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12.04.2019

Comune sulle barricate contro la discarica

Da sinistra Francesco Fasoli,  Fabio Franchi, Marcello Lovato ed Elisa Bonamini con lo striscione
Da sinistra Francesco Fasoli, Fabio Franchi, Marcello Lovato ed Elisa Bonamini con lo striscione

«L’amministrazione comunale di Caldiero dice no all’impianto di trattamento rifiuti a Caldierino!». È la scritta sullo striscione che campeggia da oggi in piazza Marcolungo, sul palazzo del municipio. Un segnale netto dell’opposizione del Comune all’impianto proposto dalla società Tl Scavi per trattare rifiuti non pericolosi, all’imbocco della bretellina di Caldierino della nuova Porcilana, lungo il torrente Illasi. La settimana scorsa la conferenza decisoria sulla Valutazione di impatto ambientale, convocata in Provincia, ha sospeso momentaneamente la decisione definitiva ed è stata riconvocata per venerdì. Nel frattempo l’amministrazione non è stata ferma. Il sindaco, Marcello Lovato, ha inviato una lettera contro la realizzazione dell’impianto al presidente della Provincia, Manuel Scalzotto, a tutti i nuovi consiglieri provinciali, all’Ulss 9, al dipartimento provinciale dell’Arpav e alla Soprintendenza archeologica, alle belle arti e paesaggio. «È all’esame in questi giorni da parte della conferenza decisoria in materia di Via, un progetto per la realizzazione di un impianto di smaltimento e recupero di rifiuti non pericolosi di origine edile», scrive Lovato nella sua lettera, «da localizzarsi in prossimità della rotonda di accesso alla frazione di Caldierino, dalla Sp 38 Porcilana. L’impianto verrebbe collocato a ridosso dell’argine del torrente Illasi, in un’area considerata dal piano territoriale provinciale come di rinaturalizzazione, in prossimità del quartiere Arcobaleno della frazione. Insiste, inoltre, sulla bretellina di accesso alla già trafficata Porcilana». Questi elementi hanno portato il Comune a esprimere la contrarietà tecnica all’approvazione dell’impianto. «Nelle diverse sedute del Comitato tecnico, il parere del Comune, espresso anche dal sottoscritto, ha già comportato sia la riduzione della tipologia dei rifiuti da trattare, sia la prescrizione di misure di mitigazione», continua Lovato nella sua nota. «Vorrei quindi sottoporre alla vostra attenzione il fatto che l’impianto in progetto seppur ora con un impatto ridotto, rispetto alla richiesta iniziale, andrebbe comunque a incidere sulla qualità della vita degli abitanti. La scelta che sarà fatta dalla Conferenza di servizi appare tecnica, ma ha una forte valenza politica, in quanto se ai normali cittadini la pianificazione provinciale impone l’impossibilità di costruire in fregio a un corso d’acqua, la stessa Provincia autorizza, in deroga, la realizzazione di un impianto di trattamento di rifiuti edili. Chiedo quindi di intervenire, per garantire il rispetto dei vincoli ambientali e di tutela della qualità della vita che siamo chiamati, come amministratori, a promuovere e a difendere». Per «aree di rinaturalizzazione», citate nel testo inviato agli amministratori provinciali dal sindaco, si intendono zone prevalentemente dedicate all’agricoltura, con presenza di elementi naturali, dunque non certo un impianto che tritura i materiali di risulta da lavorazioni di edilizia. «Alla luce di tali elementi», ha inviato il Comune di Caldiero all’area funzionale in campo ambientale della provincia e al servizio Via, «le previsioni urbanistiche del Comune e della Provincia, mirano a opporsi all’inserimento di tale tipologia di impianti di smaltimento e di recupero rifiuti, in una zona sensibile, come quella in oggetto di intervento, caratterizzata da particolari fragilità». La fragilità più importante è rappresentata dal rischio idraulico connesso al progno di Illasi in quel sito, che è stato più volte allagato. •

Zeno Martini
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