NEGLI OSPEDALI

Quasi tutti senza vaccino i ricoverati per Covid a Verona. «Che errore non farlo»

I numeri sono ancora sotto controllo. Gobbi: «Malattie infettive quasi piene»
Operatore e pazienti in un reparto di terapia intensiva
Operatore e pazienti in un reparto di terapia intensiva
Operatore e pazienti in un reparto di terapia intensiva
Operatore e pazienti in un reparto di terapia intensiva

Tutti senza vaccino, o quasi. Con una percentuale che supera il 90 per cento e la certezza che il siero anti Covid tiene alla larga da non solo dalle terapie intensive ma anche dal ricovero in ospedale. È il quadro che emerge oggi nelle strutture sanitarie di città e provincia, dove si contano sette pazienti in terapia intensiva e 52 persona ricoverati in condizioni non gravi. Di questi la stragrande maggioranza non sono vaccinati, anche se chiamarli no-vax rischia di colpevolizzare anche chi non ha ancora ricevuto il siero anti Covid perchè impossibilitato a farlo o in ritardo.

 


«Il giovane - di circa vent’anni - che è stato qui una quindicina di giorni poche settimane fa era in lista per il vaccino e l’avrebbe fatto, non era stata una scelta, lo stesso dicasi per un paziente che abbiamo ricoverato in terapia intensiva, non era ancora riuscito a fare il vaccino e l’avrebbe avuto dopo pochi giorni», sottolinea Enrico Polati, direttore del dipartimento di Emergenza e Terapie intensive dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata. Per la maggior parte però si tratta di persone che non hanno voluto ricevere la profilassi anti Covid. «Non so se alla fine si convincano, in realtà con i nostri pazienti qui in terapia intensiva parliamo poco, però quando escono dalla situazione critica e poi arriva finalmente il momento di essere trasferiti ho sentito a più di qualcuno dire questa frase: che errore ho fatto a non vaccinarmi. E questo deve rimanere l’invito che diamo a tutti, rispettiamo qualunque tipo di scelta ovviamente, ma di sicuro oggi i dati ci dicono che chi entra in ospedale quasi certamente non è stato vaccinato».
 

 

Pochi casi ma continui E se oggi i numeri sono ancora bassi e lontani dalle soglie di guardia, di ricoveri ce ne sono ogni giorno. «Purtroppo ci sono anche persone che con casi gravi che entrano in terapia intensiva e qualcuno muore ancora, quello non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo», continua il primario della Rianimazione scaligera, «se a giugno non entrava nessuno ora i pazienti ci sono. Pochi, ma ce ne sono di nuovi ogni giorno, per questo ribadisco ancora una volta l’importanza della profilassi. Grazie all’estate e all’incremento del numero dei vaccini la situazione nei nostri ospedali è sotto controllo e riusciamo a prenderci cura al meglio non solo dei pazienti Covid ma di tutti i pazienti, l’importante è che tra settembre e ottobre non si inverta la tendenza e si torni indietro». Ad essere in pericolo oggi è soprattutto la categoria dei cinquantenni. «Oggi abbiamo un range di ricoverati dai 39 ai 68 anni qui in terapia intensiva a Borgo Trento, in generale il vantaggio rispetto a prima è avere persone meno avanti con gli anni, con gli anziani era tutto più difficile, oggi le persone sono più giovani e rimangono in ospedale per meno tempo. Si tratta comunque di quadri polmonitici molto gravi, ma ripeto dipende dall’età del soggetto: una persone di 40 anni avrà molte più possibilità di una di 70, attenzione, la malattia non colpisce soltanto i polmoni ma diversi apparati del corpo. Vaccinarsi è una libera scelta ma chi non lo fa si mette in pericolo e mette in pericolo anche chi vorrebbe vaccinarsi ma per svariati motivi non può farlo».

 

Sotto la soglia «Per fortuna al momento siamo abbondantemente sotto la soglia di rischio e non c’è la previsione di aprire altri reparti», spiega Claudio Micheletto, direttore di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera di Verona e già responsabile dell’Unità Covid a Borgo Trento, chiusa dopo il calo dei contagi con i pazienti trasferiti al reparto di Malattie infettive o in altri ancora. «La buona notizia è che ora il turnover è molto più veloce, abbiamo persone più giovani rispetto a mesi fa e quindi ci sono tempi più corti di ricovero, i pazienti restano meno tempo in ospedale. La situazione resta sotto controllo, l’incremento di casi e ricoveri c’è stato ma ripeto, con numeri lontani dalla soglia di allarme: e soprattutto parliamo di soggetti non vaccinati nella quasi totalità dei casi, qualcuno era impossibilitato a farlo ma nella maggioranza dei casi era una scelta».

 

Posti quasi pieni Un quadro generale lontano dai periodi più critici dell’emergenza sanitaria ma che comunque non permette alcun rilassamento. «È vero che ad oggi negli ospedali la situazione rimane abbastanza sotto controllo, ma è altrettanto vero che i posti letto nei reparti di Malattie infettive sono in gran parte occupati», il richiamo dell’infettivologo del Sacro Cuore di Negrar Federico Gobbi. «Il dato di fatto è che chi entra in ospedale oggi è nella grande maggioranza dei casi non vaccinato, con qualche paziente oltre i 60 anni che è stato vaccinato e viene ricoverato per una forma di supporto, senza altre complicazioni. E altro dato è che ci sono anche persone di 30 e 40 anni che entrano in ospedale senza essere stati vaccinati, solo l’età più giovane non mette al riparo dalle conseguenze del Covid».

Luca Mazzara