BIMBE UCCISE

La mamma di Sabadi e Sadani era sana di mente. La perizia psichiatrica: «Nessuna patologia»

La mamma Sachithra Dewendra ha soffocato nel sonno le sue due bimbe e poi si è tolta la vita gettandosi in Adige
La mamma Sachithra Dewendra ha soffocato nel sonno le sue due bimbe e poi si è tolta la vita gettandosi in Adige
TRAGEDIA PORTO SAN PANCRAZIO (MARCHIORI)

•• Dall'esame del fascicolo relativo a Sachithra Dewendra, la mamma che ha soffocato nel sonno le sue bambine nella casa accoglienza di Porto San Pancrazio e poi si è uccisa gettandosi nell’Adige, non emergono «carenze» da parte del Comune.

Ci tengono a precisarlo da Palazzo Barbieri mettendo a tacere voci che sono circolate nelle ultime ore, relative soprattutto alla perizia psichiatrica a cui la donna non sarebbe mai stata sottoposta, non permettendo così di certificare la depressione o altri disturbi mentali che l’avrebbero portata ad uccidere le figlie e poi a suicidarsi.

Non è vero: l’esame c’è stato ed è risultato negativo, cioè la signora non soffriva di alcuna patologia psichica e non era sottoposta ad alcun tipo di terapia farmacologica. «I Servizi sociali di palazzo Barbieri», spiegano da piazza Bra, «hanno dato esecuzione a tutto quello che il Tribunale dei Minori di Venezia aveva prescritto nel decreto dell’ottobre 2020. E cioè: l'affidamento delle due bambine ad una comunità protetta, provvedimento per il quale la madre era consenziente; la visita psichiatrica per lei e la verifica della capacità genitoriale di entrambi i coniugi, il cui rilascio spetta all'Ulss 9; l'avvio della procedura per favorire incontri protetti tra le bambine e il padre».

 

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Nessun omissis, quindi, negli adempimenti affidati al Comune che anzi fornisce dettagli ulteriori di come stessero le cose prima della tragedia: «Come richiesto dai giudici minorili», precisano, «Sachithra Dewendr è stata sottoposta all’esame sulla sua salute mentale nel novembre 2020; poco dopo gli assistenti sociali hanno avviato l’iter per favorire incontri protetti tra le bambine e il padre. Ci sono voluti tempi lunghi perché lei si opponeva al fatto che le figlie lo vedessero, anche in presenza di una operatrice».

«I servizi sociali dipendo dal Tribunale dei minori quando si tratta di bambini», spiega il sindaco Federico Sboarina, «ed eseguono quanto viene loro ordinato; ho esaminato attentamente tutta la documentazione a nostra disposizione e, ripeto, la perizia sulla mamma è stata effettuata dall’Ulss9 poco meno di un anno fa, visita che, lo sottolineo, non ha rilevato nessuna criticità. A gennaio ’21 è arrivata con le figlie nella nostra struttura. E sempre all’Ulss Scaligera, ente di competenza, è stato richiesto l’esame sulla capacità genitoriale. Da ultimo», conclude il sindaco, «era in corso l'iter per favorire gli incontri padre-figlie, a cui la signora però si opponeva. Il percorso andava insomma nella direzione di cercare la soluzione più serena possibile a vantaggio delle bambine». Martedì il tragico epilogo.•.

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