L'avvocato Sabrina De Santi spiega la procedura

Vaccino Covid ai minori e genitori in disaccordo: «Decide il giudice»

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Avvocato De Santi (Aiaf) sui vaccini ai minori

Se in alcuni casi sono i dubbi di entrambi i genitori a frenarne la campagna di vaccinazione per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, in molti altri si tratta della resistenza di uno solo dei due. Resistenza che può portare davanti a un giudice, il quale deciderà direttamente o attribuirà ad uno dei due la facoltà di fare la scelta. Prima di arrivare ad una soluzione estrema, però, c'è la via del dialogo, consigliata anche da chi, in questo periodo, ha ricevuto nei propri studi tante famiglie in conflitto e incapaci di prendere una strada condivisa.

«Spesso il disaccordo non è frutto di trascuratezza nei confronti dei figli, ma di timori per la salute difficili da affrontare razionalmente in una situazione di conflitto. Soprattutto nel caso di genitori separati, per i quali il livello di conflittualità è particolarmente alto, il consiglio è di deporre le armi e parlarsi, ascoltarsi, andare insieme dal medico e riprendere un dialogo per fare qualcosa per i propri figli insieme», spiega Sabrina De Santi, presidente di Aiaf Veneto (Associazione Avvocati per la famiglia e i minori). Se questa via non fosse percorribile le strade sono due. Nel caso di genitori sposati il ricorso sarà al giudice ordinario, che ascolterà i genitori e il figlio, se maggiore di 12 anni, in alcuni casi anche se minore ma ritenuto capace di discernimento, e poi attribuirà a uno dei due genitori la facoltà di scegliere. Nel caso di genitori separati, il giudice davanti al ricorso convocherà in tribunale i genitori, ascolterà entrambi, ascolterà il figlio e poi deciderà direttamente sul sì o il no al vaccino affidando ad uno dei due la facoltà di accompagnare il minore.

«La tendenza dei tribunali in questi mesi è stata decisamente in favore del vaccino, seguendo di fatto la posizione della comunità scientifica. Ma», rassicura l'avvocata De Santi, «nel caso in cui sia il tribunale a decidere, non lo farà mai sulla base di dati scientifici generici. I genitori, infatti, dovranno produrre in giudizio un certificato medico che attesti la buona salute del figlio e quindi la sua specifica idoneità a ricevere il vaccino».

Laura Perina