Parlano gli esperti veronesi e veneti

Variante omicron, «allarmismo eccessivo, i vaccini restano la nostra arma migliore»

Il ministero della Salute ha raccomandato alle Regioni di rafforzare le attività di tracciamento e sequenziamento dei tamponi. 
L’incubo si chiama «Omicron», il nuovo ceppo di Covid scoperto in Sudafrica e già arrivato in Europa e in Italia, giudicato dall’Oms «preoccupante perché a più alto rischio di reinfezione».
Evidenze scientifiche sulla maggior contagiosità della mutazione non sono ancora state verificate, ma in via esclusivamente preventiva il nostro Governo ha vietato l’ingresso in Italia a chi negli ultimi 14 giorni sia stato nella repubblica più meridionale dell’Africa oltre che in Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini. «Seguiamo la strada della massima precauzione», ha spiegato il ministro Speranza, ricordando che la chiusura dello spazio aereo è stata adottata anche da Usa, Israele e Gran Bretagna.


Sos variante Intanto in Veneto Omicron - in codice B.1.1.529 - non c’è (ancora). «Questa mutazione ad oggi non è stata trovata», tranquillizza Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, centro di riferimento nazionale per la sorveglianza delle varianti dei virus. Perchè allora tanta preoccupazione? «Ciò che al momento si sa è che l’elevato numero di mutazioni della proteina spike trovate in Omicron (ben 32) possa portare a un cambiamento significativo delle proprietà antigeniche del virus», è spiegato nella circolare che il direttore alla Prevenzione del Ministero della Salute Gianni Rezza ha inviato alle regioni, «ma finora non sono state effettuate caratterizzazioni virologiche e non ci sono prove di modificazioni nella trasmissibilità, nella gravità dell’infezione o nella potenziale evasione della risposta immunitaria». 
«Infatti, allo stato delle conoscenze epidemiologiche», interviene il professor Ercole Concia, già direttore delle Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliera di Verona, «sembra eccessivo tutto questo allarmismo. Il Covid muta, è il suo mestiere, lo fa di continuo ed ogni volta trova il modo di essere più forte». E aggiunge: «Omicron è l’ultima sua risposta, ma non deve scattare il terrore: di mutazioni in questi due anni ce ne sono state moltissime, per alcune si erano diffuse previsioni apocalittiche, come per la sud-americana, poi rivelatosi ingiustificato. Anche stavolta credo si sia giocato d’anticipo, prendendo decisioni come quelle di vietare i voli non supportate da evidenze di scienza». 
Concia è chiaro: «Non ci sono prove cliniche al momento che questo ceppo sudafricano sia più cattivo dei precedenti, cioè provochi più contagi, più ricoveri e più decessi. Stiamo a vedere cosa succede, certo non è l’approccio giusto quello di farsi prendere dal panico per ogni variante, perché sono moltissime. Direi quindi di tenere sotto controllo la situazione», continua, «di rimanere in vigile attesa, perché questo ci ha insegnato il Covid, a non sottovalutarlo mai, insistendo piuttosto nell’obiettivo dell’immunità di gregge potenziando la campagna vaccinale con le terze dosi e, per chi ancora non ne ha fatta nessuna, con la prima e la seconda. Anche sui bambini, il mio consiglio è di metterli in sicurezza appena sarà possibile». 


Appello a vaccinarsi L’infettivologo non ha dubbi: «Appena la fascia dei 5-11 anni sarà autorizzata, bisogna che i genitori capiscano che è meglio procedere. A chi sostiene, ed in parte è vero, che i piccoli sviluppano forme non gravi di infezione, rispondo che in Italia abbiamo avuto 36 bimbi uccisi dal Covid. Non vale la pena rischiare, oltre che per loro stessi anche per chi sta con loro perché è provato che sono i maggiori veicoli di trasmissione del contagio dal momento che nelle fasce più giovani della popolazione le percentuali di profilassi sono le più basse». E confida: «Ho due nipotini under 12, l’accordo preso con i genitori è di vaccinarli appena sarà possibile. Consiglio a tutti di farlo». 
Finora Omicron è stato rilevata in Sud Africa (59), Botswana (6), Hong Kong (2) e Israele (1) secondo i dati riportati nel database Gisaid EpiCoV. In Belgio è stato identificato un caso in una giovane donna che ha sviluppato i sintomi 11 giorni dopo aver viaggiato in Egitto via Turchia. 
«Anche per questa mutazione, come per tutte le altre incontrate», conclude il virologo, «è fondamentale, oltre all’arma numero uno che è il vaccino, mantenere le misure di contenimento come mascherina, distanziamento sociale ed igiene delle mani: non è che chi ha fatto il booster, ad esempio, possa sentirsi sicuro al punto da non adottare queste misure di protezione. Proprio perché circolano le varianti, è dovere di tutti tenere alta la guardia. Il lockdown dell’Austria è drammatico: non ci vuole molto a finire lì, basta credersi più forti del Covid e vivere come se non esistesse». 

Camilla Ferro