Il deputato veronese, rieletto

Fontana: «Congressi in tutti i Comuni. Ora la Lega deve recuperare la sua identità»

«Dimensione dei territori e nuovo linguaggio, così la Lega può risalire». «Ormai il voto è fluttuante: brava la Meloni a intercettarlo»
Lorenzo Fontana, veronese, vicesegretario federale della Lega
Lorenzo Fontana, veronese, vicesegretario federale della Lega
Lorenzo Fontana, veronese, vicesegretario federale della Lega
Lorenzo Fontana, veronese, vicesegretario federale della Lega

Dopo la scoppola come partito - l'8,8 per cento; meno 8 rispetto al 2018, a livello nazionale - pur in una vittoria come centrodestra e con Fratelli d'Italia al 26, la Lega tenta la risalita. In mezzo alla rivolta della base, che invoca congressi e coinvolgimento, e un nuovo corso del segretario Matteo Salvini. Lorenzo Fontana, 42 anni, veronese, rieletto deputato, vicesegretario federale della Lega, detta la linea.

 

Onorevole Fontana, la vostra base scalpita e chiede i congressi. La seguirete?

In realtà erano già partiti, a livello di sezioni. Poi abbiamo avuto elezioni amministrative, crisi di governo, elezioni politiche. Questa fase si sarebbe dovuta chiudere il 30 settembre, ma slitterà a fine ottobre-metà novembre. Poi entro fine anno faremo quelli provinciali e poi i livelli più alti.

 

In Veneto FdI vi ha più che doppiato, a Verona ha tre volte voi...

Beh, intanto a livello nazionale e anche veronese, e penso al Pd che non ha alcun parlamentare eletto, c'è chi sta peggio. Non dimentichiamoci che, nonostante il risultato negativo della Lega, saremo pur sempre al governo, e in un governo di centrodestra, più omogeneo. E avremo un centinaio di parlamentari, di maggioranza.

 

Ma perché il calo?

Negli ultimi due anni abbiamo fatto fatica, in un governo come quello di Draghi in cui eravamo in maggioranza con forze ideologicamente distanti da noi. Ma il dato vero è che ormai il voto alle politiche è di opinione e molto fluttuante.

 

Che cosa intende?

Nel 2013 ci fu il boom del 5 Stelle e noi eravamo al 4 per cento. Poi venne Renzi, che andò al 40, anche in Veneto e noi eravamo sempre bassi. Poi, nel 2018, la Lega al 30 per cento, in Veneto. Nel 2019, con noi al governo del Paese, alle europee noi al 50, in Veneto. Stavolta il voto è andato a FdI di Giorgia Meloni, brava a fare opposizione al governo Draghi. Ma c'è dell'altro.

 

Cioè?

Anche leghisti hanno votato FdI, stavolta.

 

Lei è tra gli ideologi della nuova Lega salviniana senza "Nord", nel simbolo, di stampo nazionale. Vi ha danneggiato, questo?

La mia visione è sempre stata chiara ma non è stata seguita del tutto. Giusto che la Lega andasse oltre la Padania, ma senza però perdere la dimensione identitaria dei territori. Non dobbiamo essere un partito nazionalista, come FdI. Noi dobbiamo valorizzare tutte le regioni, con le loro peculiarità, come si è visto dalle bandiere a Pontida. Lega significa varie leghe territoriali che si uniscono per una battaglia comune.

 

Quanto ha pesato il fatto che l'autonomia del Veneto, cinque anni dopo il referendum, non c'è ancora?

Ha pesato. Perché la gente è disillusa e pensa che sia irrealizzabile. Comunque, chiedere ai ministeri romani che rinuncino a competenze e finanziamenti, non è facile, e non la concederanno mai facilmente.

 

L'assessore alla sanità dell'Umbria, il veronese Luca Coletto, dice che la Lega non coinvolge più i militanti e i territori e da qui la rivolta verso i vertici.

Ho visto sindaci, amministratori e militanti molto coinvolti, come i candidati, che ringrazio per il grande lavoro. Inoltre mi pare che FdI non sia così radicata sul territorio. Pertanto temo che il problema non sia principalmente il territorio. L'analisi del voto va fatta seriamente altrimenti si sbaglia la diagnosi.

 

C'erano mali di pancia per candidature leghiste ritenute tutte "salviniane".

Non è così. Erano rappresentative dei diversi territori e poi il federale ha valutato l'impegno romano degli uscenti e i curricula dei nuovi. E ha premiato determinati profili. Ma non è stata decisione calata dall'alto e irrazionale. Pure io le pensavo diverse, ma poi credo siano state fatte le scelte migliori.

 

E ora, Fontana?

Dovremo dare spunti nuovi al lavoro del governo. La Lega ha bisogno di un po' di freschezza, anche nel modo di comunicare.

 

Ci sono i presidenti di Regione Zaia, del Veneto, Fedriga del Friuli Venezia Giulia e Attilio Fontana della Lombardia, che potrebbero giocare un ruolo in questa nuova fase leghista?

Al Consiglio federale di martedì si è visto che la nostra classe dirigente è più compatta di quanto appaia all'esterno. Tutti possono dare consigli a Salvini, ma credo che nessuno voglia prendere il suo posto, che oltre che un onore, è anche un grande onere. Tutti insieme ci daremo una mano per risalire.

 

Dall'8,8 per cento...

Che in realtà, pur essendo la metà del 17 del 2018, è il terzo miglior risultato di sempre della Lega alle politiche, a livello nazionale, dopo quel 17 e il 10,1 del 1996. Da fine anni '90 per tanto tempo siamo rimasti intorno al 4,5 e in anni successivi è capitato anche di meno. Ma la Lega saprà ripartire e risalire..

Enrico Giardini