L'INCUBO PANDEMIA

I consigli degli esperti: «Dobbiamo farci l’abitudine. Comportamenti consapevoli»

Evelina Tacconelli e Massimo Guerriero
Evelina Tacconelli e Massimo Guerriero
Evelina Tacconelli e Massimo Guerriero
Evelina Tacconelli e Massimo Guerriero

L’infettivologa Evelina Tacconelli e Massimo Guerriero, biostatistico, da noi intervistati (la dottoressa è anche ospite in diretta della nostra pagina Instagram) fanno il punto sulla situazione della pandemia, dei contagi e spiegano cosa cambierà in Italia da domani.

 

Professoressa Tacconelli, sembrava che il Covid non finisse mai, invece da domani si torna ad una pseudo-normalità.

Abbiamo vissuto momenti drammatici, in ospedale siamo stati ad un soffio dal collasso. Se guardo a come eravamo 25 mesi fa, è stato fatto un lavoro straordinario e in tempi record. Oggi, grazie alla scienza e a chi è chiamato ad applicarla, siamo in una botte di ferro: il Covid non ci fa più così tanta paura, abbiamo strumenti eccezionali per contrastarlo e prevenirlo. Resta però importante, nella vita fuori, non perdere la consapevolezza che comunque c’è, è lì e, se colpisce le persone giuste, può fare tanto male.

 

Non teme che il «liberi tutti» incida sulla ripresa del contagio?

Credo sia arrivato il momento, visto che le condizioni epidemiologiche lo permettono, di finirla con il terrorismo psicologico, tornando a vivere con più serenità: prima impariamo a gestire il Covid, prima torniamo alla normalità. Non ha più senso avere l’ossessione dei bollettini quotidiani ed è sbagliato lo sconforto se i positivi aumentano.

 

Però è così, i casi a Verona sono 1.600 ogni giorno.

Positivo non significa ammalato: anche se ci sono nuovi casi ogni 24 ore, si tratta per fortuna di forme con sintomi leggeri. Non c’è l’impatto mortifero vissuto con Delta, quando la gente arrivava in condizioni disperate al Pronto soccorso e finiva in rianimazione, con i letti che non bastavano e con la necessità di “chiudere“ gli ospedali per curare i contagiati.

 

Cos’è che può succedere da domani, quindi?

Che il virus andrà su e giù ma che, trovando la maggior parte dei suoi bersagli vaccinati, non potrà fare disastri. Può essere il momento giusto, ora, per chi non l’ha fatto, di considerare la possibilità di immunizzarsi: dopo 15 mesi di somministrazioni, ci sono informazioni sufficienti per rispondere ai dubbi. Rimane l’imperativo di proteggere i fragili, con la quarta dose, con i presidi di protezione come la mascherina e con i comportamenti responsabili di chi entra con loro in contatto: se ho vent’anni e festeggio con gli amici su un atollo, posso stare senza la “chirurgica“, ma se poi vado a trovare i nonni, rischio di infettarli.

 

Quindi mascherina sì o no?

Benvenga sempre, come lavarsi le mani, anche all’aperto se uno lo ritiene più sicuro. Di certo al chiuso va tenuta ancora. Ma con la convinzione che il peggio è passato.

 

***

 

Dottor Guerriero, la matematica del Covid ha numeri in rialzo. È la quinta ondata?

In realtà i casi stanno crescendo ma l’Rt sta scendendo verso l’1 e quindi non ci troviamo, ancora, nella fase di una nuova recrudescenza del contagio. Credo che quella che emerge oggi sia solo la punta dell’iceberg e che in realtà i positivi siano più di quelli ufficiali. Secondo noi epidemiologici c’è molta più gente che si positivizza ma non lo dice, non lo comunica all’Ulss e si gestisce in autonomia: si chiude in casa, fa autosorveglianza ed evita di entrare nei meccanismi dello screening.

 

E da domani, con l’allentamento delle restrizioni, il rischio aumenterà ulteriormente.

È possibile, va messo nel conto. La cura fai-da-te è una via perseguibile proprio perché questa mutazione di Omicron provoca sintomi lievi, a volte è asintomatica, per cui mediamente non si sta male. I vaccini bastano a respingerla senza provocare malattia. La curva delle terapie intensive, a conferma, è ferma. E chi ci finisce risulta essere un no-vax o, se vaccinato, un pluripatologico.

 

E quindi?

Quindi bisogna tenere alta la guardia sui ricoveri: finché rimangono ai livelli attuali, non c’è da allarmarsi. Bisogna però evitare che il tasso di ospedalizzazione risalga: da domani, con l’avvio dell’allentamento delle restrizioni, sarà responsabilità dei singoli fare in modo di non tornare al punto di partenza. Sarebbe un fallimento.

 

E’ stato sbagliato non aver rinnovato lo stato di emergenza?

Dal punto di vista sanitario va detto che il Covid c’è, eccome se c’è, bisogna che la gente lo sappia e si comporti di conseguenza. Ritengo una follia, ad esempio, che in Francia abbiano tolto le mascherine a scuola. Ora sono di nuovo pieni di contagi... eviterei insomma di far passare il messaggio che è tutto a posto.

Cosa consiglia quindi?

Io manterrei la mascherina all’aperto in caso di assembramenti, sicuramente al chiuso, addirittura la Fp2, fino alla fine dell’anno. Perchè già adesso, con le temperature meno rigide, a Verona abbiamo lo stesso 1.600 nuovi casi al giorno, bisogna vedere come arriviamo a novembre. Starei insomma prudente.

 

Non finirà mai il Covid?

Diciamo che è un lungo viaggio con destinazione ancora sconosciuta. E che molto dipende da come ci comportiamo.

Camilla Ferro