Un coltivatore di Isola della Scala

Scopre i ladri
e viene preso
a bastonate

La serra di Isola della Scala dov’è avvenuta la rapina
La serra di Isola della Scala dov’è avvenuta la rapina
La serra di Isola della Scala dov’è avvenuta la rapina
La serra di Isola della Scala dov’è avvenuta la rapina

Aggredito nella sua azienda dove era in corso un furto e dove lui si era precipitato dopo che era scattato l’allarme.

Non è la prima volta che ad Alberto, 42 anni, di Isola della Scala, vengono rubate attrezzature piuttosto che merce in quell’azienda all’avanguardia, messa in piedi con un sistema israeliano poi adottato dagli olandesi. 15 mila metri quadrati sotto serra.

La sua famiglia ha un’azienda che produce ortaggi da decenni. Per questo dopo svariati furti ha deciso di mettere un sistema d’allarme nell’azienda che si trova ai confini tra Isola della Scala e Tarmassia. Sabato sera verso le 21.30 scatta l’allarme. Così Alberto avverte un cugino e si mette in auto verso l’azienda che è lontana dalla sua abitazione qualche chilometro.

Una volta arrivato si dirige verso la serra. Quella zona infatti è «allarmata».

Basta aprire una delle porte che il sistema scatta. Ed è lì che il quarantenne si trova davanti due persone.

«A pensarci adesso ho sbagliato a reagire, poteva andarmi peggio», dice Alberto, «ma lì, sul momento, con una grande adrenalina addosso, mi è venuto istintivo cercare di fermare i ladri.

Non è la prima volta che subiamo un furto, accade di frequente. Una volta ci rubano il gasolio, altre un flessibile, altre volte sono mancate attrezzature, per questo abbiamo messo l’allarme. Qualche tempo fa mio padre, che è il fondatore dell’azienda aveva scoperto altri ladri, quelli erano lì per il gasolio. Così abbiamo messo l’allarme».

Alberto si è trovato davanti due persone.

«Non hanno parlato molto, ma per quel poco che ho sentito avevano un accento dell’Est. Mi hanno anche mostrato un coltello. Non un serramanico, ma uno di quelli che usiamo anche in noi in azienda per tagliare i cespi di insalata. È nata una colluttazione, uno di loro ha preso il manico di una scopa che era lì vicino e mi ha colpito. Istintivamente ho alzato il braccio. Il colpo secco mi ha spezzato l’ulna. Ho un mese di prognosi». Poco dopo sul posto è arrivato anche il cugino, ma i due se l’erano già data a gambe. È probabile che avessero un’automobile parcheggiata da qualche parte. Ma non nell’immediata vicinanza. «Ho detto loro di lasciarmi la sacca di pomodori, mi hanno risposto che i pomodori erano loro. Ho a che fare spesso con gente dell’Est perché viene a lavorare in azienda. Sono fatti così. Molte volte mi è sparita della merce. Ho detto loro di chiedermi la verdura, che gliela avrei data, ma loro la portano via senza chiedere e poi fanno i baratti. Qualcuno dà pomodori presi da me, altri uova presi altrove e via così».

Alberto ha denunciato l’episodio ai carabinieri di Villafranca. Ma non sarà semplice arrivare agli autori.

Alessandra Vaccari