L'iniziativa del comune

«Occhio al prezzo», a dicembre 2022 crescono latte e riso, calano pasta e verdura

Ecco la top ten dei rincari e dei ribassi a tavola: l'idea è quella di accrescere le informazioni in possesso alla popolazione a cadenza mensile
Cosa sale e cosa cresce: «Occhio al prezzo», l'iniziativa del Comune di Verona
Cosa sale e cosa cresce: «Occhio al prezzo», l'iniziativa del Comune di Verona
Cosa sale e cosa cresce: «Occhio al prezzo», l'iniziativa del Comune di Verona
Cosa sale e cosa cresce: «Occhio al prezzo», l'iniziativa del Comune di Verona

Mantenere aggiornata la cittadinanza sulle variazioni dei prezzi, educare i consumatori ad una spesa più consapevole ed evitare eventuali comportamenti speculativi ingiustificati. Sono questi gli obiettivi di «Occhio al prezzo» L'iniziativa ideata dal Comune di Verona che, primo in Italia, punta ad accrescere le informazioni in possesso alla popolazione, con la diffusione capillare, a cadenza mensile, della top ten dei ribassi e dei rincari a tavola.

Variazione prezzi dicembre

Da dicembre 2021 a dicembre 2022 registrata una costante crescita dei prezzi al consumo, con una media a Verona sempre superiore a quella nazionale. A dicembre 2021 la percentuale era di +4% a Verona e di +3,9% in Italia, un dato in crescita fino ad ottobre 2022 quando si è registrato il livello massimo pari a un +12,4% nella città scaligera e un +11,8% a livello nazionale.

Da ottobre a dicembre i dati hanno iniziato una lieve riduzione fino ad arrivare, per la prima volta nel corso dello scorso anno, ad un pareggio dei valori locali e nazionali sul +11,6%.

Ribassi e rincari nel mese di dicembre

In particolare, a dicembre i prezzi dei Beni alimentari su base annua sono in calo (da +14,1% a +12,9%; a livello nazionale da +13,2% a +12,8%).

La maggiore flessione riguarda i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +13,3% a +9,5%; a livello nazionale da +11,4% a +9,5%), della Frutta fresca e refrigerata (da 11,5% a 8,5%; a livello nazionale da +6,9% a +4,2%) e dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (da +18,5% a +7,0%; a livello nazionale da +14,8% a +7,0%).

Ancora in crescita su base annua i prezzi degli Alimentari lavorati (da +14,3% a +14,8%; in linea con il nazionale che da +14,3% a +14,9%).

La top ten di dicembre 2022

Crescono:

  • yogurt +3,8%,
  • cereali per colazione +3,6%,
  • latte in tero +3,2%,
  • conservato +3,2%,
  • riso +3,1%,
  • cioccolato +2,9%,
  • cacao e coccolato in polvere +2,6%,
  • patate +2,5,
  • succhi di frutta e verdura +2,4%,
  • alimenti per bambini +2,1%.

 

Calano:

  • frutti di mare surgelati -4,5%,
  • vegetali freschi o refrigerati -1,9%,
  • pasta secca – pasta fresca e preparati di pasta -1,4%,
  • pesci freschi o refrigerati -1,4%,
  • uova -1,4%,
  • salse e condimenti -1%,
  • altro oli alimentari -0,8%,
  • altri prodotti a base di cereali -0,7%,
  • patatine fritte -0,6%,
  • frutta secca, essiccata e noci -0,5%.

 

«Si tratta di un’inflazione che non si registra in Italia dal 1985 – ha sottolineato il presidente Bressan – con un livello di crescita che è passato da dicembre 2021 e a dicembre 2022 dal 4% al 12%. Un dato estremamente preoccupante, che pesa gravemente sui cittadini che si ritrovano quotidianamente ad affrontare un accrescimento inflattivo che ha raggiunto ormai la doppia cifra, una tassa occulta che riduce il potere di acquisto. I dati registrati da novembre 2022 in poi ci fanno però sperare in un miglioramento. La crescita si è infatti rallentata, con una leggera diminuzione. Una tendenza che ci auguriamo possa proseguire».

 

Occhio al prezzo: come funziona

Da Palazzo Barbieri si spiega il meccanismo dell'iniziativa: le informazioni verranno pubblicate, con cadenza mensile sui tabelloni dei varchi presenti agli ingressi cittadini e sul sito del Comune. Si parte da questo mese, attraverso la diffusione capillare delle notizie raccolta dalla Commissione comunale Controllo Prezzi Istat, con una specifica sulla crescita e sulla diminuzione dei costi dei prodotti alimentari più utilizzati.

