Applausi scroscianti a Vestenanova

Da lupo a pastore di anime, prima messa per don Davide. Il vescovo: «Saprai trasformare le persone»

Prima celebrazione a Castelvero per padre Costalunga, ordinato sacerdote con una vita difficile alle spalle
Don Costalunga sulla scalinata della chiesa di Castelvero (Dienne)
Don Costalunga sulla scalinata della chiesa di Castelvero (Dienne)
prima messa di padre davide costalunga

Applausi scroscianti con tanti occhi lucidi e un «bravo Davide» urlato nella chiesa di Castelvero (traboccante di gente fin sul sagrato) ieri al termine della prima messa di padre Davide Costalunga, passionista dopo l’ordinazione presbiterale conferitagli sabato in Cattedrale da monsignor Domenico Pompili vescovo di Verona. «Ero lupo e divento pastore di pecore».

In queste parole c’è tutto il riscatto di un giovane, ora adulto, dopo un percorso difficilissimo e impensabile, dinanzi al quale lui stesso confessa incredulità: «Mi pare impossibile che il Signore abbia guardato a me, abbia pensato a me».

L'ordinazione con il nuovo vescovo Pompili

Anche a Vestenanova mai nessuno si era immaginato Costina (il suo soprannome) con indosso il saio o i paramenti sacri, celebrare la messa, predicare, e passare a uno stile di vita opposto a quello vissuto fino ai 33 anni. «L’età della redenzione», l’aveva definita il vescovo Domenico rivolto a Davide: «Il pastore è uno che, con combattiva tenerezza, trasforma le persone. In questo ossimoro c’è tutta la tua vita futura, esperta di capovolgimenti che tu saprai con combattiva tenerezza produrre nelle persone che avvicinerai».

Un rito solenne nella basilica con decine di sacerdoti passionisti e diocesani veronesi. E l’accorato appello di Domenico: «Oggi tu, caro Davide, devi fare voto di castità, allargando il tuo sguardo a tutti: bambini, adolescenti...dinanzi alla catastrofe educativa, alla crisi familiare e alle emergenze del nostro tempo».

La prostrazione davanti al vescovo Domenico Pompili nella cerimonia di ordinazione a Verona
La prostrazione davanti al vescovo Domenico Pompili nella cerimonia di ordinazione a Verona

La celebrazione aveva avuto il suo culmine nella suggestiva prostrazione a terra. Due eventi in due giorni, a Verona e a Castelvero in cui i fedeli della Lessinia orientale hanno fatto quadrato intorno a Davide, con il fiato sospeso, in attesa di sentirlo parlare.

L'emotività alla prima celebrazione

Occhi puntati sul neosacerdote quarantaquattrenne che tanto ha fatto parlare di sé, prima nel male e ora nel bene. «Vi aspettavate che predicasse Davide vero?», ha chiesto sorridente dal pulpito padre Luigi Vaninetti, passionista (superiore provinciale d’Italia, Francia, Portogallo) giustificandolo: «...l’emotività ha bisogno di tirocinio ed esperienza».

Padre Davide aveva fatto il suo ingresso in chiesa sorridente e benedicente. Dal presbiterio poi, fra una ventina di concelebranti e il colpo d’occhio nella chiesa brulicante di fedeli la tensione si leggeva sul volto e nei gesti. Ma don Michele al suo fianco lo rassicurava e il cerimoniere lo guidava nella sua prima messa. Rasserenatosi, è poi sceso disinvolto dall’altare per scambiare il segno della pace ad autorità, familiari, e poco dopo per abbracciare Sofia, la nipotina che per lui ha cantato l’Ave Maria.

Il racconto del suo cammino

Solo al termine della celebrazione, padre Davide con disinvoltura ha preso il microfono in mano e senza più incertezze ha catalizzato l’attenzione nel racconto del suo cammino di quasi undici anni di preghiera, penitenza e riflessione, grazie ai formatori che lo hanno seguito e aiutato.

«In primis il mio grande grazie va a tutti, senza far nomi», ha detto ironico, «che poi magari tralascio qualcuno e non voglio litigare da sacerdote. Se sono arrivato fin qua è stato anche grazie all’amore di questo paese che mi ha accompagnato e aperto le porte delle case con semplicità».

Nella casa di Caravate (Varese) la famiglia passionista lo ha accolto: «Ho anche pianto. Anche se la mia anima era pronta, il mio corpo era debole». Si è paragonato all’immondizia che può trasformarsi in capolavoro: «Tutti possiamo diventare un capolavoro. Adesso avrei anche il coraggio di fare l’omelia che prima non mi sentivo di fare». Tanta la gioia negli occhi della sorella Barbara e del fratello Luca.

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Mariella Gugole

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