Corte rurale di pregio a Borgo Santa Croce

Ca' dell'Olmo, la fine è segnata: demolizione e nuovi alloggi. Insorge il quartiere

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Ca' dell'Olmo, corte rurale di pregio a Borgo Santa Croce
Ca' dell'Olmo, corte rurale di pregio a Borgo Santa Croce
Ca' dell'Olmo, corte rurale di pregio a Borgo Santa Croce
Ca' dell'Olmo, corte rurale di pregio a Borgo Santa Croce

Un edificio rurale storico che affonda le radici addirittura nel Medioevo, quando apparteneva a un monastero di Eremitani che si trovava fuori Porta Vescovo. Una casa colonica, nel cuore di Borgo Santa Croce, ricca di elementi di pregio, con colonne di stile corinzio in pietra di Avesa e un arcone in conci di pietra calcarea con in chiave un mascherone a testa di Bacco. Una realtà, quella di Ca’ dell’Olmo, in via Catalani, ben nota ai cittadini della zona, affezionati allo scorcio sulla Valpantena che si ammira passeggiando lungo il progno e via Adua, soprastante la corte stessa.

Ora il suo futuro è a rischio. Il 16 dicembre scorso la società di costruzioni Edil Mgm Srl, che fa capo all’impresa di costruzioni Menegolli, ha acquistato l’immobile e le aree adiacenti per presentare, subito dopo (il 31 dicembre), una richiesta di autorizzazione a demolire e realizzare nuove abitazioni. Sollecitata dagli abitanti di Santa Croce, l'associazione Italia Nostra, che agisce per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, si è rivolta alla Soprintendenza, chiedendo di intervenire con urgenza per vincolare l'edificio. Dichiara la presidente della sezione veronese di Italia Nostra, Marisa Velardita: «La corte è ben conservata, rifinita con cura, e abbiamo chiesto che venga applicato un vincolo all'intero complesso. La Soprintendenza ha accolto la segnalazione, suffragata da una precisa relazione, e confidiamo che possa andare a buon fine. La casa colonica rappresenta un unicum, non solo per l'edificio stesso, ma soprattutto per il contesto paesaggistico circostante ancora integro».

L'edificio è stato utilizzato fino a pochi mesi fa. La proprietà era passata tra il XIX e il XX secolo dalla famiglia Dalla Torre ai Pincherle, fino ai più recenti Reichenbach, mentre la casa e la conduzione del fondo agricolo erano stati affidati per più di un secolo ai fittavoli della famiglia Pimazzoni. Nel giornalino parrocchiale di Santa Croce del 1988 si legge che, ai primi del ’900, la casa colonica «divenne una “dependance” dei Frati del Barana in cui i poveri, gli sbandati, i girovaghi ricevevano un piatto caldo e un letto decente». Nel 1988 era invece abitata dalla famiglia Bertasi.

A tutela di Ca' dell'Olmo si è mobilitata persino la Francia, grazie al sollecito dell'architetto e storico Riccardo Battiferro Bertocchi. «Ho coinvolto l'associazione culturale francese “Urgences Patrimoine” da cui sono arrivate 500 firme contro la demolizione», riferisce. «Ci sembra un controsenso che, mentre si ragiona su come tenere in piedi la limitrofa Ceolara, si lasci abbattere una struttura ancora in ottimo stato». Altre corti vicine, come Ca’ Bentivoglio, sono state inglobate in anni recenti dai condomini realizzati a ridosso. Riprende Velardita: «Le case rurali risultano spesso totalmente soffocate, decontestualizzate o lasciate in totale abbandono. Chiediamo quindi che sia tutelata e conservata tutta l’area agricola circostante, resa purtroppo trasformabile dal Piano degli Interventi del 2011, che ha consentito l’integrale demolizione delle strutture murarie preesistenti. La dimora non è nell'elenco delle strutture da tutelare, e troviamo che ciò rappresenti una mancanza da parte dell'amministrazione a cui va posto rimedio».

L'assessore all'edilizia privata, Nicola Spagnol, non ha ricevuto segnalazioni. «Siamo di fronte a un permesso a costruire che deriva dal Piano degli Interventi che lo norma. La richiesta è in corso di istruttoria ed è un diritto del richiedente quello di edificare», dice. «Non ci sono vincoli e quindi motivi ostativi al rilascio del permesso. Simili progetti non sono attenzionati dalla giunta o dal Consiglio comunale, a meno che non ci sia un procedimento in deroga che imponga un riesame. Nell'area, piuttosto, pare vi siano problemi legati alle esondazioni del progno, ma vanno risolti dai tecnici».

Chiara Bazzanella