«L’iniziativa, unica nel panorama italiano – ha spiegato l’assessore Federico Benini –, partirà da questo mese e punta ad accrescere le notizie in possesso dei cittadini su quelli che sono gli incrementi mensili dei prodotti alimentari. Un’adeguata informazione può portare, da una parte, ad un comportamento più attento del singolo consumatore, dall’altra, ad evitare alcuni comportamenti speculativi che possono essere alla base di un incremento dei prezzi che riteniamo del tutto ingiustificato e che pone Verona fra le prime dieci città più care d’Italia».

La Commissione prezzi e i dati Istat

«La Commissione prezzi – ha evidenziato il presidente della Commissione comunale Controllo Prezzi Istat Franco Bressan, – ha lo scopo di presentare all’Istat l’andamento dei costi relativi alla città di Verona. Insieme ad altri 80 capoluoghi d’Italia riusciamo a determinare l’andamento dell’inflazione. La cosa interessante è che l’inflazione veronese, per tutto quest’anno, è stata sempre superiore a quella italiana, anticipando quello che dopo poco diventa anche il trend nazionale».

«Verona negli ultimi 6 mesi è stata la città con la percentuale più alta di aumento dei prezzi di tutto il Veneto – ha dichiarato Maurizio Framba di Federconsumatori. – e sono 6 mesi che si trova nelle prime sei posizioni a livello nazionale. La nostra attenzione è rivolta in particolare sui prodotti alimentari, che registrano i principali aumenti con una crescita dell’inflazione annuale pari a +13,4%».

In estate il mix esplosivo tra siccità e caro energia

«Nel mese di agosto e di settembre – ha sottolineato Giorgio Girardi della Federazione Provinciale Coldiretti di Verona – è successo un mix esplosivo tra siccità e caro energia. Due fattori che hanno fortemente influenzato i costi, aggravando l’inflazione su questa tipologia di prodotto. Di conseguenza, e questo è un dato molto preoccupante, un cittadino su due ha ridotto i consumi di ortofrutta, penalizzando ulteriormente il settore».

La rilevazione dei dati

La rilevazione dei dati è curata in ambito locale dall’Ufficio Statistica del Comune, secondo metodi e tecniche definiti dall’ISTAT. Si svolge dall’1 al 21 del mese di riferimento su oltre 600 punti vendita (anche fuori dal territorio comunale) appartenenti sia alla grande distribuzione sia alla distribuzione tradizionale e a liberi professionisti, per più di 60.100 quotazioni annue degli oltre 670 prodotti compresi nel paniere. Il piano di campionamento dei punti vendita è realizzato in maniera tale da rappresentare tutta la gamma degli esercizi commerciali esistenti localmente.

A metà di ogni mese, secondo il calendario ufficiale ISTAT, vengono pubblicati sul sito comunale i risultati del calcolo dell’inflazione a Verona.

La top 10 dei ribassi e dei rincari nel mese di settembre

Carrello della spesa. Cosa sale. Considerando la spesa di una famiglia tipo, la classifica dei beni con rispettiva variazione mensile: 

  1. Vegetali freschi o refrigerati  +13%.
  2. zucchero  +8,7%.
  3. uova +3,8%,
  4. latte conservato +3,5%,
  5. alimenti per bambini +3,1%,
  6. pesce +3,1%,
  7. gelati +2,9%,
  8. latte scremato +2,6%,
  9. riso +2,5%,
  10. burro +2,4%.

Cosa scende: 

  1. patate con -5%. 
  2. frutta fresca e refrigerata con -4,3%.
  3. pesce surgelato fra il -1,5% e il -1,2%,
  4. frutti di mare freschi o refrigerati -0,7%,
  5. cereali per colazione -0,6%,
  6. pesce affumicato, secco e salato -0,5%,
  7. carne bovina -0,2%.

IL DOCUMENTO COMPLETO

Andamento dei prezzi al consumo

La crescita a settembre 2021 sullo stesso mese dell’anno precedente era del 2,7%. Ora siamo al +9,9%, con una differenza percentuale di un punto sul dato nazionale. La forbice tra locale e nazionale si è leggermente ridotta rispetto i mesi precedenti ma rimane sempre significativa e posiziona Verona tra le città più care d'Italia.

Da febbraio 2022 il capoluogo scaligero è sempre tra le prime dieci città con le percentuali più alte di rincari. Andamento confermato anche nel mese di settembre, dove Verona si è posizionata al sesto posto nella top nazionale, dietro a Catania, Bolzano-Palermo a pari merito, Ravenna-Trento sempre a pari merito, Messina e Bologna.

In tutta Italia l’aumento dei prezzi è dovuto soprattutto alle variazioni di spesa per la casa, elettricità e combustibili con una differenza tra settembre 2022 e 2021 del +32,1%, per alimentari e bevande analcoliche, del +11,7%. Per Verona, i capitoli che trainano i prezzi sono gli stessi, ma con percentuali più alte, pari al 35% per la prima voce (una differenza del 2,9% con il dato nazionale) e del 13,4 per cento per la seconda.