CORSA CONTRO IL TEMPO

Bimbi e vaccinazioni fino a notte: la nuova formula fa centro

Molti i genitori arrivati con i bimbi a Borgo Trento per la nuova formula notturna delle vaccinazioni FOTO MARCHIORI
Molti i genitori arrivati con i bimbi a Borgo Trento per la nuova formula notturna delle vaccinazioni FOTO MARCHIORI
Molti i genitori arrivati con i bimbi a Borgo Trento per la nuova formula notturna delle vaccinazioni FOTO MARCHIORI
Molti i genitori arrivati con i bimbi a Borgo Trento per la nuova formula notturna delle vaccinazioni FOTO MARCHIORI

Il piccolo di 10 anni tiene la mano della mamma, cerottino sul braccio, sta uscendo dall’ospedale a sera inoltrata, alza lo sguardo verso di lei e dice: «Mamma, grazie!». È il 23 dicembre. All’Ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento da una decina di giorni sono in corso le vaccinazioni pediatriche anti Covid per i bambini tra i 5 e gli 11 anni, ma per il 23 è stata allargata la fascia oraria fino a mezzanotte. «Ringrazia del vaccino. Era molto preoccupato soprattutto per i nonni con i quali trascorre tanto tempo», spiega la mamma, Elisabetta Grendene, dentista pediatrico. «È molto sensibile. Non ci rendiamo del tutto conto di cosa possano pensare i bambini che ci sentono parlare tra di noi, ascoltano la tv e devono avere molte attenzioni a scuola». Grendene se ne va. Nel frattempo arrivano un paio di famiglie imbacuccate nel freddo serale.

 

È un andirivieni ordinato di genitori e bimbi che hanno approfittato dell’iniziativa “in notturna” dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (con apertura anche alla vigilia di Natale fino alle 14). Si sono presentati in circa 300 in tutta la giornata. Minidose Pfizer con richiamo il 13 gennaio, giusto in tempo per il rientro a scuola dopo le vacanze natalizie. Lo sprint pre-vigilia ha dato una marcia in più alle vaccinazioni pediatriche con le quali, complici le vacanze, si punta a raggiungere la platea più ampia possibile tra i sessantamila bimbi vaccinabili in questa fascia d’età. Solo tra il 22 e il 24 dicembre sono state somministrate oltre 1.100 dosi tra l’Aoui e gli altri centri vaccinali allestiti dall’Ulss9 in provincia, e all’incirca a 2.300 in dieci giorni. E si andrà avanti spediti: l’Azienda ospedaliera è entrata a regime con 300 dosi al giorno, 45 medici e 30 specializzandi vaccinatori, e orario di apertura fino alle 20. L’Ulss9 ha allestito altri centri vaccinali che apriranno gradualmente e nei quali vaccineranno i pediatri di famiglia.

 

Oltre a quelli all’ospedale di Legnago e all’ex ospedale di Valeggio aperti fino alle 19, già attivati, si potranno vaccinare i bambini al distretto di via Capitel a Verona, all’ex ospedale di Tregnago, e negli ospedali di Villafranca, San Bonifacio, Bovolone e Bussolengo. Le vaccinazioni serali all’Ospedale della donna e del bambino, di giovedì, hanno fatto centro. Le hanno scelte i genitori che lavorano. Ingresso contingentato e organizzato in modo da non far restare nelle stesse stanze troppi bambini, clown e volontari ad accogliere i piccoli, due specializzandi per linea di vaccinazione a colloquio con genitori e piccoli vaccinandi. «La fascia serale», continua Grendene, «è un’ottima iniziativa perché lavorando non riuscivo a incastrare l’orario dello studio con quello delle vaccinazioni».

 

Timori? «Ce ne sono sempre, ma sono odontoiatra e mio marito è medico, ci siamo documentati. Si sa che non c’è mai una certezza completa, ma siamo favorevoli alla vaccinazione per tutelare il bambino e la società. I casi di contagio sono ormai tantissimi, i nostri figli hanno vissuto molte limitazioni e disagi tra contagi e tamponi». Alle 21.53 ha prenotato Michela Viviani, 40 anni, impiegata in banca, di Golosine. Arriva col marito e con due gemellini di 6 anni, Gabriele e Teresa. «L’orario è ottimo, noi lavoriamo e stasera invece siamo riusciti ad accompagnarli insieme, io e mio marito. È tutto ben organizzato, siamo stati accolti molto bene, i medici sono pazienti. Eravamo restii sulla vaccinazione, perché i gemelli sono piccoli e volevo aspettare. Ma i contagi hanno iniziato a salire tra i bambini e molte classi sono finite in didattica a distanza. Così ci siamo informati da specialisti e pediatri e ci siamo decisi: se si fossero ammalati non me lo sarei perdonata». Insieme a lei c’è la sorella Silvia Viviani, 46 anni, impiegata alle Ferrovie dello Stato, di Golosine, con la figlia Anna di 8 anni. «Ne ho approfittato per vaccinarla prima delle vacanze così ora è a casa da scuola». Anche per lei è stata una scelta dovuta: «A scuola continuano a esserci troppi casi e vogliamo essere sicuri».

 

Promossa anche la macchina organizzativa: «Gli appuntamenti sono stati diluiti e non c’era ressa. La fascia serale è molto comoda. Le dottoresse sono gentilissime e hanno saputo rilassare mia figlia che aveva molta paura». Venti minuti prima delle 23 arriva Tiziana Rapisarda, 38 anni, insegnante, con la figlia di 7 anni. Viene da Sant’Ambrogio di Valpolicella. «È un sollievo. Abbiamo preso la decisione serenamente vista la situazione. La scuola di mia figlia era arrivata a quattro sezioni chiuse nell’ultima settimana di scuola. Eravamo preoccupati. È un’influenza che fa paura».

Maria Vittoria Adami