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12.03.2020

«Da domani chiudiamo gli alberghi»

Fulvio Soave, albergatore a San Bonifacio e vicepresidente dell’Associazione Albergatori di Verona
Fulvio Soave, albergatore a San Bonifacio e vicepresidente dell’Associazione Albergatori di Verona

Paola Dalli Cani Gli alberghi dell'Est veronese vanno verso la chiusura da questo fine settimana in avanti. «Ci angoscia il fatto di dover essere noi a decidere, ma la crisi si sta prolungando e con le prenotazioni ferme non abbiamo alternative. Per noi l'unica soluzione è chiudere tutto, fermare tutto per poter ripartire prima e non essere dimezzati». È la dichiarazione e al tempo stesso l'SOS che la ventina di strutture ricettive che lavorano in fascia business lungo l'asse della strada regionale 11, affidano a Fulvio Soave, albergatore a San Bonifacio, uno dei tre vice presidenti dell'Associazione albergatori di Verona, associazione territoriale di Federalberghi che ne rappresenta la metà. Chiusura da domani, quindi, questo l'orientamento che si accompagna alla richiesta di «misure urgenti e drastiche per scongiurare il collasso del sistema». Dopo giorni in cui di crisi del settore ci si è limitati a parlare guardando la città, le aziende dell'accoglienza della provincia lanciano il loro grido: «Enogastronomia, cultura, produzioni tipica, patrimonio culturale, artistico e architettonico: il turismo non è solo Giulietta e Romeo e i problemi delle realtà della città sono i nostri, solo che sulle nostre aziende stanno avendo una portata devastante. La stessa stanza, per categoria e caratteristiche, in città viene venduta al doppio che in provincia: i costi però sono gli stessi e ci vuole poco per capire quanto diversi possano essere gli spazi di manovra», dice Soave. Sono strutture che durante la settimana lavorano con chi si sposta per lavoro, «e all'inizio della crisi, con la serrata di molte aziende, abbiamo avuto disdette fino alla prima settimana di aprile. Lavoriamo con l'utenza commerciale, con gli operai e per la prima settimana abbiamo viaggiato al 40 per cento grazie ai lavoratori con partita Iva. Poi, con l'istituzione della zona rossa in Lombardia, siamo scesi al 20 per cento, quindi siamo precipitati al 7-8 per cento: la prospettiva per la prossima settimana», dice, «è dell’1-2 per cento. Ci sono già un paio di strutture che hanno chiuso da una settimana, in altre sono scattati un paio di licenziamenti e uno di questi riguarda personale sul quale si era investito con la formazione». C'è poi l'ulteriore problema, quello rappresentato dalla chiusura, alle 18, delle attività di ristorazione: «Non tutti gli alberghi forniscono la cena, ma tutti ci siamo attrezzati per far fronte anche a questa situazione: ci sono mamme che preparano le cene per i clienti, cene che riusciamo a recuperare in attività che fanno asporto. Mai come ora dobbiamo essere ancora più bravi a fare accoglienza ma, davvero, non ce la facciamo e poi c'è il rischio che i dipendenti si assumono, sempre a contatto col pubblico». Soave spiega che tutti hanno cercato di tenere duro, «mettendo i dipendenti al primo posto. Faremo le paghe ma tra un mese nessuno di noi sa se potrà farlo perché manca liquidità: oltre non potremo andare». Qualche misura, proprio ieri, pare essere stata presa dal Governo, cioè la cassa integrazione per i dipendenti: «Anche se fosse retroattiva, davanti abbiamo un altro mese e già oggi la liquidità è il grande problema: abbiamo fatto la scelta di pagare i dipendenti, lasciando indietro qualche bolletta, per cercare di restare aperti e tenere vivo il sistema economico; chi può, sta accordando ferie a rotazione e alcuni si impegnano a garantirle comunque nel periodo estivo. Se cassa integrazione deve essere, che sia con procedure veloci e con i fondi stanziati. Sarà durissima», conclude Soave, «perché poi ci sono tributi e tasse. Come albergatori abbiamo bollette rifiuti da 60mila euro l'anno. Speriamo che i Comuni ne tengano conto». •

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