Dopo le «performance» online di alcuni leader

Berlusconi e Calenda su Tiktok, ma i candidati veronesi non «osano»

Da sinistra, in alto: Flavio Tosi, Roberto Mantovanelli, Anna Lisa Nalin; sotto: Giuliano Occhipinti, Ciro Maschio, Alessia Rotta
Da sinistra, in alto: Flavio Tosi, Roberto Mantovanelli, Anna Lisa Nalin; sotto: Giuliano Occhipinti, Ciro Maschio, Alessia Rotta
Da sinistra, in alto: Flavio Tosi, Roberto Mantovanelli, Anna Lisa Nalin; sotto: Giuliano Occhipinti, Ciro Maschio, Alessia Rotta
Da sinistra, in alto: Flavio Tosi, Roberto Mantovanelli, Anna Lisa Nalin; sotto: Giuliano Occhipinti, Ciro Maschio, Alessia Rotta

Social sì ma q.b., quanto basta, preferibilmente a piccole dosi e senza troppo osare. I candidati veronesi alle prossime elezioni politiche si dicono favorevoli ai social network, anche come prezioso strumento di comunicazione politica. E infatti li usano, spesso mixando post privati che li ritraggono in vacanza, momenti di svago e familiari, e post politici con contenuti che commentano la vita cittadina e la scena nazionale e internazionale, utilizzando profili privati cui accorpano pagine aperte, più istituzionalizzate. Tuttavia, non sembrano risultare strategici al punto da approdare in questi giorni di serrata campagna elettorale su piattaforme nuove come invece hanno fatto alcuni leader – da Silvio Berlusconi a Carlo Calenda – da poco sbarcati su Tik tok.

Il dibattito è acceso. Il 25 settembre, per il Senato, per la prima volta voteranno anche i diciottenni. Raggiungere la platea dei giovani è dunque rilevante ma si tratta di una platea che sempre meno si informa attraverso i canali convenzionali. «La politica è comunicazione ma deve essere a misura di come si è. Non sono una tiktoker perché non è una piattaforma che si adatta al mio modello di comunicazione politica. Uso molto facebook e instagram: parlare linguaggi diversi è importante ma senza stravolgersi altrimenti risulta evidente che si tratta di una forzatura. Essere sinceri è la prima regola della comunicazione. Tra l’altro, trovo deleteria questa corsa all’ultimo minuto», spiega Alessia Rotta, Pd, che su facebook ha due profili: quello privato con oltre 4mila amici, in cui però protagonista è comunque l’impegno istituzionale, e una pagina come personaggio politico.

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Difende la scelta del leader Berlusconi, contestato come altri colleghi da alcune tiktoker che in alcuni video subito diventati virali hanno invitato i politici a togliersi da tik tok e a tornare in tivù, Flavio Tosi, Forza Italia. «Da leader, ragiona sui grandi numeri ed è un genio della comunicazione, questo è innegabile», spiega Tosi, attivo via social (4.577 i follower su instagram) spesso con post particolarmente agguerriti.

Contrario a TikTok per principio è Ciro Maschio, Fratelli d’Italia. «Ho una certa diffidenza per questo social, cinese: è noto che lì lo Stato abbia accesso a tutte le fonti informatiche che decide di acquisire», ribalta il punto di vista Maschio, fruitore di altre piattaforme, compreso whatsapp. «È vero che i giovani sono tendenzialmente disinteressati alla politica e rappresentano forse la fascia di maggiore astensionismo, ma al tempo stesso sono svegli quanto basta per capire se chi va a inseguirli ci va per imbonirli o per comunicare davvero qualcosa».

«Fa sorridere che siano proprio partiti che si sono sempre disinteressati dei giovani, a cercarli sulle loro piattaforme. Il nostro target sono da sempre i ragazzi ma nei fatti, nelle proposte», spiega Anna Lisa Nalin, Più Europa, la cui foto di copertina su fb (quasi 1.500 follower) è l’esortazione a votare il partito di Bonino il 25 settembre.

Classe 1976, Pr dal ’97 proprio con i giovanissimi, si dice scettico sui nuovi social anche Giuliano Occhipinti di Noi Moderati. «Molto meglio il confronto diretto, l'incontro reale paga sempre», spiega Occhipinti riassumendo un punto comune a tutti gli intervistati. «Il “purché se ne parli” non funziona più. Sono molto poco social: è un mezzo utilizzabile certo ma che secondo me ha perso efficacia nel fare comunicazione politica, spesso un ricettacolo e uno sfogatoio per gli haters», riflette ancora Roberto Mantovanelli, Lega, i cui profili sembrano effettivamente poco utilizzati.

Ilaria Noro