Il caso

Esami di guida con suggeritore: condannati i titolari

Truffe patenti
Truffe patenti
Truffe patenti
Truffe patenti

Solo in quattro ieri hanno chiuso un capitolo giudiziario iniziato nel dicembre 2018, quando la sezione di pg della Procura della Repubblica eseguì l’ordinanza di custodia cautelare a carico di un funzionario della Motorizzazione, Massimo Viscardo Viscardi, e del titolare di una scuola guida di Legnago, Dante Faccenda. Per il funzionario le accuse sono falso, truffa, calunnia, abuso d’ufficio. E, in concorso con Faccenda, la corruzione. Tre anni e mezzo e davanti al gup Livia Magri quattro titolari di autoscuole che, stando all’accusa, avevano una sorta di accordo con il funzionario che sovraintendeva agli esami per l’ottenimento della patente di guida, sia la prova scritta che quella pratica.

L’operazione si chiamava «Tic tac», il reato contestato a Massimiliano Barana, Mirco Fanton, Cristian Gecchele e Diego Ghellere era l’abuso d’ufficio in concorso con il Viscardi, al termine del processo celebrato con rito abbreviato i primi due sono stati condannati a un anno, gli altri due a un anno e due mesi. La dottoressa Magri ha inoltre disposto per Barana, Gecchele e Ghellere «l’interdizione dell’attività di gestione di scuole guida per la durata corrispondente alla pena inflitta» concedendo al contempo la sospensione della pena principale e delle pene accessorie. Un’inchiesta partita con un lungo elenco di titolari e collaboratori di scuole guida indagati per abuso d’ufficio, emersero posizioni «secondarie» ma comunque per il pm Marco Zenatelli figuravano essere completamente inserite in un quadro che tratteggiava il «sistema».

Ovvero che pagando era possibile superare l’esame, scritto e orale, per ottenere la patente. Una mole di intercettazioni telefoniche e ambientali alzarono il sipario su quello che emerse essere un modus operandi collaudato. E relativamente sicuro: l’esaminatore aveva l’elenco degli esaminandi di «autoscuole amiche» e passando accanto a loro azionava il pulsante della penna, un tic per il sì e due per il no (o viceversa a seconda degli accordi). Per la pratica invece la procedura era diversa, durava al massimo tre minuti e si svolgeva spesso in un garage. Fu una giovane, nel maggio 2018, a denunciare che il collaboratore di una scuola guida le aveva chiesto 100 euro per avere la sicurezza di passare gli esami. Alcuni reati sono prescritti, una decina di persone uscirono dall’indagine (non c’entravano) e a processo, in luglio davanti al collegio presieduto da Alessia Fabiani, alla fine andranno in 18

Fabiana Marcolini