Coronavirus

Verona pronta a riaprire la terapia semi-intensiva. «Se reggiamo è solo grazie al vaccino»

Il Covid circola e i numeri del contagio impongono lungimiranza soprattutto a chi è impegnato a gestire la pandemia sul fronte ospedaliero. I numeri dei ricoveri in città rimangono «gestibili» ma l’occupazione dei letti è al limite per far scattare l’attivazione di nuovi posti, soprattutto per i malati più gravi. 
I vertici dell’Azienda Universitaria Integrata di Verona oggi si troveranno per decidere la riapertura del reparto di terapia semi-intensiva ricavato, nel pieno della prima ondata del 2020, nella spina centrale dell’ospedale di Borgo Trento. A gestirlo è il dottor Claudio Micheletto, primario della Pneumologia dell’Aoui, diventato uno dei protagonisti della lotta veronese al Coronavirus.


Apre un nuovo reparto Da lui sono passati (e passeranno probabilmente dopo la riunione di questa mattina) i malati di Covid bisognosi di assistenza respiratoria «non invasiva», quella cioè che non prevede l’intubazione ma la ventilazione attraverso, ad esempio, il casco Cpap o la maschera facciale. Una sorta di «limbo» a un passo dall’incoscienza dove finiscono i contagiati non così compromessi da rianimazione ma nemmeno così poco danneggiati da poter rimanere in Malattie Infettive o in altri reparti di area medica. «Una specie di via di mezzo della “filiera ospedaliera“ che accoglie i pazienti con una Sars Cov-2 che non richiede sedazione profonda ed intubazione», specifica Micheletto, «ma comunque bisognosi di assistenza respiratoria meccanica: speravo di non dover più rimettere in piedi il reparto», sospira amaro, «ma credo che per continuare a garantire tutte le attività dell’ospedale e, soprattutto per alleggerire la pressione sulla rianimazione che accogliere anche pazienti no-Covid, sia arrivato il momento di rimetterci in moto». E confessa: «Oggi siamo al limite dei numeri per riaprire la spina centrale: con 20 ricoverati dalla professoressa Tacconelli in Malattie Infettive e 8 dal professor Polati in rianimazione, è doveroso essere previdenti per non ritrovarci, dovessero aumentare gli accessi, in difficoltà».
A confermare la riunione decisiva di oggi è il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera: «Il piano regionale prevede, via via che se ne presenti la necessità», conferma Callisto Bravi, «l’incremento dei letti e dei reparti Covid. Si tratterebbe di partire con 8 posti in semi-intensiva, modulabili via via in base all’andamento della curva epidemiologica. E’ chiaro che se la nostra rianimazione cresce e supera l’occupazione attuale, apriamo la semi-intensiva. E’ tutto pronto». 


L’infezione cresce La curva epidemiologica continua inesorabilmente a salire. Nelle ultime 24 ore sono stati 194 i nuovi casi positivi in città e provincia per un totale di 2.670 veronesi oggi infetti. Nessun decesso e i soliti - nel senso che il dato è stabile - 50 ricoverati. A livello regionale sono stati trovati a fine giornata 1.261 nuovi positivi al tampone: supera così quota 21mila il numero dei contagiati in Veneto (21.152). Di questi, qualcuno è in serio pericolo di vita: nelle intensive stanno combattendo per sopravvivere 69 pazienti mentre i ricoverati in area non critica sono saliti a 375.
L’andamento del virus impone quindi, dati alla mano, di tenere alta la guardia: da inizio mese l’infezione, che non ha mai smesso di circolare neanche in estate («a Borgo Roma avevamo ricoverati Covid anche in agosto, erano pochi ma c’erano», ricorda la professoressa Tacconelli), è esplosa in tutte le province venete. Ieri il Veneto ha superato la soglia psicologia del mezzo milione di infetti da inizio pandemia: sono 500.801.


Campagna vaccinale Sono 12.978 le dosi di vaccino anti Covid somministrate ieri: di queste 1.235 sono prime dosi e 2.062 seconde dosi; le terze sono salite a 9.681. 
A Verona sono state fatte 1.812 somministrazioni, da inizio della campagna 1.417.398. «Bisogna assolutamente spingere sul booster», commenta lo pneumologo Micheletto, «più alta è la percentuale di popolazione che lo riceve e più cresce la protezione contro il virus che, dopo sei mesi dal completamento del ciclo, è via via meno efficace. Bisogna che tutti si convincano della necessità di farlo. Se oggi ci salviamo è solo grazie al vaccino». E il presidente Zaia sulla necessità o meno di renderlo obbligatorio: «Cosa intendiamo, portare le persone con la forza pubblica a farlo? L’obbligo è stato introdotto per undici vaccini dalla ministra Lorenzin nel 2017 e non mi risulta che tutti i genitori immunizzino i figli. Il cento per cento non esiste in nessuna campagna, perché c’è sempre una parte che si oppone per scelta o paura. Credo sarebbe più efficace potenziare l’informazione istituzionale contro le fake news. I no vax non mi piacciono», ha concluso, «perchè la loro libertà finisce nel momento in cui mettono a rischio la salute altrui». 

Camilla Ferro