SAN BONIFACIO

Camionista blocca la folle corsa di un altro tir a pochi metri dal silos di metano

L’autoarticolato Scania bianco guidato da Marco blocca quello blu
L’autoarticolato Scania bianco guidato da Marco blocca quello blu
L’autoarticolato Scania bianco guidato da Marco blocca quello blu
L’autoarticolato Scania bianco guidato da Marco blocca quello blu

Corsa folle lungo la strada Porcilana di un autoarticolato che rischia di schiantarsi contro il deposito di gas metano e carburanti di un distributore a San Bonifacio: ad evitare il peggio la prontezza di un autista veneziano che alla guida di un altro mezzo pesante lo blocca mettendoglisi davanti di traverso.

 

Fa venire i brividi il solo pensiero di ciò che martedì, dopo le 13, sarebbe potuto accadere se Marco, dipendente trentaquattrenne di una ditta di trasporti veneziana, non avesse deciso di porre fine alla corsa folle di D.J., collega rumeno di 49 anni rivelatosi poi ubriaco, elemento verificato in seguito all’accaduto dagli agenti della Polizia locale di San Bonifacio che hanno sottoposto l’autista alla prova dell’etilometro vedendo il display segnare 2.13 laddove per la guida di veicoli di quelle dimensioni è previsto tasso alcolico zero.

 

Tutto è cominciato attorno alle 13 su una piazzola di sosta lungo la bretella che collega l’uscita del casello di San Bonifacio - Soave alla strada provinciale 38 Porcilana, a circa un chilometro dal rondò sulla strada regionale 11. Da lì stava per ripartire Marco alla guida di un autoarticolato Scania bianco, fermo per dare la precedenza ai mezzi in transito sulla bretella. «Alle mie spalle, una cinquantina di metri più indietro, ho visto arrivare un camion blu come il mio che puntava il guardrail. Ho pensato che l’autista si fosse distratto», racconta, «ma un istante dopo l’ho visto puntare verso la mia cabina. Ero al telefono, ho solo avuto il tempo di chiedere al collega con cui parlavo di dire a mia moglie che le voglio bene».

 

L’autoarticolato blu con semirimorchio si rimette invece in carreggiata e Marco, nel frattempo, riparte e chiama le forze dell’ordine. «Solo a bordo di un’auto è possibile fermare un mezzo simile, io non potevo fare nulla», spiega. In realtà si mette in scia del camion blu, continua a vederlo sbandare e poi, arrivato alla rotonda Grena, lo vede svoltare per Arcole. «Quell’uomo mi aveva fatto rischiare la vita ed era un pericolo enorme per chiunque. Quando l’ho visto puntare il distributore, ho pensato a come potevo fermarlo», continua il racconto Marco. Intanto l’autoarticolato impazzito prosegue la sua corsa per circa 200 metri, infilandosi a velocità sostenuta nel piazzale del distributore multicarburante della B-Petrol.

 

Stando al racconto di Marco - dinamica confermata pienamente sia dalle immagini della videosorveglianza del distributore che dalla dashcam montata sul parabrezza del camion - il mezzo pesante blu sfiora una colonnina del metano e pure un automobilista impegnato a fare rifornimento, per poi sbattere contro il marciapiede che si trova tra il piazzale e il guardrail. A quel punto, però, Marco con il suo camion è a un soffio dall’altro e lo raggiunge, gli si piazza a lato e così facendo blocca il camion blu contro il marciapiede. «Pochi istanti dopo gli agenti della Polizia locale erano lì: fantastici, assolutamente competenti e padroni della situazione», racconta.

 

Gli agenti bussano più volte alla cabina, all’interno della quale vedono l’autista riverso sul volante. Temono che abbia avuto un malore ma è aprendo la portiera che vengono sorpresi da una fortissima puzza d’alcol: l’autista si è semplicemente addormentato. È già un forte sospetto, subito confermato dall’alcoltest: l’uomo è ubriaco e per lui scatta l’immediato ritiro della patente (che potrebbe venire revocata) oltre alla denuncia penale. «Senza la prontezza di Marco avremmo rischiato una strage», dicono gli agenti sambonifacesi, «perché questo impianto è uno dei più grossi della provincia, dispone di silos di deposito del gas metano congelato per rifornire mezzi pesanti, ma ha anche Gpl e benzina. Le conseguenze dello spostamento d’aria dopo una possibile esplosione sono inimmaginabili». Quanto a Marco, eroe non ci si sente per niente: «A me è andata bene, ha mancato la mia cabina di un soffio, un pericolo simile doveva essere fermato», conclude.

Paola Dalli Cani