virus di stagione

L’influenza gioca d’anticipo: è corsa ai vaccini pediatrici

L’epidemia è già in atto, colpisce già nelle scuole. E c’è il dubbio: come fare con le dosi Covid? Il pediatra: «Profilassi per i piccoli circa al 40 per cento». Il geriatra: «Anziani, attenzione particolare»
Una bimba si sottopone a vaccino antinfluenzale
Una bimba si sottopone a vaccino antinfluenzale
Una bimba si sottopone a vaccino antinfluenzale
Una bimba si sottopone a vaccino antinfluenzale

L’influenza gioca d’anticipo. Si interseca, quanto a sintomi, con il Covid, la maledizione con cui si convive da quasi tre anni. L’effetto più visibile, spiega Giorgio Accordini, pediatra «storico» in Valpolicella, sta nell’«aumentata attenzione dei genitori quanto a vaccinazioni dei piccoli/ssimi contro il virus stagionale». In queste settimane circa il 30-40 per cento dei bambini, soprattutto nella fascia sotto i sei anni, viene sottoposto alla profilassi.

«In tempi non troppo lontani, prima della pandemia si arrivava forse al due». Effetto indiretto di un grande spavento. «Ma va anche considerato come, nei fatti, per un biennio, tra restrizioni e misure di protezione come le mascherine, una vera e propria epidemia influenzale non si sia verificata», spiega lo specialista. I vaccini sono arrivati un po’ sul «filo di lana», ovvero «una ventina di giorni fa. Ma ora non ci sono problemi». Pochi quelli messi a disposizione dalla Regione sotto forma di spray nasale ma la fornitura è garantita.

Bambini costretti a letto

Da un lato ci sono le «variegate» sindromi stagionali, cui si aggiunge la vera propria influenza. «Lo si vede dalle classi già falcidiate, tra nido, materne ed elementari», conferma il medico. Cose di stagione. «Ma niente panico. Si tratta dei classici due o tre giorni di febbre alta, cose di cui i genitori sono esperti. Non serve l’antibiotico ma l’uso dei normali antipiretici. Se, come in qualche caso può accadere, i sintomi dovessero però perdurare o aggravarsi», spiega, «si procede con diverse terapie o l’ospedalizzazione. Come è sempre stato, perché la complicanza, in particolare nei più piccoli, è possibile».

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Ammette sulla scia dell’esperienza: «Papà e mamme sanno però, di solito, indirizzare anche noi medici». Quanto all’influenza 2022-2023 ogni previsione sarebbe arbitraria: «L’incidenza dipende dagli andamenti epidemici, sempre diversi», conferma Accordini. «Vi sono stagioni in cui il 70 per cento dei bambini si ammala, altre in cui l’impatto è neppure la metà».

Se una differenza esiste tra il prima (del Covid) e l’oggi la si coglie soprattutto nella maggiore attenzione da parte delle famiglie. Un po’ spiazzate dai sintomi, sostanzialmente simili. Oltre che dal dubbio: «Un tampone, anche “autogestito“ è sempre opportuno nel caso di perplessità, soprattutto per tutela nei confronti altrui». La terapia, di fatto, non cambia.

Anziani sorvegliati speciali

Tra Covid ed influenza stagionale la fascia a rischio resta la medesima. Anziani (più o meno), fragili per la presenza di altre patologie. «L’attenzione c’è, i colleghi di medicina generale si stanno muovendo bene per coprire le classi d’età oltre i 65 anni», conferma Vincenzo Di Francesco, direttore della Geriatria «A» dell’Azienda ospedaliera universitaria.

Il «ceppo australiano», quello di stagione, lascia intravedere un picco verso gennaio. «Ci aspettiamo forme più pesanti perché, comunque, i due anni di protezione, senza conoscere praticamente l’influenza, hanno lasciato tutti un po’ più scoperti quanto ad immunità. In questo senso», conferma il medico, «ci si potrebbe aspettare, già a Natale, una maggiore incidenza, rispetto agli anni pre-Covid, con ospedalizzazioni di persone anziane, in particolare se già affette da altri scompensi. La raccomandazione? Completare il ciclo vaccinale per la Sars-Cov 2 ed aggiungere l’antinfluenzale».

Ed è questo il dubbio. Troppe iniezioni, troppo diverse e vicine? «La doppia infezione non è facile, semmai il problema è diagnostico, vista la somiglianza dei sintomi», spiega Di Francesco. «Le persone avanti con l’età sembrano riluttanti alla doppia somministrazione, più orientate verso la copertura contro il virus di stagione. In realtà i due vaccini, magari inoculati in tempi non troppo vicini, non creano problemi. Certo», ammette, «serve un lavoro di convincimento, per la massima protezione individuale».

Il rischio, nell’anziano, è sempre uguale in caso di complicazioni: allettamento, inappetenza, disidratazione, possibili altre infezioni. «Sul fronte dei ricoveri», spiega il direttore della Geriatria, «ancora abbiamo qualche problema nel gestire i pazienti Covid rispetto agli altri. Tutto è più complicato». Anche la «solita» influenza, cui non si è più abituati. Perché in mezzo c’è stata una pandemia. Che ha cambiato tutto.

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Paolo Mozzo

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