Dopo la richiesta di Salvini agli eletti in Regione

Lega, cinquemila euro a testa per finanziare le politiche: scontro tra sindaci e consiglieri regionali

Matteo Salvini, leader della Lega, all’incontro a Venezia con sindaci e amministratori per le politiche
Matteo Salvini, leader della Lega, all’incontro a Venezia con sindaci e amministratori per le politiche
Matteo Salvini, leader della Lega, all’incontro a Venezia con sindaci e amministratori per le politiche
Matteo Salvini, leader della Lega, all’incontro a Venezia con sindaci e amministratori per le politiche

«Ma come, con tutti i soldi che i consiglieri regionali prendono ogni mese, fanno storie per una una tantum di 5mila euro da dare al partito? Che pensino a noi sindaci che rischiamo molto di più e prendiamo molto di meno. Io sarei pronto a contribuire se la Lega me lo chiedesse». «Noi sindaci avremo nel giro di due anni indennità dignitose, non è questo il punto: i consiglieri regionali della Lega versano già i soldi al partito ogni mese, perché devono darne degli altri per le elezioni? Perché al partito servono altri soldi? Le perplessità sono condivisibili».

Voci di due sindaci della Lega impegnati sul territorio veronese, chi verso la Lessinia, come Arturo Alberti di Grezzana e chi nella Bassa: la proposta del leader leghista Matteo Salvini di chiedere ai consiglieri regionali l’una tantum, di 5 mila euro per contributo elettorale in vista delle elezioni politiche del 25 settembre non solo provoca mal di pancia nel Carroccio (vedi altro articolo) ma apre una profonda riflessione sulle indennità, i ruoli istituzionali, rischi e responsabilità. Perché, per esempio, nella Prima Repubblica il posto di consigliere regionale, conti alla mano, era il più ambito: poche spese rispetto al parlamentare che deve andare a Roma e stipendio praticamente uguale. Ora non è più così: dopo la riforma del 2012, le nuove tabelle in vigore da gennaio 2013 hanno ridotto sensibilmente i costi della politica. Un consigliere regionale arriva a 10-11 mila euro mensili ma lordi, quindi circa 6.500-7mila netti che sono una signora indennità di carica, certo, però comprende tutto, per cui le spese di attività politica e sul territorio sono a carico del consigliere. E le mensilità sono 12. Per contro, l’ultima riforma del governo Draghi ha alzato le indennità dei sindaci in media del 50% per cui il divario tra il primo cittadino di un capoluogo e un consigliere regionale non è così lontano.

Cosa diversa per i sindaci dei Comuni piccoli, che partono da una base molto ridotta ma si prevedono consistenti incrementi fino al 2014. «L’indennità dei sindaci è stata vittima della demagogia e della propaganda contro la casta», sostiene Manuel Scalzotto, presidente della provincia e sindaco di Cologna Veneta. Percepisce solo la prima indennità, ovviamente, «ma voglio far presente che l’indennità da sindaco è di appena 1700 euro netti al mese per 12 mensilità e senza previdenza, a fronte di un ruolo di grande responsabilità, prestigio, orario di lavoro senza sosta. Indennità inadeguate secondo me, ma ora con la riforma dovremmo arrivare a 3500 euro. Siamo lontani dai consiglieri regionali, però capisco la richiesta di Salvini, anche se ritengo che un diktat sarebbe sbagliato. I consiglieri regionali della Lega già devolvono molto al partito».

Infatti questo è uno dei punti centrali della questione: i consiglieri regionali della Lega ogni mese versano 1200 euro al partito nazionale, cioè la Lega del Veneto; i parlamentari versano invece al partito federale (via Bellerio per capirci). Quindi dai 6500 euro netti di indennità mensile il consigliere leghista deve ogni mese sottrarre 1200 euro, per cui gliene restano 5.300. Da qui, mal di pancia e polemiche, che il parlamentare Paolo Paternoster ritiene inutili: «Se a me arrivasse la richiesta della Lega di contribuire alla campagna elettorale regionale non avrei alcun problema a versare il dovuto. Non capisco questa polemica, quando i sindaci delle città prendono metà dei consiglieri regionali, con molti più rischi». «Trovo corretto», aggiunge il senatore Cristiano Zuliani, che è pure sindaco di Concamarise, «che chi percepisce un emolumento soprattutto se importante, si faccia carico di una congrua contribuzione nei confronti del proprio partito. Anche perché va tenuto conto che non esiste più il finanziamento pubblico dei partiti». «La forbice tra sindaci e consiglieri regionali è ancora troppo alta», riprende il sindaco Alberti, «ma a fronte di 120 mila euro l’anno, cosa sono 5 mila euro? Il sindaco rischia in prima persona, sotto il profilo penale e civile, è sempre in prima linea; i consiglieri regionali hanno meno rischi e durante la pandemia lavoravano in smart working....».

Maurizio Battista
maurizio.battista@larena.it