Responsabilità e orari disagiati Gli autisti che non si trovano più

Bus turistici  Il settore è in grande ripresa, servono autistiAtv  Stanno entrando in servizio 16 nuovi autisti, molti i pensionamenti
Bus turistici Il settore è in grande ripresa, servono autistiAtv Stanno entrando in servizio 16 nuovi autisti, molti i pensionamenti
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Sveglia prima dell’alba, turni spezzati con pause lunghe ma che impegnano per tutta la giornata, traffico e utenza non sempre educata, e soprattutto un investimento iniziale oneroso per prendere la patente D e il certificato di qualificazione Cqc necessario per condurre un autobus: una spesa di 4.500 euro. E così il mestiere dell’autista non attrae più. Ne sa qualcosa l’azienda di trasporto pubblico veronese Atv, da tempo alla ricerca di almeno una sessantina di persone: nel 2012 al concorso si presentarono 1.400 candidati, all’attuale poche decine. L’azienda, inoltre, l’anno scorso, ha indetto un bando-corso di formazione, in collaborazione con la Regione, per preparare 16 giovani autisti garantendo loro, al termine del percorso, la patente gratuita e la certezza dell’assunzione. Questi 16 sono ora in immissione. Ma nel frattempo il flusso in uscita di chi va in pensione è continuo. Quindi il saldo resta negativo. I circa 600 autisti non bastano e così sono state sospese dieci corse urbane nelle ore meno trafficate e le notturne (da mezzanotte alle 2) di venerdì a sabato. Anche sul fronte privato si soffre, soprattutto per il turistico: con il covid molti stagionali sono passati al trasporto su camion. Gli stipendi È un lavoro impegnativo e di responsabilità, quello dell’autista, svolto per circa 1.100-1.200 euro netti al mese, più tredicesima e quattordicesima. Nel privato, per gli scuolabus il contratto è part time al 75 per cento per 1.100 euro mensili, sempre con 14 mensilità, (nei casi di servizi gravosi si ha diritto al tempo pieno di 1.350 euro). Nel turistico, si può arrivare a una media di 2.000 euro, tra alta e bassa stagione. È un mestiere che non piace più? «C’è disaffezione perché ha tante responsabilità trasportando persone», spiega Luca Dal Dosso, autista di Atv dal 1994 e rappresentante della Cisl. «Richiede un investimento oneroso per fare la patente; col tempo lo stipendio è andato ai minimi storici; la qualità di vita lavorativa incide anche sulle famiglie: un turno di sei ore e mezzo ci occupa dalle 5.30 alle 16 o dalle 11 alle 22, e si lavora nei festivi. Infine è cambiata l’utenza: c’è chi fa quello che vuole e si comporta male e noi abbiamo le mani legate e rischiamo la nostra incolumità». Il presidente Atv È un problema articolato, secondo il presidente di Atv, Massimo Bettarello: «In passato avevamo tanti autisti, anche provenienti da altre regioni. E oggi non solo si presentano in pochi al concorso e il flusso si è fermato, ma molti sono tornati nel loro paese d’origine. Forse non c’è l’urgenza di trovare un lavoro che, è evidente, oggi viene scelto in base ad altre variabili. Questo mestiere è duro, rischioso, snervante, ha orari complicati, è cambiata la società: il tramviere era un pubblico ufficiale rispettato, oggi la gente non rispetta neppure il carabiniere. Tuttavia è un lavoro che prevede 14 mensilità, buoni pasto e premio, non lo metterei all’ultimo posto nella classifica degli stipendi. E la patente D è sì un investimento, ma è anche una garanzia di assunzione». Bettarello ricorda poi il corso-concorso pilota appena concluso che si vorrebbe estendere per più anni in tutte le province venete: «Sedici ragazzi veronesi si sono iscritti grazie al fatto che facciamo prendere la patente a 21 anni e non a 24 ed evitando loro i costi. Li intercettiamo giovani, appena finita la scuola». Consorzio Eurobus «I costi per la patente sono molto alti, ma quando è uscito un bando statale per giovani disoccupati che erogava contributi per coprire anche metà della cifra, il fondo è rimasto inutilizzato», spiega Aldo Zanteschi, presidente di Eurobus, il consorzio veronese che raggruppa oltre una quarantina di aziende di trasporto. Anche nel privato, infatti, si fatica a trovare autisti. «Per gli scuolabus probabilmente pesa lo stipendio forse poco allettante per turni di lavoro spezzati: gli autisti escono nell’ora di punta per accompagnare e andare a prendere gli alunni, quindi pur con lunghe pause, c’è comunque un impegno per tutto l’arco della giornata. Per il settore turismo, invece», continua Zantedeschi, «con le chiusure durante la pandemia, abbiamo perso gli stagionali che sono passati al camion. Quest’estate abbiamo visto un’esplosione di richieste per turisti e fatichiamo a sopperire alla richiesta e ancora non è ritornato il turismo asiatico e quello americano». «Ma siamo fiduciosi», conclude Zantedeschi. E ne ha motivo. A settembre Eurobus ha compiuto un «miracolo» nel reperire in 10 giorni 30 autobus e 30 autisti per il servizio di scuolabus del Comune di Verona, per il quale si è aggiudicato un accordo ponte per l’anno scolastico 2022-2023. «Per molti soci ha significato la ripresa del precedente storico lavoro, svolto per generazioni. Sono 17 aziende per 30 linee e 600 alunni trasportati, dagli asili nido alle scuole medie, 45 persone impiegate, assistenti comprese».•.

Maria Vittoria Adami

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