunciarlo sono stati il geologo Davide Dal Degan e l’assessore ai Lavori pubblici Andrea Nogara in un incontro pubblico in cui è stata ripercorsa la storia di questo sito inquinato tra Colognola e Illasi e le sue modalità di decontaminazione, ad attestarlo è ora la pubblicazione del bando comunale di gara per l’assegnazione dei lavori che scade il 26 aprile. L’intervento, del costo di 600 mila euro, finanziato sia da Colognola che da Illasi mediante un fondo di rotazione concesso dalla Regione, chiuderà una lunga vicenda iniziata negli anni ’80 quando furono qui furono scaricati, senza alcuna autorizzazione, rifiuti derivanti da fanghi di conceria. «Stiamo lavorando da anni per risolvere questa situazione», ha detto l’assessore Nogara che, già nella precedente legislatura come assessore all’Ecologia, ha seguito tutta la questione, «e ora siamo all’affidamento dei lavori di bonifica». Il geologo Dal Degan, curatore del progetto, ha spiegato: «È stato un percorso lungo e complesso dal punto di vista amministrativo. Questo vajo tra i due comuni, negli anni ’70, sulla base di un accordo pubblico-privato, è stato riempito di rifiuti di tipo secco e umido, come all’epoca succedeva in molti paesi perché non c’erano leggi ambientali specifiche, promulgate solo nel 1982 quando iniziarono i controlli e due anni dopo fu fermato un camion che stava conferendo i fanghi senza permesso». Da allora, la volontà di bonifica non è mai venuta meno, anche se ha subito rallentamenti; nel 1999 se ne è interessata la Regione, individuando il sito tramite Arpav e nel 2006 ci fu il primo tavolo di confronto e i primi interventi in loco» «In questa zona, impervia e costituita da più gradoni», ha riferito Dal Degan, «sono stati fatti campionamenti e analisi ripetute dell’acqua delle falde sottostanti, che hanno sempre dato risultati buoni. Il sito, del volume di 12 mila metri quadri, consta di un gradone superiore, riempito con rifiuti solidi urbani, e di uno inferiore dove sono stati versati i fanghi, che comunque non sono tossici», ha precisato. Nogara, dopo aver ricordato che sia il proprietario del terreno che l’autista del camion sono deceduti da tempo, ha detto che «l’area è stata recintata e si sono tagliati erba e arbusti». «Si è dibattuto sul progetto di bonifica, dovendo scegliere tra la rimozione parziale dei fanghi o il capping, cioè la completa copertura dei materiali. Si è optato per quest’ultima soluzione», ha detto il geologo, «perché portando via i materiali ci sarebbero potute essere contaminazioni. Il capping consterà della posa di più strati, di cui uno di argilla di 50 centimetri con impermeabilizzante, e di un telo in polietilene. Si faranno canalette in modo che l’acqua piovana scorra a valle, e controlli continui per almeno 30 anni. Il progetto è stato seguito anche dall’università di Trento». Nogara ha fatto sapere che «la ditta avrà 90 giorni di tempo per attuare l’intervento, anche se il tutto, con il bel tempo, è fattibile in pochi giorni. Non abbiamo badato a spese, ma solo ad arrivare a una soluzione sicura per l’ambiente e per la salute». •

M.R.
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