L'INTERVISTA A EVELINA TACCONELLI

Vaiolo delle scimmie, l'infettivologa: «Non facciamo allarmismi ma attenti ai sintomi sospetti»

L'infettivologa Evelina Tacconelli, dell’Azienda ospedaliera
L'infettivologa Evelina Tacconelli, dell’Azienda ospedaliera
L'infettivologa Evelina Tacconelli, dell’Azienda ospedaliera
L'infettivologa Evelina Tacconelli, dell’Azienda ospedaliera

Nessun allarme e nessuna analogia con la pandemia da Covid. Evelina Tacconelli, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Malattie infettive dell'azienda ospedaliera, ha seguito in prima  persona il caso di vaiolo che ha fatto tappa a Verona, e invita a stare tranquilli. «L'importante, come in tutti i casi di malattie trasmissibili, è condividere sintomi anomali con i medici per garantire diagnosi precoci e l'avvio di eventuali quarantene, ma siamo di fronte a un virus che conosciamo bene, che sappiamo come si trasmette e per il quale esiste un valido vaccino», assicura l’esperta veronese.

Il vaiolo, da cui – con l'inconfondibile stampino impresso sul braccio sinistro - anche in Italia ci si proteggeva fino agli inizi degli anni '80, da tempo provoca piccole pandemie in alcune zone del mondo, in particolare in Africa. Si sa come prevenirlo, oltre che come contrastarlo, e quindi non desta particolare apprensione tra gli esperti. «Il virus si trasmette per contatto stretto e prolungato con una persona malata», spiega Tacconelli. «I rapporti sessuali rappresentano il rischio più alto, ma il contagio può avvenire anche per via area, con una vicinanza stretta, inferiore a un metro. In genere si guarisce tra le due e le quattro settimane, senza particolari cure. La percentuale di mortalità è molto bassa, e colpisce in particolare i bambini o gli immunocompromessi». L'importanza di fare diagnosi, tracciare i contatti e limitare quindi il proliferare del virus è evidente. La malattia continua a esistere perché si trasmette tramite i primati, ossia le scimmie», precisa l'esperta. «Chi ci lavora o in qualche modo vi entra in contatto potrebbe subire un'aggressione, un morso e a sua volta, condividendo letto, lenzuola o vestiti con altre persone, può trasmetterlo e farlo girare».

 

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Il suggerimento, quindi, in caso di febbre e incomprensibili eruzioni cutanee, specie in caso si rientri da viaggi in aree di rischio o se si abbia avuto rapporti sessuali occasionali, è di contattare subito il medico. «La malattia si sviluppa tra i 6 e i 10 giorni dopo il contatto e, a febbre accompagnata da esantema, segue l'ingrossamento dei linfonodi», informa Tacconelli. «Le lesioni diventano pustole, specie sul viso e in vicinanza degli organi genitali. In due o quattro settimane si guarisce senza una particolare terapia, ma, come detto, i più piccoli e le persone fragili, come gli immunocompromessi, potrebbero invece avere conseguenze ben più gravi, persino letali. Se preso per tempo, però, ossia entro i cinque giorni dal contatto, lo sviluppo della malattia può essere bloccato sul nascere con lo stesso vaccino somministrato per la prevenzione. Per questo è importante avvertire subito i medici e proteggere così i contatti stretti», conclude la direttrice di Malattie infettive dell’Aoui, «facendo comunità e agendo in collaborazione, senza timori ed evitando lo stigma sociale, nulla porta a pensare che il virus possa circolare in modo preoccupante».

Chiara Bazzanella