Sicurezza stradale

Incidenti, sei le vittime in due settimane: «Ora regole più severe»

Thomas Cavazza, Cristina Neri e Nicola Piacentini, le ultime tre vittime sulle strade veronesi
Thomas Cavazza, Cristina Neri e Nicola Piacentini, le ultime tre vittime sulle strade veronesi
Thomas Cavazza, Cristina Neri e Nicola Piacentini, le ultime tre vittime sulle strade veronesi
Thomas Cavazza, Cristina Neri e Nicola Piacentini, le ultime tre vittime sulle strade veronesi

Aprile è finito male, maggio è iniziato peggio. Verona e provincia balzano in alto nella classifica veneta con più alto numero dei morti per incidente stradale delle ultime settimane. Sono 17 le persone che hanno perduto la vita in un sinistro, di cui sei nelle ultime due settimane. Quasi uno ogni due giorni. In tutto il 2021 furono 46. Dietro ad ogni numero, storie di dolore e drammi, perdite incomprensibili, vite che si stravolgono e restano sospese.

Nella maggior parte dei casi a morire sono giovanissimi. Il 17 aprile Nicola Partelli, vent’anni, di Rivoli, esce di strada mentre è in auto alla guida con altri tre amici, il suo fuoristrada lo imprigiona e lui decede sul colpo a Rivoli.

Il giorno dopo Graziano Gaspari, 19 anni, di Roverchiara esce di strada sull’auto e impatta contro il muro della recinzione di una casa ad Angiari. Passano poche ore e a perdere la vita è un quarantaduenne Andrea Galvan, che finisce con la moto contro un’auto sulla gardesana, a Castelnuovo.

La scia di sangue si allunga con la farmacista Cristina Neri, che il 30 aprile che muore sulla la sua Mini Cooper per uno scontro con una Mercedes che arriva dal senso opposto, la donna, 74 anni, aveva la farmacia Moderna ad Isola della Scala.

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E poi nello stesso giorno, in serata a perdere la vita è Thomas Cavazza, 19 anni, che sbanda con la sua moto e cade in una roggia a San Giovanni Ilarione.

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L’ultima vittima la notte tra sabato e domenica, Nicola Piacentini, 28 anni, di Dossobuono morto finendo in contro un cantiere vicino a casa.

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«Il tema della sicurezza stradale non è più, purtroppo, una priorità per l'opinione pubblica. Il Covid e la guerra hanno creato assuefazione alle notizie di morti e feriti sulle strade italiane e veronesi. Ma il campanello d'allarme è già squillato. Occorre analizzare le principali cause: distrazione, alta velocità, mancata precedenza e gli stati di alterazione provocati da alcol e droga», riflette il comandante della polizia locale Luigi Altamura.

«Torna anche l'aggressività alla guida, aumentano le liti tra automobilisti. Occorre rivedere il sistema della patente a punti, a quasi 20 anni dall'introduzione», aggiunge. «Perchè premiare con due punti sulla patente ogni due anni l'utente se l'automobilista fa solo il suo dovere di osservare le norme o far tornare a 20 punti chi è sotto quel valore? Perchè non introdurre un esame al termine del corso di recupero-punti? Troppi nonni hanno ormai zero punti, grazie al "mercato" dei punti che si fa in famiglia non appena arriva un verbale con la decurtazione.

Il parlamento ha ancora un anno di tempo per introdurre ad esempio la sospensione della patente alla prima violazione per l'utilizzo del cellulare alla guida, con la "sbornia del terzo millennio" così chiamata il presidente di Asaps Giordano Biserni, quando parliamo di "drogati" di messaggistica istantanea mentre si guida». E poi un’analisi degli strumenti che gli organi di polizia stradale hanno oggi a disposizione. «Dopo ben 12 anni manca ancora il "drogometro". Andate a parlare con i medici dei due pronto soccorsi cittadini e fatevi dare l'elenco delle droghe e delle nuove sostante psicotrope che vengono trovate nel sangue dei nostri giovani, ma anche dei meno giovani, dopo aver provocato un sinistro. In molti Paesi europei con le telecamere è possibile sanzionare, l'utilizzo del cellulare e la mancanza delle cinture di sicurezza. Qui oggi è impossibile. Occorre poi inasprire le sanzioni per i comportamenti più pericolosi e spero seriamente che ci si torni ad occupare anche di sicurezza stradale in parlamento. A Verona in questi giorni molti utenti hanno visto l'incremento dei posti di controllo "rafforzati" della polizia locale, come richiesto dalla prefettura, con pattuglie dedicate: soprattutto patenti ritirate per guida in stato d'ebbrezza. Occorre tornare al famoso motto "È meglio che torni a casa un figlio senza patente che una patente senza figlio!", uno slogan che l'Asaps utilizza come campagna di sensibilizzazione per prevenire le stragi del sabato sera, ma che ora riguarda ogni giorno ed ora della settimana. Un esempio? Abbiamo appena ricevuto l'esito di un esame medico-legale di un monopattinista che si è schiantato qualche giorno fa. Alle 7 del mattino aveva un tasso alcolemico di oltre 1,20 gr/l», conclude il comandante.

Tra venerdì 29 aprile e domenica 1° maggio, secondo i dati dell’Asaps ci sono stati 27 decessi sulle strade italiane. Nelle 72 ore prese in esame sono morti 24 uomini e tre donne. Tra questi un bambino di 11 anni e un ragazzo di 14 anni. Una strage silenziosa che vede sinistri stradali in autostrada, lungo le statali e regionali, le provinciali e anche nei centri urbani. Sette decessi sono avvenuti in Emilia Romagna, cinque decessi sono avvenuti in Veneto, di cui ben tre provincia di Verona e altri tre in Toscana. Otto i motociclisti deceduti, un ciclista e un pedone.

«Un bilancio tragico quello del fine settimana appena passato», dichiara Biserni, «con il ritorno dello "stragismo stradale". La sicurezza stradale è sparita dai radar della politica, è una assuefazione collettiva che invece deve far riflettere anche per i costi sociali delle persone decedute ma anche delle centinaia di feriti, alcuni stanno lottando per la vita. Va incrementato il filtro del contrasto all'alcol alla guida e vanno strette le maglie dei controlli al parco dei veicoli pesanti per contrastare le sistematiche violazioni dei tempi di guida e le altre irregolarità determinanti a garanzia della sicurezza, occorre prendere atto di come si stia tornando a fenomeni di imprudenza sulle strade».

Alessandra Vaccari