Inaugurazione il 5 ottobre

Eataly sbarca al cupolone, ma già in 1500 firmano la petizione per far sapere «la vera storia degli ex Magazzini Generali»

«Trasformazione in complesso prevalentemente commerciale e direzionale, ma non era un'area abbandonata»
La cineinstallazione artistica del 1994 con i Fehrfeld Studios
La cineinstallazione artistica del 1994 con i Fehrfeld Studios
La cineinstallazione artistica del 1994 con i Fehrfeld Studios
La cineinstallazione artistica del 1994 con i Fehrfeld Studios

Manca pochissimo all’inaugurazione di Eataly, ai Magazzini Generali. Ai primi di ottobre verrà tagliato il nastro al centro commerciale di Oscar Farinetti. Sorgerà in quello che tutti conoscono come il “cupolone”, vale a dire La Rotonda, il suggestivo edificio circolare che era la Stazione Frigorifera.

Un evento molto atteso e salutato oggi da più parti come il recupero definitivo di uno spazio post industriale unico in Europa per troppo tempo abbandonato a se stesso. Narrazione contro la quale adesso è partita una petizione on line per fare conoscere “la vera storia degli ex Magazzini Generali”.

Iniziativa che ha già raccolto 1500 firme, tra le quali moltissime illustri di registi, musicisti, attori, sceneggiatori, docenti universi. (Tra le tante quelle di Paolo Benvenuti, Silvia Calderoni, Romeo Castellucci, Marco Cavalcoli, Pippo Delbono, Felice D'agostino, Damiano D'Innocenzo Xabier Irondo, Chiara Lagani, Jukka Reverberi, Jamie Saft).

Interzona, il cupolone con l'occhio e la testimonianza storica

«Siamo la voce di una moltitudine», l’incipit del comunicato che accompagna la petizione lanciata dal Comitato La Profezia della Locomotiva. Ad alzare la voce sono i rappresentanti, vecchi e nuovi, di Interzona, la comunità non profit che per oltre 24 anni, dal 1992 al 2016, ha reso la Stazione Frigorifera uno dei centri artistici e culturali più famosi in Italia e in Europa.

Il singolare nome che hanno scelto per il comitato che ha lanciato la raccolta firme rimanda non solo all’indimenticabile cineinstallazione artistica del 1994 con i Fehrfeld Studios che proiettavano sul cupolone un immenso occhio, ma soprattutto a quello che dissero, in quell’occasione, gli artisti tedeschi e cioè che quell’edificio sarebbe diventato un supermercato.

«Ci unisce la necessità personale e l’obbligo civile di testimoniare», scrivono. «Sentiamo di dover ricordare a chi non ricorda, e di fare sapere a chi ignora, che l’unica narrazione offerta ai cittadini di questa sciagurata trasformazione in complesso prevalentemente commerciale e direzionale, cioè che si tratti della rigenerazione urbana di un’area sottratta all’abbandono e al degrado per la prima volta sede di attività culturali, non corrisponde alla realtà».

La protesta: «Era uno spazio vivo di giovani protagonisti. Ora visti come meri consumatori»

E sul piatto, a chi non ricorda e a chi ignora, mettono le centinaia di rassegne cinematografiche, le mostre, le installazioni artistiche, i 700 concerti che si sono svolti grazie a Interzona alla Stazione Frigorifera. Musica che spaziava dall’avanguardia newyorchese al post rock, dall’indie al noise, dal blues al reggae, dal trip hop all’elettronica. Ma non solo, ricordano anche le importantissime rassegne teatrali, una settantina. Nell’immensa e suggestiva cella frigorifera (e di cui il progetto di recupero di Mario Botta, come denunciano, ha fatto scempio) si sono esibite le compagnie d’avanguardia più importanti al mondo, come la Societas Raffaello Sanzio, i Motus, i Masque, Valdoca, Fanny e Alexander, il Teatrino Clandestino, Pippo Delbono.

Nel 2000 Interzona vinse pure il premio Ubu per la rassegna “Prototipo”, vale a dire il riconoscimento teatrale più prestigioso in Italia. «Era uno spazio vivo, partecipato, culturale che i giovani potevano vivere da protagonisti. E non come meri consumatori», l’affondo finale. Uno spazio che il Comune cedette alla Fondazione Cariverona con la promessa di farlo diventare un Polo Culturale anche perché sugli edifici c'erano dei vincoli monumentali. Che lentamente e inesorabilmente sono stati smantellati cambiando la destinazione d'uso degli edifici e facendoli diventare ad uso commerciale.

Marzio Perbellini