Pandemia energetica

Il grido d'allarme del commercio: «Un'attività su due a rischio chiusura»

Attività chiuse in centro storico
Attività chiuse in centro storico
Attività chiuse in centro storico
Attività chiuse in centro storico

«Il momento è drammatico, non difficile». «Il 2022 sarà come il 2021, se non peggio, considerati gli aumenti del costo dell'energia». E ancora. «A pandemia conclusa rischiamo di trovarci con il 50 per cento in meno delle attività». È il grido di allarme lanciato dalle associazioni di categoria del turismo, che rivolgono quindi una serie di richieste agli enti locali, Comune di Verona in primis, per consentire agli imprenditori di far fronte a questo momento. A partire dai super plateatici, che i commercianti chiedono di mantenere numerosi in centro città e a costo zero. Tra i desiderata, anche meno tasse per i pubblici esercizi e la destinazione, da parte del Comune, dei ristori ricevuti per i mancati introiti della tassa di soggiorno alla promozione del territorio.

«La nuova ondata Covid, il caro energia senza precedenti e l'inflazione vanno a impattare sui già pesanti impegni finanziari assunti dalle imprese nel biennio della pandemia», spiega Paolo Arena, presidente di Confcommercio. «Sono a rischio chiusura centinaia di imprese anche nel Veronese, soprattutto tra i settori più colpiti, come alberghi e discoteche». Per Arena è quanto mai urgente rifinanziare la cassa integrazione, ma anche i Comuni qualcosa possono fare: «Oltre a ridurre la Tari, è importante prorogare i superplateatici, perché il momento di crisi non è finito».

Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto, è in linea con quanto richiesto da Arena: «Gli enti locali devono venire incontro alle imprese sulla tassa dell'immondizia, dell'occupazione di suolo pubblico e qualsiasi altra imposta: anche 200 euro fanno comodo, perché i conti sono allo sfacelo. Le aziende sono strutturate per resistere a due-tre mesi di difficoltà, ma ormai siamo al terzo anno». E Paolo Bissoli, presidente di Confesercenti, ricorda i bei tempi andati. «In questo periodo, prima del Covid, si parlava già di San Valentino e del Carnevale, oggi le strade sono vuote. Certamente proveremo a chiedere una riduzione delle imposte, ma sono comunque briciole rispetto alle nostre perdite».

«Il momento è drammatico, non difficile», esclama Giulio Cavara, presidente di Federalberghi. «Ci auguriamo che ci sia una proroga della cassa integrazione, altrimenti si paventa il rischio di molti licenziamenti: gli alberghi ancora aperti, infatti, sono vuoti». Le misure necessarie, secondo Cavara, sono diverse, dalla moratoria sui mutui al credito d'imposta sugli affitti, e non solo a livello nazionale. «Il Comune di Verona ha introitato una quota significativa come ristoro per la tassa di soggiorno non incassata: questa cifra dev'essere reinvestita nella promozione della città», commenta. «È infatti fondamentale lavorare già in funzione della ripartenza». Non sono indenni dalla crisi gli artigiani, come spiega Roberto Iraci Sareri, presidente di Confartigianato. «Sono due anni che teniamo duro, in uno scenario di enorme incertezza e confusione», commenta. «Potrebbe anche sembrare semplice presentare richieste per aiutare le imprese in difficoltà, come ridurre qualsiasi tassa e tariffa alla quale sia possibile mettere mano. La realtà è che l'unica vera arma sarebbe lavorare con un minimo di prospettiva. La nostra proposta è dar vita a una cabina di regia territoriale tra tutti gli attori coinvolti per individuare soluzioni concrete». Caro energia, calo dei consumi e lockdown strisciante stanno mettendo a repentaglio anche molti distributori di carburante, come sottolinea Stefano De Beni, presidente della Figisc Confcommercio. «Il 30 per cento dei circa 300 impianti di Verona e provincia, una novantina dei quali in città, sono a rischio sopravvivenza».

Una prima risposta arriva dall'assessore al Commercio Nicolò Zavarise. «Anche quest'anno manterremo l'ampliamento dei plateatici, pur bilanciandolo con le esigenze dei posto auto in Ztl. Anche se venisse revocata l'emergenza sanitaria, terremo in considerazione la necessità di ripresa dei nostri esercizi commerciali», commnta Zavarise. «Per quanto riguarda i ristori 2020 e 2021 ricordo che sono già stati inseriti in quelle annualità e anche già distribuiti sul territorio con i 21 milioni dell'avanzo erogato l'anno scorso», sottolinea Zavarise. «Molti di questi fondi sono stati destinati a sostegno dell'economia, fra cui anche risorse per l'abbattimento del 75 per cento della Tari, con Verona unico Comune in Italia a farlo. Per gli eventuali abbattimenti di quest'anno sarà necessario aspettare il piano economico finanziario ed eventualmente i fondi verranno stanziati con l'approvazione del rendiconto a metà anno».

Manuela Trevisani