Sciopero dei gestori

Tutti in coda per il pieno: automobilisti confusi, benzinai indignati

La situazione ai distributori veronesi prima che scattasse la mobilitazione
Sciopero benzinai: code ai distributori veronesi
Sciopero benzinai: code ai distributori veronesi
Sciopero benzinai: code ai distributori veronesi
Sciopero benzinai: code ai distributori veronesi

La coda c’è e non c’è. Va e viene a tratti, nell’ora di punta del rientro a casa. Ma alle pompe del «self service», con pagamento alla cassa, è comunque un flusso continuo di automobilisti, più rassegnati che infastiditi. Stazione di servizio «Al Risparmio», intorno alle 18.

«Allora, domani c’è sciopero?», chiedono in molti al momento di digitare il codice, per 30, 40 euro, raramente il pieno. A Roma, «in extremis», si tratta. Il ministro del Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso incontra le rappresentanze della categoria. Momento di «riflessione» ma scipero confermato, con geometria variabile.

C’è la linea «dura e pura», chi opterà per una sola giornata di fermo delle pompe. «Andrà a finire con un 50 per cento. E sarebbe comunque una vittoria», fanno sapere fonti interne al settore. Alcuni distributori, soprattutto se legati alle «big» del settore petrolifero, potrebbero restare aperti. Ma senza certezze ufficiali per gli utenti. Bisognerà cercare, ed è quasi peggio di un’astensione totale.

Automobilisti confusi

Insomma, in tutta questa storia di accise, trattative, proteste e polemiche, dopo la scelta del Governo di imporre l’esposizione del prezzo aggiornato, qualcuno ha ragione? «Una parte almeno l’hanno anche loro, i benzinai, intendo», ammette Alessandro Lamarina, noleggiatore di automobili e furgoni. Su di lui l’altalena dei prezzi non pesa: «Paga chi prende in carico il mezzo, non ci sono state flessioni evidenti negli affari».

Lascia intendere la tradizionale tempesta in un bicchiere d’acqua: «Fino ad un anno fa i carburanti costavano più o meno come ora, non vedo la grande differenza. Il taglio delle accise ha certamente portato sollievo in un momento particolare, in cui i prezzi erano schizzati preoccupantemente verso l’alto. Sul resto... non entro nel merito». Come a dire (opinione ribadita da altri, più volte e con rassegnazione), come la scoperta del «caro pieno» sia più o meno equivalente a quella dell’acqua calda.

Benzinai indignati

«Il Governo, invece di aprire al confronto sui veri problemi del settore, continua a parlare di “trasparenza” e “zone d’ombra”. Lo fa per nascondere le proprie responsabilità ed inquinare il dibattito, lasciando intendere colpe di speculazioni dei benzinai che semplicemente non esistono», incalza dalla stazione di servizio dello stesso marchio, in Corso Milano però, Stefano De Beni, presidente dell’associazione di categoria (Figisc) aderente a Confcommercio.

«Ristabilire la verità dei fatti è prioritario», ribadisce. «Serve per aprire finalmente un confronto di merito». Uno dopo l’altro sfilano, fanno rifornimento e ripartono. «Non ci capisco, ogni giorno cambiano. Non si chi ha ragione», ammette Marco Hercn, albanese, operaio montatore nelle fiere. «Ogni giorno sono in trasferta, il diesel a questi livelli non aiuta, perché ci sono anche le spese per vivere, pagare l’affitto, mantenere la famiglia».

Utilitaria Peugeot. «Vado con la benzina», sorride Maria Di Nardo, napoletana per nascita, pendolare quotidiana tra Villafranca e Verona, «una quarantina, minimo, di chilometri ogni giorno. I mezzi pubblici funzionano, certo, ma se esci dal lavoro dopo le 20? Che fai?». Logica stringente. «Chi ha ragione? Nessuno, secondo me. Il fatto è che i politici non hanno il senso delle cose come stanno, forse non conoscono neppure il prezzo di un litro di latte, delle cose che incidono nella vita quotidiana».

Amarildo Cani, albanese, saldatore, in parte sposta la ragione sul fronte dei benzinai. «Del resto c’è poco da dire. O si abbassano i prezzi o (sorride, con sarcasmo) si alzano realmente gli stipendi». Monica e Valerio Poggiani sono i gestori. Decine di volte hanno confermato la notizia: «Sì, lo sciopero c’è, fino alle 19 di giovedì». Mentre a Roma si discute, ma questo l’utente non lo sa. «È un segnale, serve a fare capire che ci siamo. Questa storia? Noi gestori non c’entriamo, siamo l’ultimo anello della catena, altro che speculazioni». Fuori la processione continua. Rassegnata, ordinata. Trenta, cinquanta euro o il pieno. La prudenza è una virtù.

Paolo Mozzo