«In caso di contagio i monoclonali sono l’arma più efficace»

Lotta alla pandemia La campagna vaccinale di massa e le terapie monoclonali hanno ridotto l’ospedalizzazione Sempre in prima fila La professoressa Evelina Tacconelli
Lotta alla pandemia La campagna vaccinale di massa e le terapie monoclonali hanno ridotto l’ospedalizzazione Sempre in prima fila La professoressa Evelina Tacconelli
Lotta alla pandemia La campagna vaccinale di massa e le terapie monoclonali hanno ridotto l’ospedalizzazione Sempre in prima fila La professoressa Evelina Tacconelli
Lotta alla pandemia La campagna vaccinale di massa e le terapie monoclonali hanno ridotto l’ospedalizzazione Sempre in prima fila La professoressa Evelina Tacconelli

C’è un problema nell’uso degli anticorpi monoclonali: negli ospedali italiani sono poco «apprezzati», nonostante sia scientificamente provato che nelle fasi iniziali dell’infezione da Sars Cov-2 diano ottimi risultati. E nonostante costino molto meno di un ricovero: per ogni paziente Covid curato in ospedale lo Stato spende in media 21mila euro (57mila per un ricovero lungo in terapia intensiva, 16mila nei reparti ordinari); la terapia con monoclonali invece (basta una sola infusione entro pochi giorni dalla comparsa dei sintomi) vale tra i mille e i 1.500 euro e guarisce, guarisce in fretta la quasi totalità degli infetti senza bisogno di ospedalizzazione. Nonostante queste evidenze, oggi in Italia i monoclonali si usano solo sul 9 per cento dei contagiati, come emerge dalla ricerca di un gruppo di virologi guidati dal professor Ivan Gentile dell’Università Federico II di Napoli insieme al Ministero della Salute. L’unica eccezione è rappresentata dal Veneto, la regione che dalla metà di marzo, cioè da quando sono stati autorizzati in via temporanea da un decreto del Ministro della Salute, ha trattato il più alto numero di pazienti del Paese: in tutto 1.557, seguito dal Lazio con 1.396 e dalla Toscana con 1.345; fanalino di coda il Molise con 16 e la provincia autonoma di Bolzano con 3. «E’ uno spreco assurdo, il farmaco c’è e va usato», conferma la professoressa Evelina Tacconelli, direttore delle Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, «noi lo diciamo dal 15 marzo, da quando abbiamo iniziato a trattare i primi malati: fermo restando che la strada principale di lotta al Covid resta la vaccinazione, per chi si contagia questa è la terapia più efficace, soprattutto per gli over 70 con il diabete, con problemi cardiaci o con altre patologie, soggetti fragili che sarebbero seriamente a rischio di vita in caso di infezione da Sars Cov-2. Quello che riescono a fare i monoclonali», insiste la scienziata, «è eccezionale: raffreddano la malattia e permettono di mandare a casa la gente un’ora dopo la flebo. Unica accortezza: vanno infusi nelle ore successive al test molecolare positivo, prima cioè che l’infezione entri nella fase acuta». A Verona la dottoressa Tacconelli ha curato con i monoclonali più di 300 persone. Con successo. «Abbiamo lavorato molto per arrivare a questi risultati e, come evidenzia questo recente studio dell’università Federico II di Napoli», ricorda, «abbiamo usato questi anticorpi più di tutti in Italia: è vero, si utilizzano meno di quello che si potrebbe ed è un peccato, perchè non si tratta di prodotti sperimentali, nei magazzini ci sono, serve solo una adeguata organizzazione per intercettare i candidati ideali e per la somministrazione in sicurezza. E’ una flebo, da fare in ambulatorio qui al Policlinico di Borgo Roma, sotto controllo medico, dura circa un’ora e mezza, seguita da un’altra ora di osservazione, poi si va a casa. La maggior parte dei nostri pazienti ha avuto un picco febbrile dopo 6-10 ore dall’infusione, poi la temperatura è scesa e hanno riferito di sentirsi bene, di non accusare più i sintomi iniziali del Covid». A Borgo Roma con i monoclonali sono stati trattati anche 77 soggetti «ultra fragili»: «Erano stati vaccinati tra i primi essendo categorie protette colpite da diverse patologie ma dopo 6 mesi hanno contratto l’infezione», spiega la virologa, «senza il vaccino sarebbero finiti in terapia intensiva e non sarebbero sopravvissuti. Curati con qli anticorpi monoclonali, invece, non sono nemmeno venuti in ospedale». E ancora: «Li abbiamo somministrati anche a giovani ventenni colpiti da precedenti malattie e li abbiamo salvati dai danni potenzialmente mortali della Sars Cov-2. Il messaggio che voglio passi», insiste Tacconelli, «è questo: ognuno può fare ciò che vuole rispetto alla pandemia, anche non vaccinarsi, ma che almeno si informi. E se dovesse mai infettarsi, sappia che con questi farmaci guarisce ed evita il ricovero in ospedale. Ripeto: è fondamentale sapere, da fonti accreditate medico-scientifiche, che la migliore arma contro il Covid è il vaccino e che tra le cure quella con i monoclonali è la più sicura. Insomma, usateci, sia per ottenere informazioni su come prevenire il Covid sia in caso di contagio». Infine, la grande novità: da un mese il Veneto, in accordo con Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha cambiato le linee guida relative ai candidati ideali da trattare con i monoclonali. «Ora possiamo usarli su qualsiasi paziente, anche su chi non rientra nei criteri fissati dall’Agenzia», conferma Tacconelli, «chiunque abbia un test positivo può chiamare il medico curante o direttamente noi in ospedale, sempre, tutti i giorni, e insieme valutiamo se procedere». Il numero di telefono è lo 045-81267902, tutti i giorni dalle 8.30 alle 17. Oppure si può inviare una e-mail all’indirizzo: ambulatorio.monoclonali.covid@aovr.veneto.it. •.