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19.06.2020 Tags: Caldiero

Chorus di Caldiero
riunito online
con ospiti speciali

Chorus riunito online
Chorus riunito online

Voci "fuori dal coro" per tornare a "far coro". Una formula che ha fatto da palestra a mente e spirito di 50 coristi, quella messa in piedi durante il lockdown dal maestro Carlo Bennati, direttore del noto gruppo corale Chorus. Non potendo ancora tornare sulle scene, dove da 25 anni regalano emozioni al pubblico di qualsiasi età, facendosi non di rado affiancare da ospiti di eccezione quali Neri per Caso, Sonhora, Alan Sorrenti, al Bano, Irene Grandi, e mettendo la propria musica al servizio di raccolte fondi e progetti benefici, l'ensemble di Caldiero ha cercato di fare tesoro di questa pausa forzata, convertendo le consuete serate delle prove di insieme (anch'esse ancora sospese) in occasioni di incontro e confronto con cantanti e musicisti anche di fama nazionale. I quali, allietando i loro giovedì casalinghi attraverso la piattaforma Zoom, hanno contemporaneamente instillato nuove ispirazioni e opportunità di ripensare al modo di fare coro.

 

Con un bagaglio in più di esperienze, consapevolezze, idee per il futuro, la famiglia di Chorus si è interfacciata prima con Ciro Caravano dei Neri per caso (gruppo a cappella vincitore di un'edizione sanremenese), Andrea D’Alpaos, direttore dei Joy Singers di Venezia, e Lorenzo Fattambrini, direttore di diversi gruppi gospel e pop, nonché vocalist di fama. «Un modo per continuare a trovarci, sia pur virtualmente, e non crogiolarci in facili piagnistei», commenta Bennati. «Ogni personalità invitata ai webinar, ha fatto maturare in ciascun corista consapevolezze nuove, non tanto sulla vocalità, che al momento teniamo allenata solo con prove online a sezioni - tuttavia insufficienti per preparare nuovi concerti -, quanto sulla stessa arte del fare, e aggiungerei dell’essere, coro». Conoscenza importante al pari di tecnica e interpretazione. Fattambrini ha raccontato la sua storia di musicista e cantante passando dalla fisiologia dell'organo vocale alla psicologia della musica, alla "risonanza metafisica" tra direttore e coro e tra coro e pubblico.

 

Caravano, dei tre il più conosciuto, si è soffermato un po' di più sulla professione di arrangiatore e di compositore, evidenziando quanto un concerto debba essere oltre che un momento di cultura, uno spettacolo e un intrattenimento. Interessanti le sue esperienze di pianista e arrangiatore per Mario Biondi, Renato Zero. Spunti suggestivi anche da Andrea D’Alpaos, un caso di successo sia in Veneto, sua terra d’origine, che come coach del noto talent show Amici. «Lavorando anche come guida turistica per le calli di Venezia, nel mio coro tendo a portare proprio l’arte», ha raccontato. «Ad esempio, quando devo introdurre i coristi nell'atmosfera di una partitura del Notre Dame de Paris di Cocciante, faccio prima un preludio sulla genesi delle grandi cattedrali e dei cori gregoriani». Tra i temi affrontati, il ritorno sotto i riflettori. «Basta esibizioni dai balconi», concordano ‘coralmente’ maestri e performers. Un espediente che funziona solo se proposto come intrattenimento, e per un tempo limitato, «che ora deve lasciare posto all’attesa. In attesa di tornare sui palcoscenici, dunque, tra un esercitazione e l’altra da casa, gustiamoci questo privilegio di fare musica (che tanti non possiedono), e di poterlo fare assieme».

Francesca Saglimbeni
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