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Ristoratori tra incertezze e malumori: «I plateatici? Non bastano. A gennaio terremo chiuso»

Tra gli operatori c’è preoccupazione nonostante la proroga del Governo delle regole per il suolo pubblico
Plateatici in via San Rocchetto (foto Marchiori)
Plateatici in via San Rocchetto (foto Marchiori)
Plateatici in via San Rocchetto (foto Marchiori)
Plateatici in via San Rocchetto (foto Marchiori)

L’ora “X” è scattata e passata. E nulla si è mosso di una virgola. Il termine ultimo del 30 settembre per i plateatici Covid è ormai un ricordo e, grazie alla proroga sancita dal Governo, la situazione rimarrà tale fino almeno alla fine dell’anno. I circa 400 plateatici XL e XXL sono dunque rimasti al proprio posto senza nemmeno bisogno di un’ordinanza comunale ad hoc in quanto a livello normativo è sufficiente il provvedimento del Governo per normare l’occupazione di suolo pubblico.

Parallelamente, il tavolo di confronto in Comune sul futuro del centro storico sta proseguendo ma, per ora, nulla è dato sapere sugli sviluppi. E intanto, gli addetti ai lavori sono ben felici di offrire ai clienti i propri spazi esterni ancora disponibili: sedie e tavoli tra ieri e sabato sono stati letteralmente presi d’assalto in un fine settimana baciato dal sole e che ha registrato nella città antica il tutto esaurito. Tuttavia, la preoccupazione per i prossimi mesi rimane. Ed è alta.

I costi del plateatico

Il plateatico infatti, pur rimanendo a detta della stragrande maggioranza degli esercenti una risorsa strategica e insostituibile, è comunque un’appendice del proprio locale e in quanto tale ha un costo: di suolo pubblico, certo, ma anche di illuminazione e, talvolta, riscaldamento. La voce che più incide, infatti, è quella dei cosiddetti "funghi" riscaldanti.

«Illuminare lo spazio esterno non è molto costoso, riscaldarlo sì. Quest’anno ho intenzione di offrire più cuscini e coperte ai miei clienti e tenere i meccanismi riscaldanti spenti, ad eccezione delle giornate più fredde o nel caso venga fatta espressa richiesta», spiega Michael Cortelletti, titolare di vari locali in centro da L’Olivo e La Costa in Bra a L’Impero di Piazza Dante. «Del resto, ridurre al minimo i consumi in questo periodo è anche una precisa responsabilità civile», aggiunge l’imprenditore italo-tedesco che, pur non entrando nel merito della questione plateatici e riordino del centro storico, auspica tempi brevi sulle decisioni. «Fare sintesi spetta all’amministrazione comunale che è custode del bene pubblico. Ciò che chiediamo come imprenditori sono informazioni certe e veloci, in modo da poter pianificare al meglio», chiude Cortelletti.

Serrande abbassate nei "mesi morti"

«I costi dei plateatici ci sono ma vanno necessariamente sostenuti, non c’è alternativa: si tratta di uno spazio troppo importante. Casomai, stiamo ragionando su possibili chiusure più o meno prolungate per quelli che saranno i mesi morti, a gennaio. Chi ha più di un locale, ottimizzerà la propria clientela in uno risparmiando sui costi», analizza Simone Vesentini, titolare di alcuni locali in Ztl e vice presidente della Corporazione Esercenti del centro storico. Un punto di vista condiviso da Patrizio Violante, titolare di tre tra osterie e pizzerie in centro. «Dobbiamo ottimizzare le spese, chiuderemo quando non ci sarà gente magari anche già a novembre dopo Fieracavalli e a gennaio. Ma allo spazio esterno è impossibile rinunciare. I miei clienti hanno dimostrato di gradirlo anche in inverno: guadagneremo meno perché costa ma si deve fare di necessità virtù».

Chi potrebbe decidere, invece, di “restituire” il plateatico, spiegano gli addetti ai lavori, sono alcuni ristoranti di target alto ma tra bar, locali, pizzerie e osterie nessuno sembrerebbe orientato in tal senso. «I plateatici allungati servono perché riescono a coprire almeno in parte i danni subiti negli ultimi due anni: mi stupisco ci siano politici che ancora devono pensare alla questione. Ho appena pagato 6mila euro di Enel, l’alternativa sarebbe chiudere», interviene Marco Righetto del Caffè Rialto, il cui plateatico a pochi passi da Porta Borsari è stato simbolo degli spazi XL e XXL. «Il discrimine, semmai, è su come deve essere gestito e tenuto: sono un biglietto da visita del centro, devono essere sempre ordinati, omogenei, puliti e impeccabili».

Ilaria Noro

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