RINCARI

Il prezzo del grano a +80%: «Verso un caro-pane super»

Il conflitto tra Ucraina e Russia ha accelerato la corsa (già in atto) ai rialzi con ricadute sui prodotti da forno
Si va verso un super rincaro del prezzo del pane
Si va verso un super rincaro del prezzo del pane
Si va verso un super rincaro del prezzo del pane
Si va verso un super rincaro del prezzo del pane

Una leggera flessione per il mais, ancora aumenti sui listini invece per grano duro e tenero. Ismea diffonde la terza nota di aggiornamento sull'evoluzione dell'impatto del conflitto in Ucraina sui mercati dei cereali e della soia. E gli artigiani della Cna Veneto e i panificatori lanciano l’allarme sul caro-pane inevitabile per i rincari sulla filiera: «il pane sarà poco e molto amaro», difficile assorbire il +89,5% degli sfarinati di grano duro e il +25,3% del grano tenero.

E non sono bastate le extrasemine a Verona, in Veneto e in Italia. In campagna si attende infatti di fare il bilancio delle rese dopo la mietitura in programma a fine giugno per capire quanto grano dovrà importare l’Italia nei prossimi mesi e le imprese di trasformazione si preparano a nuovi rincari, anche a Verona. L’Italia importa circa il 65% di grano tenero per la panificazione e circa il 35% di grano duro per la produzione di pasta; arriva da fuori anche la metà del mais necessario ad alimentare il bestiame.

Evidente l’impatto che il conflitto esercita quindi sulla filiera agroalimentare e, in particolare, sulla produzione di pane, dolci, pasta fresca, tutte specialità del Made in Italy. L’istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare rileva per il frumento duro, materia prima per la produzione della pasta, prezzi a 503,66 euro a tonnellata (+84,2% rispetto aprile 2020, +86,5% su aprile 2021 e + 1,4% sul mese precedente) dopo i picchi di novembre e gennaio. Per questo prodotto, che - sottolinea l’istituto - non ha una diretta correlazione con la guerra in atto, le prospettive sono di una prossima inversione di tendenza dei listini, subordinata alla conferma delle previsioni di un recupero produttivo in Canada, primo esportatore globale, colpito la scorsa estate da un'eccezionale siccità che ha falcidiato il 60% dei raccolti.

Frumento tenero. Diverso il ragionamento per il frumento tenero, la cui produzione russa e ucraina costituisce circa il 30% degli scambi mondiali, in prevalenza verso i Paesi del Nord Africa e asiatici. I prezzi di questa commodity hanno ricominciato a salire dopo una fase di distensione del mercato, collegata all’ipotesi di progressi nei colloqui di pace. Ad aprile, quindi, il grano tenero sulle borse nazionali ha raggiunto mediamente i 398,95 euro a tonnellata (+71% su base annua e del 2% sul mese precedente). L’Ue comincia così a discutere di esportazioni di grano dall’Ucraina non più attraverso i porti, ma via ferro.

Attualmente milioni di tonnellate di cereale sono bloccati dal conflitto con la Russia. Nel 2021 il Paese ha prodotto 106 milioni di tonnellate di grano, la più importante raccolta di tutti i tempi, mentre il Nord Africa e Medio Oriente attendono le forniture e la scarsità di prodotto spinge in alto i prezzi. Come questo scenario impatterà a breve anche a livello locale lo spiega bene Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona. «Le extrasemine consentite eccezionalmente quest’anno bypassando il set aside si stanno concludendo con una piccola parte destinata a mais e superfici più vaste dedicate a soia. Tra un mese e mezzo, e quindi a fine giugno, partirà invece la trebbiatura del grano seminato in autunno e vedremo quanta produzione riusciremo a raggiungere», evidenzia. In regione, nel 2020, secondo Veneto Agricoltura sono state raccolte 549.400 tonnellate di grano (+9%), soprattutto nelle province di Rovigo, Padova e Venezia.

A Verona solo poco più di sedicimila ettari sono stati coltivati a questo cereale. «La quantità che riusciremo ad ottenere quest’anno dipende dalla provvidenziale pioggia caduta nei giorni scorsi proprio nel momento dell’emissione della spiga. Poi servirà una temperatura che gradualmente vira verso il caldo estivo, senza impennate del termometro», prosegue il presidente De Togni. I prezzi del cereale probabilmente saranno più elevati del solito ed indurranno gli agricoltori, dopo anni di abbandono dei cereali, a puntare nuovamente, in autunno, su questa coltura, con semine abbondanti. «Le quotazioni, infatti, spinte dal calo delle esportazioni di grano dall’Ucraina, rimarranno elevate, senza scostamenti al ribasso per i prossimi mesi», prevede De Togni.

Valeria Zanetti