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16.06.2019

Aggressione al Soave Center, interrogati i fermati

Soave Center: sull’asfalto le tracce di sangue
Soave Center: sull’asfalto le tracce di sangue

Una versione completamente diversa da quella che era emersa in un primo momento dopo le testimonianze di chi era presente al Soave Center. Si sono svolti ieri nel carcere di Montorio gli interrogatori dei tre uomini di nazionalità marocchina fermati dopo quello che è accaduto mercoledì nel parcheggio del centro commerciale in località Villabella, tra Soave e San Bonifacio. Ad avere la peggio un loro connazionale ricoverato in ospedale al Polo confortini a Borgo Trento e sottoposto ad intervento chirurgico, dopo le ferite riportate alla testa oltre alla frattura del setto nasale ed altri traumi. Subito dopo il fatto, avvenuto in pieno giorno nel pomeriggio, erano state arrestate tre persone dai carabinieri di San Bonifacio: uno residente a Padova ma domiciliato a San Bonifacio e due senza fissa dimora, mentre l’unico ad avere precedenti per spaccio e per reati contro il patrimonio è il ferito. Alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto i tre inseguire e aggredire il quarto, prima della fuga su di un auto di cui una donna aveva riportato alcuni numeri, decisivi poi per risalire al proprietario: l’aggressione sarebbe avvenuta usando una roncola o un falcetto, ma proprio la dinamica dell’incidente resta avvolta dal mister. QUALCUNO aveva pensato a un regolamento di conti, in un luogo molto frequentato da stranieri, per motivi ancora tutti da scoprire. Ma ieri in carcere la versione dei tre arrestati con l’accusa di tentato omicidio (difesa Giampaolo Cazzola), sarebbe stata diversa davanti al giudice per le indagini preliminari Giuliana Franciosi. AVREBBERO RACCONTATO infatti di essere entrati nel negozio di articoli cinesi dove l’accusato di aver sferrato il colpo sarebbe andato in bagno mentre gli altri due connazionali erano nella zona parcheggio. Avrebbero visto l’uomo che ora è in ospedale correre verso l’auto appena li ha visti, tirando fuori una roncola o un falcetto per rincorrerli. I racconti dei tre sarebbero tutti sostanzialmente simili, con l’indiziato principale che avrebbe detto di aver preso un ramo o un bastone da terra per difendersi dall’attacco sferrato con la roncola, di cui riporterebbe una lieve ferita. Non si conoscono ancora i rapporti tra le quattro persone di origine marocchina, e dopo gli interrogatori il giudice ha preso tempo per valutare bene la situazione. Poi ha convalidato l’arresto e la misura cautelare per i tre accusati, in una vicenda dai contorni ancora sconosciuti. •

L.M.
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