Caso unico in Italia almeno nelle città medio-grandi

Un sindaco nei dilettanti: Tommasi e i «Falchi», un’avventura senza fine

Il primo cittadino in campo con il Sant’Anna d’Alfaedo: «Contento di essere ancora qui, provo a tenere duro». Il fratello Alfonso in panchina, il nipote negli avversari
Il sindaco Tommasi in campo con i «Falchi» della Lessinia
Il sindaco Tommasi in campo con i «Falchi» della Lessinia
Il sindaco Damiano Tommasi in campo a Fosse (foto Marchiori)

Parte in panchina, com’è giusto che sia. Perché il mister non guarda in faccia a nessuno. Nemmeno in Seconda categoria. Il calcio è una cosa seria, soprattutto a Fosse. Dove l’erba è sempre verdissima e l’aria della Lessinia è il contorno perfetto per la prima giornata del campionato del Sant’Anna d’Alfaedo. Con un sindaco in più in campo, forse l’unico caso in Italia di un primo cittadino protagonista di una gara ufficiale di campionato.

La partita di Tommasi

Damiano Tommasi da qualche mese è il sindaco di Verona ma qui non è cambiato niente, arriva al campo con la borsa granata del San’Anna, si cambia nello spogliatoio e inizia a salutare i compagni. Qualche giovane, e poi gli amici di sempre. Una pacca sulla spalla con il mister, Davide Campostrini, e un’altra con il fratello Alfonso, allenatore in seconda. Poi il campo, il suo amato campo per scaldare i muscoli e sperare poi di entrare almeno nella ripresa.

Tommasi nello spogliatoio del Sant'Anna (Marchiori)

«Se non si allena è dura farlo giocare», sorride “Satana” Campostrini, «scherzi a parte è un orgoglio averlo ancora qui con noi, una soddisfazione per tutta la squadra. E poi giocarci di fianco per i giovani è importante, basta la sua presenza». Magari con qualche allenamento in più, come sottolinea anche il fratello Alfonso, sorriso stampato ma anche un pizzico di tensione perchè l’esordio in campionato è sempre una giornata speciale. «Ammetto che quando è stato eletto sindaco qualche timore l’ho avuto e non ero sicuro di vederlo ancora qui con noi», commenta Alfonso, «anzi a dire il vero ricordo che mi aveva detto: guarda che la visita medica ce l’ho valida fino al 2023... In realtà sarebbe bello averlo con noi anche per qualche allenamento, è sempre tanta roba». Come confermerà lo stesso sindaco scaligero appena entrato in campo corse e anticipi che restano nel suo dna a prescindere dagli anni che passano.

Una gara speciale: tra gli avversari c'è il nipote

È una gara speciale perché Damiano e Alfonso si trovano di fronte il nipote Matteo, classe 2001 figlio di Zaccaria Tommasi, anche lui ex calciatore dilettante e oggi direttore generale del Verona Women. «Sono contento di essere ancora qui, speriamo di tenere duro dai», sorride il sindaco di Verona prima dell’ingresso in campo, «un posto da titolare? Non mi alleno, spero di non diventarlo perchè vorrebbe dire che siamo davvero in pochi, e ormai il livello di corsa di noi vecchietti è quello che è. Continuare? Ci proverò e spero riuscire a dare la mia disponibilità. Il ciclismo e lo Stelvio? Quello è un hobby, è il calcio lo sport quello serio».

Esordio in un campionato ufficiale

Ma a Fosse si gioca una partita e per i Falchi del Sant’Anna il Burecorrubio è un osso duro. Il portiere di casa para un rigore, poi ci pensa Camparsi a portare in vantaggio i granata. Nel secondo tempo il mister fa un cenno a Tommasi che intanto passa le borracce ai compagni: via al riscaldamento prima dell’ingresso al campo dopo venti minuti della ripresa.

È l’esordio in un campionato ufficiale del sindaco scaligero. Che a 48 anni corre, eccome se corre ancora. Gli applausi del pubblico di Fosse, di chi lo accompagna da tutti questi anni con la maglia dei Falchi. «Il piede rimane quello purtroppo», scherzano al bar, «ma ragazzi, è sempre bello vederlo giocare». Si mette un po’ più avanti rispetto alla mediana, quasi dietro le punte.

A guardarlo dalla rete che circonda il campo c’è anche papà Domenico, sempre pieno di orgoglio. «È bello vederlo giocare ancora, speriamo che nol se fasa mal», usando il dialetto, e poi ancora con orgoglio: «nel Bure gioca il nipote, il figlio di Zaccaria. La sua carriera? Nel calcio ci vuole testa, Damiano me l’ha sempre detto e lui l’ha avuta. Meglio qui o sulla poltrona da sindaco? La testa serve nel mondo del pallone, ma forse in politica ancora di più. E ripeto, lui l’ha testa giusta ce l’ha sempre avuta».

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