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07.04.2020 Tags: Val D'Alpone

Caso Marini, si ricorre al Consiglio di Stato

L’area appartenente ai familiari dell’ex sindaco Marini al centro di una complessa vicenda giudiziaria
L’area appartenente ai familiari dell’ex sindaco Marini al centro di una complessa vicenda giudiziaria

Paola Dalli Cani Edificabilità dei terreni dei familiari dell'ex sindaco Gabriele Marini: il «campionato» non è finito e la prossima partita sarà al Consiglio di Stato. Il Comune di Monteforte d'Alpone ha infatti deciso di impugnare la sentenza con la quale il Tribunale amministrativo regionale del Veneto, con sentenza pubblicata lo scorso 19 marzo, ha dato ragione ai congiunti dell'ex sindaco nella vicenda legata all'edificabilità di un terreno di via Santa Croce. Nello specifico il Tar aveva ritenuto illegittimo il provvedimento con cui, in autotutela, il settore tecnico e territorio del Comune, il 28 agosto 2018, aveva annullato il permesso di costruire rilasciato un anno prima: il permesso riguardava un'area sulla quale vige un contrasto tra Piano degli interventi e Piano di assetto del territorio relativamente alla definizione di una porzione delle aree che il Pat definiva come superficie di laminazione del torrente Aldegà e che invece il Piano degli interventi aveva «stralciato» individuandola come edificabile. Sulla vicenda, dopo una segnalazione anonima, si è innestato un procedimento giudiziario che ha condotto al sequestro dell'area (all'inizio del 2018) e al successivo rinvio a giudizio dell'ex primo cittadino e di altre quattro persone. Anche in conseguenza di ciò il Comune, un anno dopo averla rilasciato, aveva annullato in autotutela il permesso di costruire. Impugnato il provvedimento al Tar, i familiari di Marini hanno ottenuto una sentenza a loro favorevole: il provvedimento di annullamento in autotutela è stato infatti giudicato illegittimo ritenendo il Tar che le indicazioni operative del Piano degli interventi prevalgano su quelle programmatiche del Piano di assetto del territorio e che nel caso in cui il Comune «intenda privare di efficacia le disposizioni contrastanti, è tenuto ad agire in autotutela, annullando le previsioni del Piano operativo (cioè il Piano degli interventi, ndr) ritenute illegittime». Parte da qui la valutazione di Roberto Costa, sindaco da poco meno di un anno del Comune di Monteforte d'Alpone: «È il Tar stesso ad indicare la soluzione e questo divario si sarebbe potuto superare attraverso una variante in autotutela del Piano degli interventi per il suo allineamento al Piano di assetto del territorio ma non si è mai proceduto in questa direzione». «Tuttavia», prosegue Costa, «la ragione per la quale, nell'esclusivo interesse del Comune di Monteforte, abbiamo deciso di impugnare la sentenza del Tar è che il Consiglio di Stato, organo superiore, in passato ha già sancito la prevalenza del Pat sul Piano degli interventi imponendo al Tar la riforma delle sue decisioni». «Non è accanimento né volontà di danneggiare nessuno», conclude Costa, «è una decisione che non ha nulla di politico e alla quale sono tenuto ad esclusiva salvaguardia degli interessi del Comune». Di diverso avviso Andrea Savoia, consigliere della lista «Tradizione nel futuro», quella in cui corsero molti degli ex amministratori, e che sul «non mollare la presa» da parte del Comune solleva molti interrogativi. •

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