Le testimonianze

Scuola no, anzi sì, anzi no. L'odissea fra tamponi e circolari (e la loro interpretazione)

Il centro tamponi di Marzana
Il centro tamponi di Marzana
Il centro tamponi di Marzana
Il centro tamponi di Marzana

 

«Papà, pensavo che non te l’avrei mai detto: ho tanta voglia di andare a scuola». Dallo specchietto retrovisore gli occhi si gonfiano di lacrime, mentre torniamo a casa a metà mattina. Dalla primaria hanno avvisato di venire a prendere tutti i bambini della classe, dopo una circolare del Sisp che lascia tutti di stucco.

È martedì: riavvolgiamo il nastro. Il giovedì precedente una compagna di mia figlia risulta positiva al tampone: l’ultima volta era stata in classe mercoledì, il 15. Dalla scuola avvisano di rimanere a casa, in attesa di disposizioni. Che arrivano venerdì mattina: si dispone un tampone da eseguire il giorno stesso. Dopo un paio d’ore di frenetici tentativi per trovare un posto libero (si può andare solo nei centri dell’Ulss 9, i test in farmacia non vengono accettati), siamo in coda a Marzana. Personale meraviglioso e tampone effettuato: negativo, come quello di tutti i compagni.

Come indicava lo stesso Sisp e come esigono i protocolli, lunedì si può tornare in presenza, in attesa di un nuovo tampone da effettuare dopo cinque giorni. Scatta la «sorveglianza sanitaria»: si può solo andare a scuola, niente attività extrascolastiche e niente contatti fuori dal nucleo familiare. Al solito, i ragazzi sono esemplari: mascherina tutto il tempo, ligi alle regole, hanno imparato da tempo come si fa. Nel fine settimana e per tutto il lunedì non arriva alcun messaggio del Sisp che indichi la data del secondo tampone e la fine della quarantena. Ma poco male, si sa che sono giorni frenetici per il Servizio di igiene: la comunicazione arriverà.

E infatti arriva il martedì, attorno alle 9, ma non è quella che tutti si attendevano. Viene infatti disposto un periodo di quarantena per tutti i contatti scolastici, retroattivo a lunedì 20 (quindi il giorno precedente, quando tutti sono andati a scuola): si protrae fino al 27 dicembre se si effettua un secondo tampone, fino al 29 dicembre se non lo si fa. Da notare che la bimba positiva è in quarantena fino al 25, dunque meno dei suo compagni risultati tutti negativi. Nella comunicazione il Sisp si richiama alla circolare del 14 dicembre della regione Veneto, quella che dice che «i Sisp possono prevedere misure aggiuntive e specifiche per le singole realtà interessate da situazioni epidemiologiche più impegnative, come ad esempio nel contesto di scuole già interessate da più eventi scolastici e in cui dovessero registrarsi altri casi in altre classi. In tali plessi, i Sisp potranno prevedere la quarantena anche in presenza di un singolo caso». Ma qui un secondo caso non c’è: né nella classe né nelle altre della primaria. Il Sisp, sollecitato, insiste sostenendo che la propria interpretazione della circolare è corretta, ma dalla Regione fanno sapere che le regole nel frattempo non sono cambiate, e che in presenza di un solo caso nella scuola, la didattica in presenza dovrebbe continuare.

Sta di fatto che i genitori alla spicciolata arrivano a scuola a prelevare i figli. Che, mogi e un po’ storditi, salutano da sotto la mascherina compagni e insegnanti: ancora una volta, la scuola chiude. Si rivedranno il 10 gennaio. O almeno si spera.

Riccardo Verzè

 

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La lettera di Marcella Esposito, mamma

 

A Natale, quest'anno, sarò sola con i miei due figli. Il più piccolo, di 7 anni, è compagno di classe di un bambino che, venerdì, è risultato positivo a un tampone rapido eseguito dalla sua pediatra, poi confermato da un molecolare. Da quel momento è iniziata, su indicazione del dirigente, la corsa alla prenotazione di un tampone rapido per ciascuno dei 17 compagni interessati.

Sembrava, in un primo momento, che avremmo potuto rientrare a scuola come classe sorvegliata per cinque giorni, in caso tutti i bambini avessero avuto un esito negativo del test cosiddetto “T0”. Ma l'iter si è subito dimostrato pieno di ostacoli e di contraddizioni. Le regole e le indicazioni sono cambiate in corsa, dalla mattina alla sera, tanto da sottoporci a un regime di quarantena sulla base di una nuova direttiva di cui non abbiamo ancora in mano alcuna documentazione. La circolare che ci è stata inviata dalla scuola subito dopo la comunicazione della positività dell'alunno, specifica infatti la possibilità di rientro a scuola in caso non vi siano altri casi di alunni positivi. Ci siamo precipitati a fare il tampone con questa speranza. Prenotare online è stata un'impresa. I posti continuano a liberarsi e occuparsi. Poi, tramite i primi genitori recatisi nei centri adibiti (perché il tampone per essere valido deve essere eseguito negli spazi indicati dall'Ulss e non in farmacia), abbiamo scoperto che potevamo metterci tranquillamente in coda senza prenotare. Anzi, avremmo dovuto farlo il giorno stesso, senza perdere tempo al pc, a quanto mi è stato detto dall'operatrice del drive-in di via Pasteur, alla Zai, dove mi sono recata sabato.

Ho rischiato che non facessero il tampone a mio figlio perché la circolare era stata emessa il 17, il giorno prima, anche se in essa si invita a prenotare il test “T0” a partire dalla giornata di emissione o in alternativa alla prima disponibilità possibile. Le stesse difficoltà sono state poste anche ad altri genitori che hanno dovuto insistere per ottenere il tampone, il che è incomprensibile. La corsa al test si è comunque rivelata inutile sia nell'illusione di poter far rientrare i bimbi a scuola, sia in quella di poter eseguire il tampone successivo entro cinque giorni, salvando il Natale dal distanziamento forzato dai parenti.

Tramite la rappresentante, in contatto con il dirigente, ci è infatti stato comunicato che le regole sono cambiate e ora il Sisp obbliga alla quarantena anche le classi con un solo positivo in classe e indica l'esecuzione del secondo tampone di verifica a 10 giorni dall'ultimo contatto con la persona positiva, che per noi sarà il 26 dicembre. Prenotare per Santo Stefano è impossibile. Torneremo a metterci in coda, il tutto su indicazioni informali e generiche.

Non abbiamo in mano un documento preciso, il Sisp non ci sta contattando. Il mio caso specifico, oltretutto, è anche più restrittivo perché mio figlio ha giocato con il bambino positivo anche dopo la scuola, in casa, per poco più di un'ora. E anch'io sono quindi direttamente coinvolta come contatto di prima persona. L'unico escluso è il mio figlio più grande, che era isolato nella sua stanza. Io e il piccolo dovremo fare il molecolare invece che il solo test rapido e le indicazioni ci sono state date dalla pediatra dopo la nostra “autodenuncia”, visto che la mamma del bambino positivo non è ancora stata contattata dal Sisp per la prassi da seguire. Essendo separata, mi ritrovo a casa lontana dai parenti, con uno dei figli che non può vedere il padre, la didattica a distanza da gestire e nessun'altra scelta che affidarmi a quanto mi viene comunicato giorno per giorno.