giovane veronese sotto accusa

Si conoscono in vacanza, 18enne accusato di stupro da una 16enne dopo la serata assieme

Erano entrambi in vacanza, a Riccione. Due compagnie diverse, una composta da studenti di Verona, l’altra da ragazze che vivono nell’hinterland milanese.
La spiaggia di Riccione
La spiaggia di Riccione
La spiaggia di Riccione
La spiaggia di Riccione

Erano entrambi in vacanza, a Riccione. Due compagnie diverse, una composta da studenti di Verona, l’altra da ragazze che vivono nell’hinterland milanese. Alloggiavano in due appartamentini diversi, presi in affitto, in una struttura ricettizia e uno di fronte all’altro.
Fare conoscenza fu la cosa più semplice, la più immediata. Ma quel che accadde a notte fonda il 26 luglio del 2021, dopo una serata trascorsa in parte in un locale e in parte a chiacchierare, quel rapporto non voluto avvenuto nel bagno dell’appartamento occupato dai ragazzi, per lo studente veronese di 19 anni si è trasformato in una accusa pesante: violenza sessuale aggravata poiché la ragazza, anch’ella studentessa, aveva 16 anni.

 

Chiesto il rinvio a giudizio

Nei giorni scorsi il sostituto procuratore di Rimini Luca Bertuzzi ha chiesto il rinvio a giudizio per lo studente difeso da Guariente e Paolo Guarienti: l’udienza preliminare davanti al gup Vinicio Cantarini è stata fissata per il 18 gennaio. E in quella sede i legali del giovane valuteranno se chiedere un rito alternativo o se, qualora il magistrato decidesse per il rinvio a giudizio, affrontare il dibattimento davanti al Tribunale in composizione collegiale.
L’indagato ha sempre negato di aver preteso un rapporto nonostante il rifiuto della ragazza, di averla obbligata, sostenendo che si era trattato di un atto consenziente, anche se per lei era la prima volta. La difesa sottolinea che i ragazzi con i quali il giovane stava trascorrendo la vacanza quella notte erano nell’appartamento, qualcuno dormiva, qualcun altro era sveglio e non avrebbe udito nulla di strano, nessuna richiesta di aiuto o toni alterati provenire dal bagno. 
Da quella stanza dove, come denunciò la giovane, sarebbe avvenuta la violenza, supportata, oltre che dalla denuncia, anche dal referto stilato dai medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Ceccarini che riscontrarono alcune «lesioni lacero contuse» nelle parti intime.

 

Le lesioni e le diverse versioni

Le lesioni, giudicate guaribili in sette giorni, sono un dato incontestabile di un rapporto sessuale. Stando alle risultanze dell’indagine, sul pavimento del bagno vennero ritrovati alcuni profilattici non utilizzati anche se le bustine erano state aperte e, sostiene la difesa, questo dimostrerebbe che entrambi non erano particolarmente pratici e forse li stavano utilizzando per la prima volta.
Quella sera, prima dell’episodio, i due avevano trascorso diverse ore insieme, avevano bevuto, si erano scambiati effusioni, qualche bacio e poi sarebbero rimasti a chiacchierare per un po’ sul balcone. Che tra loro fosse scattato qualcosa, anche semplicemente una simpatia, per l’accusa, fu la ragione per la quale lei lo seguì.
Non ha mai negato lo scambio di tenerezze ma ha sostenuto di essersi rifiutata di «andare oltre». E di aver detto chiaramente che non voleva avere un rapporto completo con quel ragazzo di poco più grande di lei: lui aveva compiuto 18 anni quattro mesi prima, cioè in marzo.
Avevano bevuto e come poi lei spiegò ai carabinieri di Riccione lo aveva seguito anche perché aveva esagerato un po’ con l’alcol mentre lui continuava ad insistere di voler fare sesso e lei continuava a sostenere di non volerlo fare. Quando lei uscì dal bagno, spaventata e con quelle lesioni nelle parti intime, chiese aiuto alle amiche, avvisò i genitori (rappresentati dall’avvocato Maria Angela Mazzotti del foro di Ravenna), andò al pronto soccorso in seguito in caserma dai carabinieri. In gennaio, per lui, la scelta processuale: affrontare un dibattimento e ricostruire in aula, con i testimoni, la vicenda, oppure optare per un rito abbreviato davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Fabiana Marcolini

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