Il caso

Nessuna donna nel cda di Veronafiere, il ministro: «Fatto grave». Depositata un'interrogazione parlamentare

Il palazzo di VeronaFiere in viale del Lavoro
Il palazzo di VeronaFiere in viale del Lavoro
Il palazzo di VeronaFiere in viale del Lavoro
Il palazzo di VeronaFiere in viale del Lavoro

«L’aver proceduto a nomine di soli uomini nel cda di Veronafiere ritengo sia un fatto grave che colpisce ed è in contrasto con la scelta chiara che come Governo stiamo portando avanti per promuovere pari opportunità e leadership femminile. Non si comprende, tra l’altro, perchè non si sia voluto trovare competenze femminili, a meno che non si voglia asserire che non ve ne fossero, cosa ampiamente sconfessata dal numero di profili femminili altamente qualificati nel nostro Paese e nel territorio veneto. È un fatto grave in sè e per gli effetti che ha sulla comunità di Verona, dandole un volto parziale che non merita». Lo ha affermato la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti in un post su Facebook, commentando la polemica esplosa a Verona a seguito delle nomine per il rinnovo del cda di Veronafiere.  Il neoeletto Consiglio di amministrazione di Veronafiere, presieduto da Federico Bricolo, leghista, è infatti tutto al maschile. Zero donne. Una decisione che ha fatto scoppiare il caso politico,  entrato di peso nella campagna elettorale. 

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Il sindaco Sboarina, al centro della polemica per queste nomine decise alla viglia delle elezioni amministrative, ha replicato anche oggi: «Lorenzo Guerini, Andrea Orlando e Dario Franceschini, nel governo Draghi il Pd ha scelto tre maschi, il centrodestra tre donne: Mariastella Gelmini, Erika Stefani e Mara Carfagna. Direi che le quote rosa sono un problema più a sinistra che a destra, solo che il Pd è senza vergogna e ci costruisce addirittura una inutile polemica elettorale sul nuovo cda di Veronafiere». 

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INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

«Sulle nomine tutte al maschile dei vertici di Veronafiere ho depositato in Parlamento un'interrogazione alla ministra Bonetti, perché si attivi velocemente per chiarire se è stata aggirata la legge che prevede il rispetto della parità di genere nella composizione dei Cda delle aziende pubbliche. Siamo davanti a un vero e proprio caso su cui non abbiamo intenzione di lasciar correre».

Lo annuncia Alessia Rotta, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori pubblici della Camera e candidata per il Partito Democratico al Consiglio comunale.

«Le scuse accampate da Sboarina sono irricevibili, come il suo tentativo di sviare il discorso dai fatti che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Sboarina dovrebbe ricordare che il Pd veronese, quando ne ha avuto l'occasione e la responsabilità, ha indicato due autorevoli figure femminili per la scelta di ruoli di primo piano in Acque Veronesi e Agsm. E tutto il Pd ha saputo anche ammettere gli errori fatti in alcune occasioni rispetto alla rappresentanza femminile, tanto che oggi sono donne tutte le sottosegretarie dem così come le capogruppo di Camera e Senato. Il sindaco Sboarina invece è capace di ammettere l'errore? È capace di assumersi la responsabilità di certe scelte senza gettare fumo negli occhi dei veronesi?»

 

CERTIFICAZIONE DI PARITA' DI GENERE 

Candidare tutte le aziende partecipate del Comune di Verona a ottenere la certificazione della parità di genere, prevista dal Pnrr e introdotta dalla Legge di Bilancio 2022, che attesta le misure adottate sui luoghi di lavoro per costruire una vera parità tra uomini e donne. Lo propone il movimento civico Traguardi.

Fra l'altro, sottolineano, «chi ottiene questo riconoscimento, a patto di soddisfare determinati requisiti, può accedere a sgravi contributivi e ha una via preferenziale anche per l'accesso ai fondi del Pnrr».

«La certificazione presuppone che si è compiuto un percorso concreto e strutturale verso la parità nei luoghi di lavoro, dunque può rappresentare una svolta», affermano Tommaso Ferrari, consigliere comunale, e Beatrice Verzè, vicepresidente di Traguardi. «Ma non solo. Si tratterebbe di un segno concreto della volontà di cambiare lo status quo, visto che a Verona, come ha dimostrato la recente nomina di un CdA tutto al maschile per Veronafiere, la questione della disparità non ha a che fare semplicemente con il pregiudizio, ma con un preciso sistema di potere».