L'intervista

Costa: «Quarta dose per tutti? Meglio il richiamo annuale»

Il sottosegretario Andrea Costa
Il sottosegretario Andrea Costa
Il sottosegretario Andrea Costa
Il sottosegretario Andrea Costa

Si è guadagnato plausi da più parti, negli ultimi tempi, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa (Noi con l'Italia). Prima sostenendo che le mascherine a scuola, «soprattutto durante le lezioni, si potrebbero togliere». Poi con la proposta «di eliminare il numero chiuso nelle facoltà di Medicina» per far fronte alla carenza di camici bianchi. E qui pure il governatore Zaia ha approvato, sebbene lo schieramento sia ben differente. Più volte Costa è andato controcorrente, in questi due anni durante i quali la Sanità ha avuto un ruolo da protagonista - nel bene e nel male - nella politica e nell'opinione pubblica. Oggi il sottosegretario sarà a Verona, visiterà l'ospedale Magalini di Villafranca, la Clinica Pederzoli di Peschiera del Garda e poi parteciperà in Gran Guardia al convegno sul Sistema territoriale nazionale organizzato dall' associazione «Noi Per Verona».

 

Il sistema sanitario veronese, e più in generale veneto, ha dato prova di grande resilienza e forza.

Occorre ripartire da questo modello d'eccellenza, rafforzando la medicina di prossimità, offrendo assistenza e cure eque ai pazienti, avvicinando i servizi al cittadino, ma soprattutto facendo da filtro alle strutture ospedaliere e ai pronto soccorso, oggi sotto pressione. Dobbiamo superare la concezione secondo cui l'ospedale è l'unico centro nevralgico delle cure, è necessario creare una rete che valorizzi le realtà e le professionalità del territorio. Dobbiamo concepire l'offerta di salute come un ecosistema, in cui settore pubblico, privato, terzo settore, volontariato, farmacie, medici di Medicina generale cooperino e interagiscano, contribuendo a creare un sistema sanitario forte e sempre più universalistico.

 

Come potrebbero essere "sfruttati", a questo proposito, i fondi del Pnrr?

Le risorse del Pnrr rappresentano la più grande opportunità che abbiamo per ridisegnare il Servizio sanitario nazionale e territoriale, in un percorso ampiamente condiviso con le Regioni. Gli oltre 20 miliardi stanziati permetteranno di implementare le strutture sanitarie già esistenti, crearne di nuove, valorizzare economicamente e in formazione il personale sanitario, modernizzare il parco delle attrezzature mediche, potenziare l'assistenza domiciliare integrata. Tutto questo investendo nel processo di digitalizzazione del sistema e in telemedicina. Tutti asset individuati dal Governo per garantire un efficientamento e una standardizzazione dei servizi, ma soprattutto una maggiore capillarità, riportando il paziente al centro.

 

Lei ha proposto di togliere il numero chiuso nelle facoltà di Medicina: una posizione che è all'opposto di quella già espressa dalla ministra dell'Università Maria Cristina Messa. Come se lo immagina un "nuovo percorso" per i futuri medici?

Per me e per il partito che rappresento, parlare di numero chiuso è anacronistico e superato, così come relegare il concetto di meritocrazia ad un semplice test di ingresso. Credo piuttosto che, condividendo questa riflessione con il ministero dell'Università, si possa trovare un punto di equilibrio magari fissando la verifica di precisi obiettivi di rendimento di ciascun studente dopo il primo o il secondo anno.

 

La pandemia ha messo sotto pressione il sistema sanitario: ora ci stiamo avvicinando a una situazione di normalità. Lei ha spinto molto sull'eliminazione dell'obbligo di mascherina a scuola: cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo anno scolastico?

Questo è un Governo con sensibilità diverse e la mia posizione è chiara: ho sempre ritenuto che si sarebbe potuto fare uno sforzo ulteriore già negli ultimi mesi di questo anno scolastico per togliere le mascherine a scuola durante le lezioni, quando i bambini sono seduti al loro posto in classe. L'obiettivo è quello di iniziare il prossimo anno non solo in presenza ma anche senza mascherine.

 

La quarta dose sarà per tutti?

Questo è un tema di fronte al quale la politica dovrà attendere le indicazioni della comunità scientifica per poi prendersi la responsabilità di fare delle scelte. Prioritario per il Governo sarà piuttosto farsi trovare pronto con strutture, vaccini e personale medico. Comunque non parlerei più di quarta o quinta dose, ma di richiamo annuale. Ci auguriamo che già dal prossimo autunno la scienza ci possa mettere a disposizione un vaccino aggiornato a tutte le nuove varianti, confidando che i cittadini ne comprendano l'importanza, come già fatto dalla stragrande maggioranza responsabile, fino ad oggi.

 

E per quanto riguarda il vaiolo delle scimmie di cui tanto si discute, ha senso parlare di allarme?

Non parlerei di allarme. La situazione è sotto controllo e in continuo monitoraggio. Come Ministero stiamo tenendo alto il livello di attenzione grazie alla nostra rete di sorveglianza europea e nazionale. L'Istituto Superiore di Sanità ha immediatamente costituito una task force di esperti che è già al lavoro. Attendiamo dunque le indicazioni della comunità scientifica sull'eventuale evolversi della malattia. E per ora, parlare di vaccino è ancora prematuro.

 

Infine, la peste suina, un problema che rischia di trasformarsi in emergenza sul territorio veneto, dove quello degli allevamenti è un comparto strategico. Coldiretti ha scritto una lettera anche suo Ministero per chiedere un intervento deciso, e suggerendo una radicale azione di depopolamento dei cinghiali. È una strada percorribile?

Ritengo che le emergenze da affrontare siano due: una relativa al contenimento e all'eradicazione del virus, sul quale stiamo già intervenendo, l'altra che riguarda invece l'eccessiva presenza dei cinghiali fuori dal proprio habitat naturale.Per questa duplice ragione dobbiamo prevedere un piano di abbattimenti che riduca sensibilmente il numero degli ungulati sul territorio, ricostituendo un equilibrio ambientale che oggi non c'è più. Solo così potremo davvero tutelare il settore agricolo e il comparto suinicolo e ridurre anche i rischi per la pubblica incolumità. Abbiamo dunque dato mandato alle singole Regioni di predisporre piani specifici che prevedano la misure del depopolamento. In questo percorso i cacciatori saranno preziosi alleati per raggiungere l'obiettivo. .

Francesca Lorandi