Era fermo alla fermata del bus

Paura in centro, quattordicenne aggredito davanti a Castelvecchio

Il gruppo formato da sei o sette ragazzi, tutti di età compresa tra i 17 e 20 anni. La madre del ragazzo ha sporto denuncia: «Per senso civico»

Ore 16, sabato pomeriggio, fermata del bus di Castelvecchio. Un quattordicenne porta alla fermata tre sue amichette coetanee. È un ragazzino ben educato e preferisce accompagnare le ragazze alla fermata perché sa che in giro ci sono gruppi di ragazzi che molestano e importunano. Arrivato alla fermata del bus il ragazzino e le amiche viene accerchiato da un gruppo, tra loro, un numero che potrebbe essere di sei o sette, anche un ragazzina.

Nella «baby gang» anche una ragazzina

Il ragazzino viene spintonato, a dargli la pacca più pesante alla spalla è la giovane. Il gruppo, 16 e 20 anni, tutti “extracomunitari”, gli sputano più volte in faccia. Lui cerca di non reagire. Non reagisce perché è stato educato così, perché sa che potrebbe essere peggio. Finisce per terra, poi il gruppo sale sul bus. Puzzavano di fumo, ha detto il giovane, forse erano «fatti» o ubriachi.

Un signore extracomunitario si avvicina al ragazzino, gli chiede se sta bene, nessun altro interviene. Il giovane chiama il padre che poco dopo lo raggiunge e insieme decidono di recarsi in questura per sporgere denuncia. Ma all’ingresso di lungadige Galtarossa, dal citofono i poliziotti spiegano che è necessario passare in orario d’apertura degli uffici, magari con un certificato medico. Così il giovane va in ospedale e si fa refertare. E soltanto verso le 23 rientra a casa con il padre.

È un codice bianco, la sua prognosi, nulla di grave, anche se la madre (che è medico) ha intenzione di fargli fare le analisi considerato che di sputi ne ha presi tanti ed è preoccupata che possa aver contratto qualche malattia. «Noi non abitiamo in città», spiega la madre del giovane, «mio figlio frequenta la scuola qui e quando vuole restare con gli amici o io o mio marito restiamo sempre nei paraggi perché sappiamo che è in un’età difficile. Ci sentiamo disarmati davanti a quello che è accaduto, ed anche sul fatto che non sia stato possibile entrare in questura e mettere a verbale la denuncia», che poi la donna ha cercato di sporgere ieri pomeriggio dai carabinieri, ma le caserme cui si è rivolta chiudono alle 16.30.

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Il racconto della madre

«Sabato i poliziotti ci hanno parlato al citofono, nessuno che sia uscito a darci un consiglio, ci hanno solo chiesto perché il ragazzo non avesse chiamato subito la polizia. Mio figlio era sotto choc e per lui è stato “normale“ chiamare mio marito, non è abituato a chiamare le forze dell’ordine, non gli è mai capitato di essere aggredito o di avere questa necessità», spiega la madre, «da genitore oltre allo spavento preso per quanto accaduto mi sono sentita abbandonata a me stessa. Noi i figli li educhiamo e li seguiamo, vogliamo fare denuncia per senso civico, ma ti fanno passare la voglia. Lavoriamo, non è che possiamo andare e tornare dalla questura o dalle caserme ogni giorno».

«Io non ne faccio una questione di stranieri o italiani, anche se mio figlio ha detto che il gruppo era composto da stranieri, questi sono delinquenti e basta», conclude la madre dell’aggredito, «e non è normale che ci sia stato un unico signore, per altro straniero, a chiedergli se fosse tutto a posto, mentre nessun altro è intervenuto o ha allertato le forze dell’ordine».

La zona tra l’Arco dei Gavi e Castelvecchio, soprattutto lo scorso anno era molto controllata poiché si erano verificate alcune aggressioni e rapine ai danni di ragazzini. I responsabili vennero individuati dai carabinieri avevano tra i 15 e 17 anni e facevano parte di un gruppo composto da circa una ventina di persone residenti in svariate parti della città e anche della provincia. Si davano appuntamento on line, con frasi del tipo: «Sabato andiamo a fare casino in città». Rapinando e picchiando.

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Alessandra Vaccari