Violenza sessuale

Quindicenne beve troppo e l’amico abusa di lei in auto: condannato a sei anni di reclusione

"Mi sentivo una bambola di pezza" ha detto la ragazza dopo la violenza
"Mi sentivo una bambola di pezza" ha detto la ragazza dopo la violenza
"Mi sentivo una bambola di pezza" ha detto la ragazza dopo la violenza
"Mi sentivo una bambola di pezza" ha detto la ragazza dopo la violenza

Una serata trascorsa con amici, qualche bicchiere di troppo e un dopo cena culminato in un rapporto sessuale con il ragazzo, più grande di lei di qualche anno, che l’aveva accompagnata a casa. La ragazza, 15 anni nell’aprile 2019, era alterata, aveva bevuto vino, birra, un cocktail e infine un amaro. Aveva dato di stomaco nel parcheggio del centro commerciale e il giorno dopo non ricordava molto se non che stava male e che aveva subito quello che lei non avrebbe voluto, ovvero un rapporto completo.

Sei anni di reclusione oltre a un risarcimento di 30mila euro la condanna inflitta ieri dal collegio presieduto da Alessia Silvi a un giovane di 22 anni difeso da Matteo Nicoli (lei è parte civile con l’avvocato Veronica Villani) accusato di violenza sessuale su minore perché se anche i due si baciarono ciò che avvenne in una stradina bianca, sul cofano della sua auto, non era nelle intenzioni della ragazza che gli chiese di fermarsi perché le stava facendo male. «La mia cliente ricorda poco, lo ha sempre detto. ”Mi sentivo come una bambola di pezza” e ricorda solo un dolore indicibile, la ragione per cui gli chiese di fermarsi. Il consenso ad un bacio non è il consenso ad avere un rapporto», la tesi dell’avvocato Villani. «Si è colpevolizzata ma il giorno dopo ha deciso di parlare dell’accaduto».

Diverso il racconto del giovane: «Eravamo brilli e per questo avevamo deciso di ordinare una pizza», ha spiegato al collegio. «Siamo scesi nel parcheggio sotterraneo per fumare una sigaretta, in ascensore io e Grazia (è un nome di fantasia, ndr) ci siamo baciati. A me lei piaceva, avrei voluto frequentarla». Una volta nel seminterrato la ragazza ha dato di stomaco, barcollava e le sue condizioni di non completa lucidità vennero immortalate dalle telecamere. «Si era scusata molte volte per quello che era successo». Erano quindi andati in un parco nelle vicinanze dove un’amica di Grazia gli aveva raccomandato di accompagnarla in orario altrimenti i genitori, piuttosto severi, l’avrebbero sgridata probabilmente anche perché si sarebbero accorti che aveva bevuto. Accompagnò prima l’amico, ha sostenuto che fu Grazia a chiedere di avere un rapporto che iniziò in auto e proseguì all’esterno, sul cofano. Una versione che stride con quanto la persona offesa spiegò, e cioè che ad un certo punto gli disse di smettere, cosa che lui non fece. Il giorno dopo ricevette la chiamata dell’amica di Grazia: «Mi disse che ero un porco che avevo approfittato della sua amica». Lo chiamò anche il padre per insultarlo: «Dissi che sarei andato a parlare con lui. Mi accusavano di cose non vere e quando ho visto l’accusa sono crollato, per un anno ho preso farmaci». La difesa ha fatto emergere alcune discrepanze, il collegio ha condannato.

Fabiana Marcolini