L'inchiesta

In coda alla guardia medica: «Non ho il medico di base, sono qui per una ricetta»

Molti pazienti «orfani» del loro medico di base si rivolgono alla guardia medica (Foto Marchiori)
Molti pazienti «orfani» del loro medico di base si rivolgono alla guardia medica (Foto Marchiori)
Molti pazienti «orfani» del loro medico di base si rivolgono alla guardia medica (Foto Marchiori)
Molti pazienti «orfani» del loro medico di base si rivolgono alla guardia medica (Foto Marchiori)

Prescrizioni di farmaci, di indagini su determinati disturbi, di certificati. Sono le richieste, sempre più numerose, che vengono rivolte ai medici della guardia medica sia in città che in provincia. La carenza dei medici di base si fa sentire anche negli ambulatori serali cittadini - dedicati all'emergenza - dove cresce il numero di utenti che si dichiarano sprovvisti di medico di base e che si recano alla guardia medica per una banale ricetta.

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Per questo le sigle sindacali e l'Ulss stanno stringendo un patto per fare in modo che le guardie mediche siano aperte anche di giorno. «Il mio dottore è andato in pensione senza che lo sapessi», dice un utente della zona collinare di Verona mentre aspetta di essere visitato alla guardia medica di via Bramante, allo Stadio. «Non vado quasi mai in ambulatorio, e ora che non sto bene e avrei bisogno di un consulto ho dovuto rivolgermi alla guardia medica», aggiunge. «Noi abbiamo il medico di base, ma siamo preoccupati per il futuro», è il commento di una signora. «Sappiamo di amici che si sono trovati spiazzati e ora faticano a trovare un sostituto. Nel tempo il medico di famiglia è diventato una figura sempre più oberata, difficile da raggiungere», un'altra testimonianza. «Ho accompagnato il mio nipotino a farsi visitare perché non sta bene, e infatti è risultato positivo al covid. Lui e i genitori non abitano a Verona, quindi non avevamo altra scelta della guardia medica», commenta un altro utente.

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«Abbiamo sempre dovuto rapportarci con qualche furbetto che dice di non avere il medico per usufruire di determinati servizi e attenzioni, ma negli ultimi tempi è oggettivamente cresciuto il numero di persone che parlano di medici andati in pensione», fa presente un medico di turno sempre in via Bramante. «La maggior parte di noi sono specializzandi con contratti di sei mesi e non abbiamo continuità, ma è innegabile che la sensazione comune sia quella di un acuirsi della richiesta di prescrizioni che potrebbero tranquillamente essere risolte dal medico di base. A luglio l'impennata di covid ha portato nei nostri ambulatori, dopo le 20 o nei giorni festivi, anche molte persone con malesseri e necessità di tamponi».

«Buona parte dei pazienti che vediamo all'inizio delle ore serali sono persone che non hanno più il medico di famiglia e non sanno cosa fare per prescrizioni di farmaci e certificati», conferma Alberto Vaona, il segretario provinciale della Fimmg. «Ci sono situazioni davvero disastrose, come a Nogara, in cui si è dovuto raddoppiare il numero dei medici notturni per dare risposta ai cittadini rimasti senza dottore. In guardia medica il livello di informatizzazione è fermo agli anni '70 e non riusciamo a raccogliere dati precisi, ma aumentano i racconti di colleghi che trascorrono le notti a fare ricette. Fino al 2025 la situazione andrà aggravandosi e mentre si aspetta la formazione di nuove leve, è in definizione un accordo con l'Ulss perché le guardie mediche siano aperte anche di giorno, là dove ci sono 500 o più cittadini rimasti senza medico di riferimento. Se ne parla da dicembre e ora sembra che i tempi siano maturi. Non è previsto da nessun accordo nazionale e la soluzione non è ottimale perché il medico cambierà di continuo, è una risposta all'emergenza».

In città gli ambulatori per il servizio di continuità assistenziale sono tre, e venti in tutta la provincia. «Nei mesi scorsi è già capitato che qualche turno di guardia medica sia saltato a Nogara o Bovolone per la mancanza di personale», insiste Vaona. «Le chiamate sono state dirottate in altre sedi, ma ci sono ulteriori località in forte difficoltà come Caprino e Sommacampagna». In città le cose vanno meglio, anche perché la guardia medica ha sempre più di un dottore a disposizione per turno, ma i nodi arriveranno al pettine. «Temo che nei prossimi mesi vi saranno criticità anche in centro città e a Veronetta, zone popolate da molti anziani. Stiamo coinvolgendo nella discussione il Comune. La sfida sarà l'accordo regionale in cui medici di famiglia e di guardia lavorino insieme», dice il segretario provinciale Fimmg Giulio Rigon.

Chiara Bazzanella

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