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06.01.2020

A 29 anni costruisce il microscopio perfetto
e si candida a un prestigioso premio

In quattro anni, durante il percorso per la tesi di dottorato in Fisica all’università di Leiden (Olanda), la ventinovenne tregnaghese Irene Battisti ha costruito il microscopio finora più stabile al mondo, uno strumento in grado di ricavare delle scansioni di qualità talmente alta da permettere di vedere dettagli quasi mai visti prima nei materiali, aprendo la strada, con la sua invenzione, a nuove scoperte, soprattutto nel campo della fisica dei superconduttori ad alte temperature.

 

Per questo risultato il dipartimento di Fisica dell’università di Leiden l’ha inserita fra gli otto candidati della facoltà di Scienze che l’ateneo ha deciso di premiare, selezionando fra questa rosa il progetto più meritevole e affidandosi per la classifica finale alla votazione on line dalla quale uscirà il “Discoverer of the Year”, lo scopritore dell’anno.

 

Laureata in Fisica a Padova, era arrivata in Olanda con il progetto Erasmus e aveva scelto di ritornarci nel 2015 per il suo dottorato, che ha concluso brillantemente lo scorso maggio realizzando per la sua tesi il microscopio più stabile al mondo, aiutata da due ingegneri del dipartimento di Meccanica fine della stessa università, da un collega dottorando e dalla supervisione del professor Allan Milan che è stato poi relatore della sia tesi e che ne ha proposto la candidatura a Discoverer of the Year.

 

Per rendere l’idea della difficoltà incontrata nella costruzione, Irene usa una metafora: «Se l'ago avesse le dimensioni dell’Everest, la punta che opera la scansione non dovrebbe muoversi più delle dimensioni di un batterio. In pratica la punta del microscopio si avvicina al materiale senza toccarlo ma a una distanza di circa un nanometro, cioè un miliardesimo di metro, più o meno la dimensione di un atomo. Con questo tipo di microscopio si possono vedere gli atomi che costituiscono un materiale».

 

La costruzione vera e propria ha richiesto due anni e mezzo e ha dato vita a Dome, un microscopio a scansione a effetto tunnel (Scanning Tunnelling Microscope STM) le cui scansioni hanno un dettaglio straordinario «e se la meccanica quantistica ci dice che le particelle, inclusi gli elettroni in un metallo, sono in realtà onde, con Dome, queste onde di elettroni sono chiaramente visibili, come mai era stato possibile prima. Continuiamo a stupirci di quanto siano meravigliosamente puliti i dati», aggiunge Battisti, «e crediamo che questo microscopio porterà a nuove scoperte nella superconduttività ad alta temperatura».

 

C’è tempo fino al 6 gennaio per votare Irene Battisti come Discoverer of the Year: lo si può fare sul sito della facoltà di Scienze di Leiden (https://bit.ly/36TET9w) compilando con i propri dati lo schema e scegliendo Battisti fra gli otto candidati proposti. Il 7 gennaio, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, sarà proclamato il vincitore.

 

«Non ho idea in che cosa consista il premio e se mai lo vincerò, ma questa candidatura nel gruppo degli otto finalisti è già per me un grande successo. Ora lavoro alla Nearfield Instruments, una startup vicino a Rotterdam, che costruisce microscopi a scansione per applicazioni industriali nel settore dei semiconduttori. Ci sono molte sfide e mi piace il contesto internazionale in cui opero, una cinquantina di persone rispetto al piccolo team universitario che ha dato vita a Dome», conclude Irene. 

Vittorio Zambaldo
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