Aveva 55 anni

Addio a Mario Danese, l'autista più amato e conosciuto dell'Est Veronese

Aveva 55 anni
A destra, Mario Danese con un conoscente davanti al suo pullman
A destra, Mario Danese con un conoscente davanti al suo pullman

Milioni di chilometri, migliaia di incontri, centinaia e centinaia di luoghi: c’è stato tutto questo nei 55 anni di Mario Danese.

C’è stata la sua Daniela, con la quale da trent’anni aveva deciso di attraversare le vita, e ci sono state Valentina ed Anna, che di quell’amore sono state il frutto. Poi c’è stata la pandemia, che ha fermato la corsa di quei bus che sono sempre stati contenitori di varia umanità: quindi il ritorno a qualcosa di simile alla normalità, e poi, ancora, l’incubo che si riaffaccia di nuovo, blocca l’azienda e in due settimane ti porta via.

La corsa di Mario, perché nell’Est veronese per parlare di autobus turistici, gite scolastiche, pellegrinaggi, campi scuola o campeggi è molto spesso bastato questo nome, si è fermata domenica sera all’ospedale di Legnago: ci era arrivato 15 giorni prima, dopo essere uscito di casa per sottoporsi a un tampone salutando le donne della sua famiglia come si fa quando si sa che ci si rivede più tardi.

 

Mario Danese avrebbe meritato un ricordo a prescindere, anche solo per le migliaia di persone con cui ha incrociato la sua strada in tutti questi anni: un congedo così, deciso da un virus che non concede nemmeno il tempo di un addio o di un ultimo bacio, lo rende oggi un atto dovuto

. A ricordare Mario sono le centinaia di messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia, le lacrime di chi proprio non ci sta ad accettare che quell’uomo bonaccione se ne sia andato troppo presto, e per giunta in questo modo. «Ci sono un paio di generazioni cresciute con Mario perché il pullman che ti portava in gita era sempre il suo: guai ad aprirci anche un pacchetto di crackers sul suo pullman, ma quanto al far casino è sempre stato il grande trascinatore».

 

Lo ricorda così chi lo ha conosciuto all’età della scuola elementare: Mario, quell’autista giovane e simpatico che sul pullman non amava né il silenzio né il distacco. «L’ho incrociato tante volte anche da adulto e non l’ho mai visto comportarsi come l’imprenditore dei trasporti: lavorava ma era come si ti dicesse ti carico su, ti do un passaggio e andiamo via in compagnia. Io ci metto il bus», racconta un altro. Relazioni e rapporti umani, la capacità si sintonizzarsi alla perfezione con chiunque, che fossero anziani in gita o pellegrini diretti a Medjugorje, ragazzi di un addio al celibato o bimbetti della primaria, professionisti in uscita aziendale o marmocchi pronti per campo scuola, campeggio o grest.

Con Mario «andavi sul sicuro»: il mestiere che era stato di suo papà Bruno lo aveva imparato da giovanissimo condendolo di una enorme passione. Lo piangono ad Arcole, terra natia della mamma Emma che lo saluta troppo presto, dove ha abitato fino alle nozze: lo piangono nella San Bonifacio che lo ha accolto e in tutti i paesi e le parrocchie per i quali è stato un punto di riferimento. Ovunque manca già «il canto dell’autobus» o lo strombazzare di Mario se ti incrociava per strada dall’alto del suo posto di guida. C’era tutto il suo mondo su quei pullman ed è facile capire perché, accogliendo chiunque, finisse col non distinguersi più l’autista dal resto della compagnia. Se gli altri, per un’uscita in gruppo, ci mettevano la macchina, lui ci metteva il bus: è stato così per anni per andarsi a gustare il risotto alla Fiera di Isola della Scala. «Correrà par sempre che la corriera che sarà piena dei nostri ricordi...», recitano i versi della poesia che Fabio Bianchini ha composto per lui. Ricordi, appuntamenti: quello di oggi, alle 15 in Duomo sarà il più difficile. Quello del distacco e della sfida, per ognuno, a stringersi alle donne di casa Danese pur non potendolo fare fisicamente. •

Paola Dalli Cani