Il caso

Consigliera comunale di Verona condannata per l'emoji di un escremento

Quel post pubblicato sul proprio profilo Facebook conteneva espressioni critiche nei confronti dell’allora presidente dimissionario della Consulta per il benessere degli animali, l’avvocato Chiara Tosi, ma non era di per sé offensivo. Aspro, duro, ma fu quell’emoticon di un escremento a mettere nei guai il consigliere Laura Bocchi. Che ieri mattina è stata condannata dal giudice Claudia Dal Martello a risarcire con mille euro l’avvocato Tosi e a pagare 3mila euro per le spese legali.

Parola fine alla querelle che da un paio d’anni è stata caratterizzata da tre provvedimenti, a cominciare dal decreto che ordinava al consigliere di rimuovere l’emoticon fissando una somma di 150 euro giornaliere per ogni giorno di ritardo.

Venne rimosso il 3 febbraio 2020 ma la causa proseguì.

Ieri la decisione: «Se è vero che l’emoticon non qualifica in sé e per sé la persona dell’attrice, tuttavia è apposto quale “attributo” qualificante posizioni da lei assunte, attributo gratuitamente offensivo, che supera il limite della continenza: la critica sull’operato di Chiara Tosi si sarebbe potuta esprimere senza ricorrere ad immagini di dileggio, superflue rispetto al diritto di manifestare il proprio disappunto o disaccordo». Laura Bocchi ha espresso su Facebook la sua soddisfazione, dovrà comunque per 7 giorni pubblicare questa frase: «Il Tribunale di Verona… omissis… accerta che l’emoticon dell’escremento apposto nel post pubblicato nel proprio profilo facebook il 29.12.2019 da Laura Bocchi è lesivo della persona di Chiara Tosi e della sua reputazione».

Fabiana Marcolini