La variante omicron

I veronesi in Sud Africa: «Qui situazione tranquilla, allibiti dalla chiusura dei voli»

Corrado Pasi e Riccardo Schena
Corrado Pasi e Riccardo Schena
Corrado Pasi e Riccardo Schena
Corrado Pasi e Riccardo Schena

Il veronese Corrado Passi, medico per vent’anni e ora scrittore emigrato a Cape Town, non nasconde la sua perplessità: «Qui siamo tutti allibiti di fronte alla decisione dell’Italia di vietare i voli in partenza dal Sudafrica e dagli Stati vicini. Non ci capacitiamo del perché il mondo sia in preda a questa isteria per la variante Omicron che, è vero è stata scoperta qui, ma nulla è scientificamente provato rispetto alla sua maggior pericolosità: è una delle mutazioni del Covid di cui è pieno il mondo, non ci sono numeri ed effetti tali per giustificare la messa in mora dell’Africa». E insiste: «Personalmente giudico eccessive e fuori luogo certe scelte politiche. Ripeto, al momento il quadro epidemiologico è sotto controllo e la curva è migliore di quella italiana». 
Passi è stato a Verona alcune settimane fa: «Il clima che ho respirato lì riflette una diffusione del virus peggiore di quella di Città del Capo. Ad oggi, nelle ultime 24 ore, in tutto il Paese abbiamo avuto 2.828 nuovi positivi e 12 morti; i sudafricani attualmente positivi sono 19mila, su circa 60 milioni. C’è l’Omicron, è vero», ribadisce l’ex medico, «ma ieri sono stati 7 in tutto il Sudafrica i contagiati da questa mutazione. Non credo che tanto terrorismo sia corretto. Oggi almeno non lo trovo giusto, poi vedremo come andrà a finire». 
Passi è irritato. «Più amareggiato, direi» e aggiunge che «la percentuale di vaccinati è più bassa di quella europea, ma per compensare c’è una attività di screening e di test che ci permette di monitorare la circolazione dell’infezione e di tenerla sotto controllo. Al di là delle notizie fuorvianti, in Sudafrica c’è una tradizione medica di prim’ordine e il Covid non presenta focolai maggiori che altrove: come è successo con l’Hiv, ora con l’Omicron passa il messaggio che siamo la cassa di risonanza importante per le nuove emergenze virologiche, ma non è così». E sbotta: «Possibile che si ostracizzi un Paese quando non è successa la stessa cosa con le varianti inglese, brasiliana, indiana? Sette casi di Omicron sono sufficienti perchè il mondo si senta minacciato?». 

 

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«Qui siamo tutti molto tranquilli». Nonostante i numeri del contagio in aumento, i voli bloccati, la comunità mondiale che guarda al Sudafrica con preoccupazione. Sembra che proprio da lì si stia diffondendo la variante Omicron, che nel giro di un paio di settimane è diventata la dominante. «Io ho saputo di questa variante ieri (venerdì, ndr) durante un meeting di lavoro: un collega ci ha dato la notizia e alla sera, guardando i tg italiani, ho avuto la conferma», spiega Riccardo Schena, ingegnere civile quarantenne che otto anni fa si è trasferito a Città del Capo dove oggi lavora in uno studio internazionale di architettura. «Controllo ogni settimana le statistiche relative al contagio che, da diverso tempo a questa parte, nella Repubblica del Sudafrica sono basse. In una scala d’allarme che va da uno a cinque», spiega, «siamo fermi al livello uno, quello meno preoccupante. C’è libertà di movimento: io per esempio vado in palestra, cosa che durante il lockdown della prima ondata non era possibile. Le restrizioni sono ridotte al minino, l’unica attenzione richiesta è quella di indossare la mascherina nei locali al chiuso, dopo aver misurato la temperatura». Non c’è Green pass, in Sudafrica, quindi per andare al lavoro o fare vita sociale non sono richiesti tamponi o vaccini. «Anche se io l’ho fatto», prosegue ricordando che «dopo aver preso il Covid in forma leggera nel dicembre del 2020, l’estate scorsa ho fatto come previsto la prima dose. E il mese prossimo, passati i sei mesi, farò la seconda». A Città del Capo tra i quartieri benestanti, la copertura vaccinale è alta, «più difficile è però conoscere il livello di immunizzazione nei villaggi più poveri».
La nuova variante sembra aver preso piede nelle vicinanze di Johannesburg, «e proprio per i collegamenti tra le due città mi aspetto che a breve i contagi aumenteranno anche qui. Il vaccino è l’unica arma: anche in Sudafrica è gratuito, mentre non c’è un sistema sanitario pubblico, chi si ammala di Covid deve pagarsi le cure. E io sono d’accordo: perché devo pagare di tasca mia le spese sanitaria di chi non vuole vaccinarsi?».

 

Camilla Ferro - Francesca Lorandi