REPORTAGE da Krasar

L’Arena
fa scuola
in Armenia

Il paese a duemila metri di quota, colpito duramente dal terremoto di 28 anni fa
INAUGURAZIONE SCUOLA IN ARMENIA (GIARDINI)

KRASAR (ARMENIA)

Un nugolo di bambine dalle lunghe trecce agghindate con pon pon di toulle e fasce decorate, abitini blu, bandierine e musiche caucasiche. Un vortice di danze, ritmi e costumi tradizionali apre la giornata e l’anno scolastico in questo villaggio di 550 anime nel nord-ovest dell’Armenia, Krasar, a duemila metri di altitudine. S’inaugura la nuova scuola in pietra (LA FOTOGALLERY). E si consolidano così l’amicizia e la solidarietà tra l’Armenia, l’Italia, Verona e L’Arena. Duramente colpita, l’Armenia, il 7 dicembre del 1988, dal terremoto che provocò 25mila morti e 700mila senzatetto, su una popolazione allora, quando era ancora nell’Unione Sovietica - è indipendente dal 1991 - di tre milioni di abitanti.

 

Le lezioni, per un centinaio di ragazzi di elementari e medie, si aprono in una nuova scuola in muratura a due piani, con palestra e sale computer. Costruita con criteri antisismici per iniziativa di Garen Kökciyan, 56 anni, un ingegnere armeno nato in Turchia, a Istanbul, trasferitosi in Italia nel 1978 e residente ad Avigliana (Torino). Attivatosi con la Banca mondiale e con l’Armenian Territorial Development Fund, aiutato da un gruppo di benefattori per costruire un edificio scolastico al posto di quello che andò distrutto dal terremoto.

Alunni e studenti hanno a disposizione quest’anno anche 3.000 euro, donati dalla Società Athesis, editrice del nostro giornale, che servirà ad acquistare libri e quaderni per quattro anni. Il legame con Verona continua. Già, perché a Krasar, come L’Arena ha raccontato anche di recente, il 7 dicembre 1989, esattamente un anno dopo il sisma, fu inaugurata la «Scuola Verona». Cioè un prefabbricato in cartongesso - che sopperì alla mancanza della scuola - realizzato grazie a una sottoscrizione promossa dopo il sisma da L’Arena, che raccolse 300 milioni di lire.

In quella scuoletta, costruita dalla Ofma, di Udine, ora quasi inagibile per infiltrazioni d’acqua - d’inverno si arriva a 40 gradi sotto zero - hanno studiato in quasi trent’anni duemila ragazzi, fino al giugno scorso. Fu Un miracolo. A cui se ne è aggiunto un altro. Quello di Garen Kökciyan, venuto a conoscenza da un nostro reportage da qui dell’esistenza della Scuola Verona e della necessità, ora, di un edificio vero.

 

Dentro la nuova scuola però - all’inaugurazione bandiere rosso blu arancio armene e verde bianco rosso dell’Italia - è stata collocata la targa «Scuola Verona-L’Arena ottobre 1989», «come segno di eterna gratitudine ai veronesi, lettori de L’Arena», dice l’ingegnere, tagliando il nastro con Giovanni Ricciulli, ambasciatore d’Italia in Armenia. Presenti il vicepresidente della Regione Shirak, Seyran Petrosyan, alunni, insegnanti, genitori. Un’altra targa ricorda il legame «Italia-Verona-L’Arena», con un «Grazie». Nella palestra, poi, una chicca di arte. Frutto di un popolo antico, colto, che ha sopportato vari genocidi, fino all’ultimo cent’anni fa, attuato dai turchi: un milione e mezzo di morti. Si esibisce per i convenuti il Quartetto d’archi Komitas, con primo violino Eduard Tadevosyan, un mito in Armenia, e poi con Syuzi Yeritsyan, Aleksandr Kosemyan e Angela Sargsyan, che in futuro potrebbero esibirsi a Verona.

Bruno Panziera, ex giornalista de L’Arena, che attuò il progetto della Scuola Verona - la quale diventerà un centro d’incontro - consegna alla direttrice i 3.000 euro della Società Athesis per il materiale didattico e formelle su Verona prodotte dalla Cooperativa sociale Filo Continuo, di Pescantina. E L’Arena riceve a sua volta una formella con il «grazie per aver contribuito in maniera determinante all’educazione dei nostri giovani in questi 28 anni».

 

Letti messaggi di augurio del sindaco di Verona, Federico Sboarina, e di monsignor Claudio Gugerotti, veronese, ora nunzio apostolico in Ucraina, a Kiev, e per 10 anni nunzio in Armenia, Georgia e Azerbaigian, dopo essere stato responsabile del settore armeno della Congregazione delle Chiese orientali. Si era attivato lui per costruire l’ospedale Redemptoris Mater, ad Ashotsk, qui vicino, donato da Giovanni Paolo II utilizzando fondi della Caritas italiana. C’è poi padre Tovma Khachatryan, parroco della comunità della Chiesa apostolica armena di Milano.

«Ringrazio di cuore tutti quelli che hanno contribuito materialmente, moralmente o anche soltanto leggendo i messaggi sull’avanzamento dei lavori, alla realizzazione del progetto», dice commosso Kökciyan. Che ha messo il cuore e le mani per la sua Armenia, «la terra delle pietre urlanti».

Enrico Giardini