Santa Maria di Zevio

Donna colpita da un cacciatore: è il terzo caso in un mese. Appello di Federcaccia: «Prudenza»

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Non è chiara la dinamica, ma è certo che i frammenti che hanno colpito a un occhio una signora di 51 anni che stava passeggiando nelle campagne di Santa Maria di Zevio sono stati la conseguenza di uno sparo partito dal fucile di un cacciatore, che aveva mirato alla preda ma è stato sorpreso dalle conseguenze del suo tiro. La donna fortunatamente non è in pericolo di vita ed è stata ricoverata all’ospedale di Borgo Trento dopo l’intervento dell’ambulanza infermierizzata verso le 9.30 di ieri mattina. Sul posto anche i carabinieri della stazione di Zevio, che con i colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di San Bonifacio stanno eseguendo tutti gli accertamenti necessari per ricostruire la dinamica esatta dell’incidente.

La legge prevede il divieto di sparare quando si è in prossimità di strade e impone per questo la distanza minima di 150 metri se si fa fuoco in direzione di una via, o di almeno 50 metri quando la direzione dello sparo è parallela a quella dell’arteria. Questo proprio per evitare che restino coinvolte involontariamente nella traiettoria persone che sono ignare del pericolo che stanno incontrando ma che rischiano effettivamente, trovandosi lì, di finire ferite o di andare incontro ad esiti peggiori. In simili casi, se l’autore del ferimento viene individuato, oltre alla sanzione scatta anche il sequestro immediato dell’arma e la sospensione della licenza di caccia, che per le procedure burocratiche conseguenti può richiedere anche diverso tempo prima di essere svincolata. È molto alta, pertanto, la probabilità che per il cacciatore le giornate di attività venatoria, che dovrebbero chiudersi da calendario a fine gennaio, abbiano invece una conclusione molto anticipata.

 

È il terzo episodio doloso che accade in meno di un mese, dal giorno di avvio della stagione di caccia lo scorso 19 settembre. Proprio due incidenti, fortunatamente non mortali, funestarono quella domenica, entrambi nell’Est Veronese. Il primo coinvolse suo malgrado un ciclista che stava transitando sul crinale della Val Tramigna al confine fra i Comuni di Cazzano di Tramigna e di San Giovanni Ilarione. Un cacciatore, sparando a un fagiano in direzione della strada, colpì anche il ciclista che passava. Il cacciatore stava su un declivio in posizione più bassa rispetto alla strada e probabilmente alzò il tiro per seguire la traiettoria della preda in quel momento in volo, sparando quando l’animale era all’altezza della strada e così il piombo finì addosso anche all’incolpevole ciclista.

Il secondo ebbe per protagonisti due amici che erano a caccia insieme in un vigneto nei pressi di San Giovanni Ilarione. Dal fucile del cacciatore che stava più arretrato partì un colpo in direzione di una lepre scorta tra i filari. In quel caso fu la deviazione dei pallini da un palo di cemento del vigneto a colpire l’amico che era in posizione più avanzata rispetto al compagno.

A Santa Maria di Zevio potrebbe essersi trattato invece di uno sparo verso selvaggina che vola bassa, come la starna: il colpo può essere molto pericoloso quando parte ad altezza d’uomo, perché è impossibile prevederne le conseguenze.

Il presidente di Federcaccia Verona, Alessandro Salvelli, augura pronta guarigione alla signora vittima dell’incidente e nello stesso tempo riconosce che «questi fatti non fanno certo bene alla nostra categoria, anche se devo dire che sono episodi isolati rispetto al gran numero di praticanti, ma è certo che non dovrebbero succedere mai e auspico che non si ripetano. Non mi stancherò di raccomandare agli appassionati di caccia la moderazione e la prudenza, la massima attenzione in vicinanza di strade e centri abitati, nel rispetto delle distanze previste dalla legge», ribadisce.

Vittorio Zambaldo