il dibattito tra norme, tutela e buon senso

Fotovoltaico a Verona: «Pannelli solari in centro storico? il mimetismo è necessario»

Due anni, del tutto speciali. E una ventina di impianti fotovoltaici autorizzati ed installati, proprio nel cuore tutelatissimo di Verona. Sarà presto il sole, anche nel nucleo monumentale e dintorni, una delle vie d’uscita dall’impazzimento delle bollette? «Non c’è, per ora, un “exploit“ nelle richieste. Ma bisognerà attendere gli sviluppi della situazione, può essere che qualcosa cambi», ammette il Soprintendente per Archeologia, belle arti e paesaggio, Vincenzo Tiné. «Su questo fronte, comunque», aggiunge, «la tecnologia potrà fornire un aiuto». Conferma intanto il quadro normativo: «Sgravi e “bonus“ non incidono, la città resta soggetta al vincolo sui centri storici di particolare rilievo, la lettera “C“ del Codice dei beni culturali. L’autorizzazione è dunque sempre necessaria». Ma non sarebbe Italia se non vi fosse un paradosso: «Basta scendere di un paragrafo, al “D“, che riguarda le vedute panoramiche, per trovare, piuttosto assurdamente, la liberalizzazione».

L’assessore comunale alla Transizione ecologica. Tommaso Ferrari, aveva indicato nei giorni scorsi la rotta. Lo sfruttamento, al massimo possibile, del «tesoretto» delle rinnovabili: risparmi sugli sprechi e nuovi investimenti nel segno della sostenibilità «in particolare nel settore fotovoltaico». Troppi lacci normativi, mentre l’emergenza energetica incalza? La materia, su cui a Bologna sta divampando una battaglia politica (ed elettorale) per una più ampia liberalizzazione nelle installazioni, è certamente delicata. «Gli edifici costruiti dopo il 1945 non incontrano normalmente ostacoli nella concessione per collocare gli impianti», sintetizza Tiné. «Ben diverso il caso per quelli pre-bellici: la possibilità non viene esclusa “a priori“ ma dev’essere valutata singolarmente quanto a compatibilità con i vincoli monumentali, verificando magari la presenza di spazi non visibili dall’esterno». In ogni caso il passaggio amministrativo è obbligato, per tutti: presentazione del progetto in Comune, valutazione da parte della commissione paesaggistica ed ultima parola alla Soprintendenza. Ci sono scenari che mai si verificheranno, evidentemente. «A nessuno che si affacciasse dalla Torre dei Lamberti piacerebbe, del resto, vedere il tetto della Domus Mercatorum coperto di pannelli», ironizza Tinè. «Ma gli uffici locali del ministero», conferma, «si stanno dimostrando sempre più consapevoli degli scenari mutati. Le concessioni, dove esse siano minimamente compatibili, non sono affatto escluse».

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La differenza tra il «sì» e il «no», di fatto, sta nel metodo. «Esistono tecnologie che un tempo non erano disponibili: pannelli mimetici, anche dello stesso colore dei coppi. O da installare addirittura negli infissi o sulle vetrate», spiega citando l’esempio recente di un palazzo storico a Bassano del Grappa. «Chi decidesse in tal senso dovrà però, ovviamente, rivolgersi a professionisti altamente qualificati, valutando i benefici in termini di resa ed impegno e cercando l’equilibrio possibile. Più il progetto è buono, maggiori sono le possibilità di approvazione». Questione di convenienza e di costi, dunque: la tecnologia solare sofisticata e compatibile con i vincoli storico-monumentali ha un prezzo decisamente più elevato rispetto all’impianto «standard» collocabile sul prato di una villetta di periferia. Non c’è, per ora, il «boom» nelle richieste per il solare nel centro storico. E Tiné non pare preoccupato. «Vedremo come andranno le cose, sul piano energetico, nel futuro. Forse si capirà anche quante richieste siano state avanzate solo sulla scia degli sgravi», osserva. Ma per una risposta servirebbe calcare i terreni, scivolosi, dell’economia e della geopolitica.

Paolo Mozzo

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