DOPO LA PANDEMIA

«Covid e vacanze? Se c’è ressa meglio avere la mascherina»

In vacanza con la mascherina: nei luoghi più affollati è meglio tenerla
In vacanza con la mascherina: nei luoghi più affollati è meglio tenerla
In vacanza con la mascherina: nei luoghi più affollati è meglio tenerla
In vacanza con la mascherina: nei luoghi più affollati è meglio tenerla

La pandemia tiene la presa, con un numero di contagi che pur tra varie oscillazioni si mantiene alto. Ma il Covid non ferma i viaggi, sia sul breve che sul lungo percorso. Ed è un bene, anche a detta degli esperti che però raccomandano sempre e comunque prudenza e cautela. Per quanto riguarda i viaggi, infatti, non ci sono restrizioni. Il virus è talmente diffuso e capillarizzato praticamente in ogni angolo del globo che evitare di muoversi, come invece era stato imposto nell’estate del 2020 e in misura minore anche nel 2021, non ha più senso. Così come non ci sono, in linea di massima, destinazioni più rischiose di altre. La differenza, semmai, la fanno le singole «situazioni» vacanziere. Godersi il sole e il mare in spiaggia, sotto il proprio ombrellone, è evidentemente meno rischioso che tirare l’alba ballando ammassati.

 

In tutte le situazioni potenzialmente ad alto rischio, dunque, gli esperti consigliano ancora di indossare una mascherina ffp2. E di valutare, a seconda delle condizioni di ciascuno, l’opportunità o meno di frequentare situazioni in cui il contagio è più probabile. Detto questo, quando si parte per destinazioni dove il sistema sanitario presenta carenze, è meglio giocare d’anticipo. A prescindere.

 

«La malattia che vediamo in questo periodo appare un po’ meno aggressiva. Il virus tende a colonizzare le alte vie respiratorie: questo è un bene per chi si ammala ma rende il contagio molto più facile. E rimane il fatto che, in determinati soggetti fragili, la forma grave della malattia esiste ed è, purtroppo, un’opzione», premette Andrea Rossanese, esperto di Medicina dei viaggiatori del Dipartimento di Malattie infettive e tropicali dell’Irccs di Negrar. «Il virus è talmente diffuso che è stato deciso, giustamente, che non valesse la pena chiudere corridoi di spostamento. In linea di massima, un viaggiatore classico, estivo, ha corridoi per lo più aperti. È bene, però, essere in regola con la vaccinazione ed aver fatto almeno la terza dose soprattutto se la destinazione è extracontinentale».

 

Quanto ad assistenza sanitaria, infatti, in Europa si è più o meno come a casa ma in altri luoghi la situazione cambia radicalmente ed è dunque necessario essere preparati. «In Africa subsahariana, ad esempio», prosegue, «c’è a disposizione circa un respiratore ogni 150mila abitanti. Partire sì ma con buon senso, consci di aver fatto il possibile per evitare complicazioni. Se la situazione lo permette, il vaccino prima di partire è sempre consigliato e fornisce la giusta scossa al sistema immunitario», consiglia dunque Rossanese che ricorda come semplici gesti come lavare le mani e sanificarle e indossare la mascherina metta al riparo e non solo dal rischio Covid.

 

«Si tratta del giusto compromesso tra il nulla che potevamo fare fino a poco tempo fa e il tutto che vorremmo avere. Rinunciare no, abbassare troppo la guardia nemmeno», riflette Rossanese. Una linea, questa, condivisa da Evelina Tacconelli, direttrice dell'unità operativa complessa di Malattie infettive dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. «La situazione è stabile. I piccoli incrementi e decrementi cui assistiamo in questi giorni sono fisiologici, ce li aspettiamo da una variante come la attuale che ha un’enorme capacità di trasmissione. E con una quotidianità pressoché normale, in cui sono venute meno praticamente tutte le limitazioni, è ovvio che i numeri siano importanti. Ma dobbiamo leggerli con serenità: il virus sta facendo la sua normale circolazione e rimane una malattia non pericolosa, salvo in persone fragili, che non hanno sviluppato risposta al vaccino o con altre patologie», conclude Tacconelli.

Ilaria Noro