L'AUTUNNO... AD AGOSTO

Un tappeto di foglie gialle, la siccità lascia il segno: «Meccanismo di difesa»

Cumuli di foglie lasciate cadere dagli alberi (Marchiori)
Cumuli di foglie lasciate cadere dagli alberi (Marchiori)
Alberi ingialliti in città (Marchiori)

Defogliazioni anticipate e crisi idriche delle piante stanno anticipando l’autunno in città. Decine di piante si stanno mostrando evidentemente assestate in parchi urbani o lungo corsi e viali. Nella zona del cimitero come in via Pancaldo, oppure in circonvallazione Oriani, lungo la ciclabile di Santa Lucia e nei dintorni di forte Gisella, o ancora in via Unità d’Italia gli scenari di foglie ingiallite e secche precipitate ai piedi degli alberi si susseguono.

Tra le specie principalmente in sofferenza spiccano i carpini, come si nota in via Torbido, ma anche i liriodendri, anche chiamati alberi dei tulipani, i cui esemplari sfilano in via Pancaldo. «Pure gli aceri campestri che stanno venendo piantumati da una decina d’anni sono in sofferenza, probabilmente perché ancora giovani», precisa il dirigente del settore strade del Comune di Verona, Stefano Oliboni. La perdita delle foglie rappresenta una difesa messa in atto dalle piante in situazioni di condizione avverse, come appunto la siccità. «Le foglie presentano dei piccoli fori, tecnicamente stomi, necessari alla evapotraspirazione. Per questo nelle zone boschive, dove emettono più evaporazione di acqua, il fresco è maggiore», spiega Oliboni. «In caso di siccità si innesca un sistema per limitare al minimo la superficie sottoposta all’evaporazione, da qui la caduta delle foglie. Le piante più sane, forti e adulte resistono meglio e, tramite le gemme avventizie, riescono a riprendersi. La cicatrice dovuta al forte stress resta, ma non è drastica come nelle specie più giovani e vulnerabili».

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Se le specie più in crisi, situate soprattutto nei giardini privati, sono le betulle, tra quelle che si stanno dimostrando più resistenti alla carenza di acqua spiccano gli alberi di Giuda, gli alberi dei Rosari e i Morus Fruitless, ossia i gelsi senza frutti. Anche le conifere, come pini, cipressi e cedri stanno rispondendo bene. «Teoricamente le piante autoctone di pianura e collina sarebbero le più resistenti, ma non è detto perché per esempio il salice, abituato a stare vicino a posti umidi, arranca nel caso in cui il fiume si ritira», fa notare il dirigente. «La conta dei danni la potremo fare solo alla ripresa delle piogge, ma di certo ci saranno più decessi di alberi rispetto alle scorse estati. Anche per questo stiamo pensando ad alberature e parchi sempre più sostenibili. Gli impianti di irrigazione si concentrano sulle nuove piantumazioni e trascurano di più l’erba, che ingiallisce ma poi si riprende, e chi si occupa del verde urbano sta valutando quali siano le soluzioni più resistenti. La sfida più grande, ovviamente, è riuscire a individuare specie che riescano a resistere a sbalzi termici estremi, sia caldi che freddi, in caso le temperature scendano ben oltre lo zero».

La piantumazione di specie autoctone non è una soluzione nemmeno per Giovanni Zanoni, esperto che fa parte della commissione del verde dell’Ordine degli Agronomi Forestali. «Le specie autoctone stavano bene nei boschi veneti, ma non è detto si adeguino ad ambienti artificiali come quelli urbani, in cui si mostrano più idonee alcune piante esotiche», evidenzia. «La nostra commissione ha predisposto un vademecum in cui si affrontano gli scenari che si andranno a configurare con i cambiamenti climatici. Serve una pianificazione e una programmazione adeguata del verde, affidandosi a tecnici specializzati in alberi e ambiente urbano. Ogni zona richiede la sua pianta. In periferia l’anno scorso, con la gelata tardiva di aprile, sono morti numerosi alberi e appena 500 metri più addentro la città, nessuna pianta ha invece manifestato crisi da gelo visto il microclima diverso».

Intanto, dal Comune arriva una risposta ai cambiamenti climatici. L’amministrazione, infatti, dichiara lo stato di emergenza e prepara il piano strategico con cui affrontare una delle sfide cruciali del nostro tempo. Per città come Verona, inoltre, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici risultano addirittura amplificati. Tra questi, le ondate di calore e le inondazioni dovute a forti precipitazioni. «Le strategie ambientali messe finora in atto si sono dimostrate insufficienti a contrastare efficacemente la crisi climatica in corso, ma l’aspetto positivo è il crescente interesse dei cittadini nei confronti di queste tematiche, ed in particolare a quelle sul cambiamento climatico, che suscitano forte preoccupazione, poiché il riscaldamento sta accelerando più di quanto molti si aspettassero, raggiungendo più frequentemente soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute», afferma l’assessore all’Ambiente, Tommaso Ferrari. «La transizione ecologica è perciò un processo a 360 gradi che riguarda tutti, nessuno escluso, e per il quale bisogna agire subito. Ci siamo dati tempi stretti, vista l’urgenza del tema, 200 giorni per redigere il piano e diventare operativi». Ferrari chiude: «A settembre porteremo l’atto di indirizzo all’esame del Consiglio comunale, per una condivisione più corale possibile».

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Chiara Bazzanella